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Intervista a Erri De Luca: “Anch’io ho fatto blocchi stradali”

blocchi

TORINO — «Un intellettuale deve essere coerente e mettere in pratica ciò che sostiene». Per questo «anch’io ho partecipato a forme di sabotaggio in val di Susa». Così lo scrittore Erri De Luca, in questi giorni al centro delle polemiche, spiega le sue affermazioni sugli attacchi ai cantieri della Tav.

De Luca, può un intellettuale disinteressarsi delle conseguenze delle parole che pronuncia?
«La mia risposta è no. Se poi l’intellettuale è uno scrittore, è bene che conosca il significato delle parole: è il suo mestiere.
Direi di più: l’intellettuale non dovrebbe mai smentire quel che ha detto e scritto ».

Potrebbe cambiare idea per convinzione..
«Certo. Ma io conosco un criterio abbastanza semplice per capire se qualcuno cambia idea per convinzione o per opportunismo. Se uno trae vantaggio da quel cambio di opinione, lo fa quasi sempre per opportunismo. Io cerco sempre di fare le cose che dico, di farle concretamente, intendo. Perché credo che la scrittura non sia sufficiente a esaurire il mio impegno civile».

Esiste dunque una responsabilità dell’intellettuale per quel che dice?
«Certamente, soprattutto in alcune circostanze. Nei regimi dittatoriali dove la parola è impedita, lì una piccola voce pubblica può essere decisiva. Penso alla metafora del ciabattino. Che cosa può fare un ciabattino che sa fare bene le scarpe? Può impegnarsi, al di là del suo lavoro, per far sì che tutti possano avere scarpe. Ecco, l’impegno e la responsabilità dell’intellettuale è simile: occuparsi della libertà di parola per tutti».

In Italia siamo in un regime?
«Certamente no. Da noi la libertà di parola esiste, parlano tutti, parlano tanti. Da noi non è un problema di quantità di parole, semmai di qualità».

Può fare un esempio?
«Penso ad alcuni leader politici. Persone che hanno un grande carisma perché hanno fondato un partito e sono particolarmente ascoltati. Un leader che ha questo ruolo e che istiga all’uso di armi, parla di fucili da imbracciare… Ecco quel leader, a mio avviso, ha una responsabilità innanzitutto nei confronti dei suoi seguaci che possono essere indotti da quelle parole a metterle in pratica. Ma a quelle parole nessuno reagisce, come se fossero normali, facessero parte della fisiologica dialettica politica».

Ci stiamo abituando, mitridatizzando?
«No. Perché se quelle stesse parole non le dice un leader ma un comune cittadino, ecco che scattano le sanzioni. E questo è paradossale perché dalle labbra di un politico pendono milioni di persone. Da quelle di uno come me non pende nessuno».

Parlando degli attacchi ai cantieri Tav, lei ha detto di comprendere alcuni atti di sabotaggio. Ritiene di avere una responsabilità per quel termine?
«Il termine sabotaggio fa parte di una lunghissima tradizione di lotte del movimento operaio e sindacale. Ho fatto una constatazione: in una valle che vive in stato d’assedio e militarizzata per difendere un’opera inutile e dannosa, e dove non ci sono altri modi per farsi ascoltare, si ricorre al sabotaggio. Io non uso le parole a caso. Le parole hanno un peso. Per esempio: il più importante premio letterario di questo Paese è stato vinto da un libro che si intitola: Resistere non serve a niente (di Walter Siti, vincitore dello Strega, ndr). Ecco, io non avrei mai pensato di intitolare un libro così».

Quali altre parole la convincono di più?
«Quelle del mio amico bosniaco, Izet Sarajlic, un poeta che ho conosciuto durante gli anni della guerra quando facevo l’autista dei convogli di aiuti. Lui diceva di essere responsabile della felicità perché con le sue poesie di amore si erano celebrate nozze e dunque era responsabile anche della infelicità. Perciò rimase a Sarajevo a condividere la malora del suo popolo. Da lui ho imparato che un intellettuale deve stare dove la vita è offesa».

Un senatore del Pdl, Giuseppe Esposito, ha scelto il termine boicottaggio. Ha invitato a boicottare l’acquisto dei suoi libri. Che cosa gli risponde?
«Penso che inviti a boicottare un prodotto che non conosce».

Crede che non ci siano lettori del Pdl che acquistano i suoi libri?
«Certo che ce ne sono. Ma non credo che tra questi ci sia quel parlamentare».

Esposito sostiene di non comprendere come una persona della sua sensibilità possa ignorare la sofferenza dei lavoratori del cantiere che subiscono gli attacchi. Come fa a ignorare?
«Io non ignoro, ma inviterei a contestualizzare. E il contesto è quello di una valle che lotta da vent’anni con tutte le sue forze per impedire uno stupro alla sua integrità, subendo uno stato di assedio, esercito compreso».

Lei ha detto che ritiene importante per un intellettuale mettere in pratica quel che dice. Ha fatto questo in val di Susa?
«Certo che l’ho fatto. Ho partecipato ai blocchi dell’autostrada insieme a maestri elementari, vigili urbani, madri di famiglia. Il blocco stradale è certamente un atto di ostruzionismo. Diciamo che è una forma di sabotaggio alla libera circolazione».

 

Articolo tratto da: http://www.notav.info/post/intervista-a-erri-de-luca-anchio-ho-fatto-blocchi-stradali/

Il popolo (no tav) fa paura… al potere! Un anno cruciale ci attende!

Tornati dalle vacanze estive low cost, per scelta o per obbligo, leggiamo sulla Stampa i soliti articoli in cui i No Tav sono dipinti come bestie assetate di sangue, mafiosi eversivi (?), distruttori dell’economia di una valle già in crisi.

Ogni giorno sui principali quotidiani nazionali (Stampa e Repubblica e poi in coda quasi tutti gli altri con qualche preziosa eccezione) escono articoli che sembrano scariche di mitra. Giovani, ragazze e anziani No Tav paragonati a stupratori, terroristi, sequestratori.

L’abitudine alla falsità grossolana, all’interiorizzazione di un linguaggio che si fa arma, a un giornalismo smaccatamente di parte che distorce i fatti e il loro significati è molto pericolosa.
Interiorizzando la posizione e il lessico del potere, per natura capovolto e senza memoria, si assume, nella migliore delle ipotesi, il ruolo di passivi giustizieri, nella peggiore quella di livorosi boia armati. Il ragionamento s’interrompe, prevale la nuova passione a-passionata, contraria all’azione e alla com-passione. Il potere non vuole che chi ascolti il telegiornale spacchi la faccia al primo No Tav che incontra (anzi, su scala macroscopica questo potrebbe portare a risultati molto interessanti per noi e controproducenti per loro), ma vuole male-educare all’ascolto, raffreddare ciò che vi è di caldo nelle relazioni umane, pensare per intuizione, abbassare la soglia di attenzione, male-educare a sopportare il peso della lotta e abbattare qualsiasi speranza di vittoria contro di esso che non passi attraverso di esso, disinnescandone il contenuto eversivo. Il buonsenso viene silenziato, sepolto dalle urle smaniose di chi incita il lettore a far convergere la sua fisiologica e patologica frustrazione verso la vittima sacrificale di turno nel caso del No Tav è quella della figura del: “cittadino che non si piega di fronte al potere e non delega”. Il No Tav diventa la valvola di sfogo affinché la pentola non scoppi.

A colpire è l’intensità della propaganda, la sua veemenza, segno di una strategia che non ha molte altre carte da giocare e che sa solo spingere sull’acceleratore; propaganda che è diretta espressione delle lobbies che guadagnano sui tumori della gente, sullo sfruttamento, sulla distruzione e sullo spreco delle risorse. Non ci dobbiamo abituare agli articoli di N. e soci, ma respingerli come spazzatura giornalistica priva di fondamento, frutto di un’esaltazione ignorante che trova nel lauto stipendio e nella nullità umana il suo (non) senso; gente che scrive menzogne a servizio (“igienico” no, non c’è nulla di sano e forte in tutto ciò) e all’ombra placida del potere.

Giornali e Procura cercano di fare quello che le ferite inferte dai bastoni della polizia e dai lacrimogeni che strappano la faccia non sono riusciti a fare: spaventare, isolare, dividere, demoralizzare. Compagni generosi e ragazze di 20 anni sono accusati di reati gravissimi come eversione e sequestro di persona.
Sempre più amiche e amici no tav non possono più muoversi di casa, da un Comune e, tutte, impossibilitate a giungere e vivere la valle.

Vivere, si, perché la valle si vive. Perché l’odio verso telecamere, divise, filo spinato, politicanti corrotti e boschi sradicati nasce da un amore semplice, da un “sì” alla vita che dà energia e buon umore in grado di resistere al grigio delle ruspe e delle recinzioni (e delle facce).

Gli articoli di N. e della sua testata sul Tav sono violenti, di una violenza esplicita, grossolana, volgare. Sono articoli da “Cronaca Qui” per intenderci. Lo scopo è quello di confondere, terrorizzare, invertire il ruolo tra vittime e oppressori, tra chi il potere lo subisce e ne viene schiacciato e chi continuerà a far affondare il Paese tra corruzione, conflitti di interessi, sistemi oliati di malaffare e favori, conditi con punti di sutura, menzogne e aule di tribunale.
il signor N. non usa argomenti perché il suo scopo non è convincere con il ragionamento (purtroppo per loro, i sostenitori del Tav non ne hanno), ma spaventare, solleticando i sentimenti più bassi di persone la cui esistenza sempre più precaria porta ad avere paura. L’obiettivo è orientare il consenso in modo distratto, consenso che è “adesione all’altrui volontà” sempre più silenzioso, incosciente e frustrato.

Uno dei quotidiani nazionali più ‘importanti’ svolge un ruolo di parte, direttamente coinvolta nello scontro tra chi lotta per il diritto al respirare, al non ammalarsi, al volere che i soldi delle tasse vengano usati per cose utili e chi di questo sistema di potere marcescente ne trae giovamento e utili.

Un sistema di potere che insieme alla sua espressione politica sta affondando a vista d’occhio, ma che reagisce all’inevitabilità storica in un modo vecchio come il potere: con la violenza e la repressione.

La migliore risposta a questa strategia meschina di negare la giustizia e la legittimità di una rivendicazione di vita e politica è non lasciarsi blandire dalla paura, respingere uniti queste accuse folli, continuare in modo sempre più determinato a chiedere giustizia, con il sorriso sulle labbra e le cesoie in mano. Perché, in questo caso, la resistenza e il sabotaggio sono atti di amore.

Esageriamo?
No, anzi, siamo moderati. Perché verso chi permette che sempre più persone non possano più iscriversi all’università, andare in treno, pagare i ticket all’ospedale o la retta dell’ospizio, bisognerebbe essere molto più duri e saremmo comunque dalla parte giusta della barricata, quella di chi questa terra la ama e vorrebbe salvarla da speculatori e mafiosi.

L’anno che viene sarà cruciale, l’appello e di essere ancora più generosi: partecipare alle iniziative, pubblicizzarle, andare in valle, sostenere i benefit per le spese legali e i presidi. Amare significa sostenere la lotta e i tanti di noi che ne stanno pagando il prezzo.

Essere No Tav è vita e bellezza.

Laboratorio Politico “Il Cubo”

 

Articolo tratto da: http://www.notav.info/post/il-popolo-no-tav-fa-paura-al-potere-un-anno-cruciale-ci-attende/

Spuntano 250 manifesti No Tav «La nostra terra è in pericolo»

IL CASO. Lanciata a sorpresa una «campagna di ferragosto» da parte dei comitati contrari alla futura super-ferrovia. Le affissioni a Desenzano, Lonato Calcinato, Montichiari e Castiglione «Progetto devastante per il Garda: resti alta l’attenzione dei cittadini».

 

Anche in via Rambotti a Desenzano i manifesti dei comitati No Tav

Sfondo bianco, scritte rossonere a caratteri belli grossi, poche parole: «Il Tav passa anche qui. No Tav». Impossibile non fare caso a quei 250 manifesti, tanti sono, che da ferragosto sono apparsi sui tableau delle affissioni a Desenzano, Lonato, Calcinato, Montichiari e Castiglione.  Tutti paesi interessati, più o meno direttamente, dal futuro passaggio della linea veloce Brescia-Verona, prevista dal 2016 con un costo che è per ora stimato oltre i 2 miliardi. «PASSA ANCHE DI QUI», questo il messaggio dei comitati No Tav del basso Garda, colline moreniche e alto Mantovano, che a sorpresa hanno lanciato questa «campagna d’agosto». Lo scopo è di «risvegliare l’attenzione dei cittadini su un progetto che ancora incombe sul futuro del nostro territorio», spiega Daniela Carassai, consigliere comunale a Lonato e membro del comitato.  Non che ci siano fatti nuovi: il progetto è ancora allo stadio preliminare e non è finanziato, al contrario della tratta Treviglio-Brescia ormai giunta alle porte della città, attraverso cantieri disseminati su 11 Comuni bresciani, per un costo di 2 miliardi di euro e fine lavori fissata per il 2016. Poi in teoria, toccherebbe alla Brescia-Verona, passando per Calcinato, Lonato, Desenzano e Pozzolengo. Dal 2016. Ma allora perchè quei manifesti adesso? «Dal governo in carica – spiega Carassai – non c’è alcun segnale che lasci pensare a un abbandono di questo progetto. Anzi, da parte del governo c’è un’evidente adesione all’idea di alta velocità». Ma a convincere i comitati ad agire adesso è una circostanza molto attuale. È il fatto che proprio tra Brescia e Verona sia stata annunciata la soppressione di otto treni di pendolari: «In pratica si potrà viaggiare solo sui Frecciabianca e i Frecciarossa, spendendo da Desenzano a Verona non meno di 12 euro contro i 3,80 dei convogli regionali che saranno soppressi. Il tutto per “risparmiare”, mentre ancora si prevede di spendere 2 miliardi di euro per una linea Tav Brescia-Verona – afferma il comitato – che con i suoi cantieri occuperà il basso Garda per 10 anni con un forte impatto su turismo, agricoltura, ambiente e viabilità». Sono le ben note motivazioni del «no» alla Tav sul Garda, ampiamente condivise sul territorio. Se non l’opzione-zero chiesta dai «No Tav», una revisione (o la traslazione) del tracciato è stata chiesta dai Comuni di Desenzano, Lonato, Calcinato e Sirmione, dal Consiglio provinciale di Brescia, da due mozioni in Consiglio regionale, da parlamentari di tutti gli schieramenti, da una mozione approvata a Roma in Commissione trasporti sin dal 2010: «Impatto insostenibile per il Garda» è il coro unanime, da sinistra a destra, dai leghisti agli agricoltori. EPPURE il progetto è fermo solo per mancanza di fondi: formalmente resta valido così. Se nulla cambia, dal 2016 si parte. Nonostante la diffusa contrarietà e le significative criticità del progetto.  Come uscirne? L’onorevole Luigi Lacquaniti, deputato desenzanese di Sel, commenta con distacco l’affissione dei 250 manifesti. Ma lancia a sua volta un monito: «La Tav Brescia-Verona è un nodo che prima o poi verrà al pettine: meglio affrontarlo prima. Giusto tenere desta l’attenzione dei cittadini. Ma ancor più che di comitati, c’è la necessità di un’assunzione di responsabilità da parte della politica e delle istituzioni. Il Garda non è la Val Susa – sottolinea Lacquaniti – ma è necessario che la politica prenda coraggio e che una soluzione sia trovata da parte delle istituzioni». V.R.

 

Articolo tratto da: http://www.bresciaoggi.it/stories/dalla_home/552322_spuntano_250_manifesti_no_tavla_nostra_terra__in_pericolo/

Se non con Marta quando? Se toccano una toccano tutte!

Come donne non possiamo tacere.
Non possiamo tollerare che la terra, gli uomini e le donne continuino ad essere violati. Non possiamo più sopportare che la vita e i bisogni di tutte e di tutti siano travolti dall’arroganza dei pochi che su questo possono lucrare.
Un arroganza che si crede onnipotente, che pensa di poter travolgere i corpi e le vite delle donne e degli uomini, con la violenza delle armi, prima, con quella degli insulti e della denigrazione e delle menzogne, poi.

Per Marta e i feriti della Val Susa esigiamo giustizia. Per le donne violate esigiamo rispetto. Se il carnefice è pagato dallo Stato ne esigiamo di più.
#senonconmartaquando#setoccanounatoccanotutte

 

Tav, la Francia frena “non è una priorità”.

Una bella notizia, nell’estate della crisi e della recessione.

Anzi, forse la più bella di questi ultimi mesi: per un giornale SI TAV come “La Stampa” scrive in modo diretto che la commissione mista governo-tecnici-superburocrati del Governo Francese ha presentato ieri al presidente Philippe Duron sindaco di Caen e deputato il rapporto di revisione delle grandi opere Francesi.

La conclusione?

Per la Commissione Francese la TAV non è una priorità, la linea della Torino-Lione viene classificata di serie C, è antieconomica, viene accusa la passata gestione di Sarkozy di aver fatto annunci su costi e disponibilità di risorse improbabili, ma anche una conferma ragionevole che viene da anni dai movimenti NO TAV in Italia: “i dati scientifici contro dedotti sono stati ignorati, è economicamente un’opera inutile”.

L’inetto Mario Virano, commissario straordinario del buco TAV “si arrampica sugli specchi” in primis deve difendere il suo stipendio d’oro, poi deve vendere la sua fantascientifica visione: milioni di tonnellate di merci che vanno e vengono, “ improbabili” sciatori di Londra e cercatori di funghi che andranno a soggiornare nelle montagne Francesi….

(nella foto articolo di pag. 16 de La stampa di oggi venerdì 28 Giugno 2013)

ECOPARADE 2013 : E’ STATA UNA BELLA GIORNATA DI SOLE

L’Ecoparade 2013 è stata una bella giornata di sole, musica , ballo e festa.

Quattromila giovani ( il doppio dell’anno scorso ) hanno accompagnato nella loro denuncia , in un clima di sostanziale allegria,  i comitati che da anni lottano contro le nocivita’ ambientali della nostra citta’.

Avremo modo e tempo di discutere di questo evento, ma comunque la si voglia vedere, questa ecoparade è stata un successo.

 

Sulla nostra pagina FB trovi tante foto dell’evento

https://www.facebook.com/pages/Rete-Antinocivit%C3%A0-Bresciana/119032818214966

https://www.facebook.com/PAZA71/posts/10200597004101998?notif_t=tagged_with_story

https://www.facebook.com/andrea.clash.3/posts/10200880732794608

https://www.facebook.com/susanna.bonetti/media_set?set=a.10200724579189143.1073741838.1601702788&type=1

https://www.facebook.com/omarartur.mazzucchi/media_set?set=a.10201173476079533.1073741829.1249164499&type=1

Qui trovi anche dei video

http://www.youtube.com/watch?v=Z0uiegwmoXc

http://www.youtube.com/watch?annotation_id=annotation_351431&feature=iv&src_vid=Z0uiegwmoXc&v=Qwl6y7zKp68

https://www.facebook.com/events/143454535839449/?fref=ts

http://www.youtube.com/watch?v=2y_L1UPmyHM

http://www.youtube.com/watch?v=fSaYbx3W-bk

http://www.youtube.com/watch?v=g6YrmFVDWxk

http://www.youtube.com/watch?v=CezELb9q-2I

http://www.youtube.com/watch?v=30a6D4XXtXM

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=CobFt2zAX0k&hd=1

https://www.facebook.com/photo.php?v=10151651833890660&set=o.143454535839449&type=2&theater

Leggi gli articoli dei giornali

http://www.bresciatoday.it/cronaca/brescia-ecoparade-2013.html

http://www.bresciaoggi.it/stories/dalla_home/524673_il_coro_dei_4mila_pcb_ok_ai_divieti_ora_le_bonifiche/

http://www.giornaledibrescia.it/in-citta/ecoparade-oltre-4mila-in-strada-per-l-ambiente-1.1688869?start=true

http://brescia.corriere.it/brescia/gallery/brescia/06-2013/eco-parade/1/ecoparade-_58485476-d5da-11e2-becd-8fd8278f5bec.shtml

http://www.radiondadurto.org/2013/06/15/ecoparade-2013-a-brescia-in-migliaia-contro-le-nocivita/

http://www.quibrescia.it/cms/2013/06/16/ecoparade-la-carica-dei-4000/

http://www.bresciapoint.it/index.php?option=com_zoo&task=item&item_id=8214&Itemid=265

 

tratto da: antinocivitabs.org

Intervento carro NO TAV – Ecoparade 2013

Molti di voi si staranno chiedendo perché oggi ci siamo fermati in questo piccolo quartiere di Brescia. Siamo nel quartiere Don Bosco, un quartiere composto da case, giardini e tranquillità.
Forse molti non lo sanno, come non lo sa ancora la maggior parte dei bresciani, che proprio in questo quartiere tra meno di 7 mesi inizieranno i cantieri per la TAV.
La nostra città in questi ultimi anni è stata interessata da decine di speculazioni edilizie riguardanti la viabilità.

Solo a Brescia coesistono:
-la CORDA MOLLE per la quale sono stati spesi 230 milioni di euro ed ha un utilizzo pari solamente a 4.500 veicoli al giorno, su una capacità potenziale di 80 mila veicoli
– La BRE-BE-MI: costata il triplo di quanto era stato preventivato con una devastazione di 900 ettari di suolo agricolo e un guadagno, se di guadagno possiamo parlare, in tempo di soli 5 minuti sul percorso Brescia – Milano. 
– il TRASPORTO PUBBLICO bresciano è inefficiente e mal organizzato: Brescia è una delle città con l’aria più inquinate da PM10. Nella provincia di Brescia solo il 24% degli spostamenti viene effettuato con treno o autobus. Manca inoltre un’ offerta di servizi integrati e coincidenti tra i vari trasporti. Chi di voi è venuto qui oggi da altre città si sarà reso conto di persona di questa grave carenza.
– l’ AEREOPORTO DI MONTICHIARI: ha visto transitare nel 2012 solo 22.000 passeggeri. Consideriamo come paragone che Crotone, che è considerato il peggior aeroporto del sud, ne trasporta più di 154.000. Da quando è stato costruito, già 12 anni fa, sono stati maggiori i costi dei ricavi. Senza dimenticare i danni a livello ambientale: inquinamento da polveri e inquinamento acustico.
– la METROPOLITANA: vanto delle ultime due amministrazioni comunali, Pd e Pdl per la quale sono stati spesi 935 milioni di euro per solamente 13 Km . 13 km che coprono cosi marginalmente il territorio di Brescia e provincia da essere sostanzialmente superficiali. Ricordiamo che il Comune di Brescia ha partecipato alle spese investendo 400 milioni di euro e indebitandosi per i prossimi 30 anni.

E ora, come se non bastassero corda molle, autostrade, tangenziali, BRE-BE-MI, aeroporto, metropolitana pure la TAV a Brescia. Perché noi bresciani non ci facciamo mancare nulla!

Il treno ad alta velocità solamente per il lotto Treviglio-Brescia costerà 2 miliardi e 50 milioni di euro.

Solo a Brescia per i lavori della TAV verranno espropriate più di 70 persone della loro casa, senza contare terreni, giardini e altre proprietà.
Siamo qui oggi perchè questo quartiere sarà il più colpito. A gennaio 2014, 23 abitazioni in Via Toscana verranno abbattute, verrà costruito un muro di 6-8 metri che affiancherà la linea ferroviaria e murerà decine di case, ci saranno mesi di cantiere con relative conseguenze di disagi al traffico e inquinamento per le polveri dei lavori.
A pochi metri da qui c’è un asilo e delle scuole. Il comune non ha previsto ad oggi nessun piano per salvaguardare la salute di questi bambini che respireranno polveri dannose per il loro organismo!

E sapete la cosa più curiosa? Nonostante i progetti definitivi siano del 2009 i cittadini coinvolti lo hanno saputo solamente a luglio dello scorso anno leggendo i giornali.
Famiglie, tanti anziani, bambini, animali che verranno sradicati dal loro case e dalle loro vite! Provate a chiedere a qualcuna di queste persone come stanno… ci sono anziani che sperano di morire prima di vedere la loro casa e con essa i loro ricordi abbattuti!

Ma non solo Via Toscana, anche il Villaggio Violino e Via Roncadelle, per fare solo alcuni nomi, saranno colpiti dal passaggio dell’alta velocità.

La TAV a Brescia per cosa?
Per migliorare le condizioni dei pendolari che sono tutti i giorni stipati sui pochi treni regionali rimasti perché le frecce sono troppo care? NO!

Per congiungere Brescia al famoso corridoio 5 che attraversa tutta Europa? NO!

Molte nazioni tra cui Portogallo, Ucraina e Francia si stanno tirando indietro rispetto al progetto TAV , è un progetto inutile e troppo caro in un momento di crisi economica cosi pesante.

Però la TAV viene costruita in Italia, Perchè?
Perchè la costruzione di opere pubbliche come questa favorisce la crescita dell’intreccio tra partiti politici, imprenditori e mafie e perchè anche se non dichiarato esplicitamente, la TAV a Brescia servirà da vetrina per l’Expo 2015!
E sapete il suo costo? Se in spagna costa 9 milioni di euro al Km, in Francia 10… in Italia, in base alle tratte varia da 60 a 96 milioni di euro al Km! Secondo voi la mafia in questo aumento esponenziale dei costi non centra nulla???

Altro che interesse per i pendolari e per il cittadino! Altro che continuare ad attaccare i NO TAV dicendo che sono contro il progresso!

In città esiste già la linea ferroviaria Milano-Treviglio-Brescia, non ne serve una nuova, basterebbe ottimizzare i servizi già esistenti e costruire un piano logistico dei trasporti basato sulle esigenze reali dei viaggiatori!

Esistono inoltre i progetti per il proseguimento della tratta da Brescia verso Verona. Ovviamente nessuno ne parla date le pesanti conseguenze che avrà sul territorio, conseguenze ancora più grosse per la cittadinanza che quelle attuali.

Perché la TAV non è una questione che riguarda solo la Val Susa, dobbiamo prendere esempio dalla valle e salvaguardare anche noi il nostro territorio, la TAV riguarda tutti noi e anche Brescia!

E come ha scritto un giornalista qualche tempo fa: nessuno nega che tra i NO TAV non ci siano dei violenti, ma fino a quando sono stati pacifici nessuno li ascoltava. E tra l’altro anche tra la polizia ci sono dei violenti, ma li sono più difficili da riconoscere perché nascosti dai caschi!

NOI DICIAMO NO ALLE SPECULAZIONI SULLA VIABILITA’, DICIAMO NO ALLA DISTRUZIONE DEL NOSTRO TERRITORIO, DICIAMO NO AD ALTRO INQUINAMENTO NELLA NOSTRA CITTA’, DICIAMO NO ALLA TAV!!!

Turchia / NoTav: “Una faccia, una piazza”.

Un comunicato dalla piazza, serrata contro la violenza della polizia.
Chi sta vivendo su quelle strade quei momenti ed ha contribuito alla traduzione e condivisione di queste righe, mi racconta che è stato scritto con la lotta NoTav nel cuore,
e quindi con la speranza che quel movimento lo legga e lo faccia proprio.

Se ne diranno di cose, su questi quattro giorni. Si scrivera’, si parlera’, si tracceranno grandiosi scenari politici.

Ma che cose e’ successo veramente?

La resistenza per il parco di Gezi ha infiammato la capacita’ di gente come noi di autorganizzarsi ed agire – e per accenderla e’ bastata una scintilla. Abbiamo visto il corpo della resistenza stendersi verso di noi lungo il ponte del Bosforo, abbiamo visto il suo coraggio mentre combatteva per respingere gli idranti su Istiklal; Abbiamo visto le sue braccia in tutti quelli che, piegati da un’orgia di lacrimogeni, lottavano per mettere i compagni in salvo; abbiamo visto il corpo della resistenza in ogni negoziante che ci ha offerto il cibo, in ogni dottore sceso in strada per soccorrerci, in tutti quelli che hanno aperto la casa ai feriti, nelle nonne rimaste sveglie alla finestra a sbattere pentole tutta la notte contro la repressione.
La polizia ci aveva dichiarato guerra – ma non e’ riuscita a spezzare quel corpo. Ha finito le scorte di lacrimogeni contro di noi, ci ha gassati nei tunnel della metro, e’ venuta di notte a darci fuoco nelle tende, ha usato i proiettili di gomma.

L’uso folle dei gas lacrimogeni, 1 giugno 2013, piazza Taksim, Istanbul

Ma era bastata una scintilla per accendere il corpo della resistenza, e ormai poteva solo continuare. E quel che rimane di tutte queste esperienze, di tutte le nostre storie quel che resta di tutte le nostre, sara’ la linfa per questo corpo, sara’ memoria collettiva. Ci seguira’ in altre resistenze ed altre battaglie, ripetendocelo ancora e ancora: possiamo scegliercelo noi, il nostro destino, agendo collettivamente. Possiamo sceglierci quale vita vivere – e in quale citta’ vogliamo viverla.

Gezi e’ stato un viaggio fatto di tenacia, creativita’, determinazione, e coscienza. Dal parco la resistenza ha travolto piazza Taksim, e da Piazza Taksim via verso il resto del paese, finche’ Gezi e’ diventato per tutti noi lo spazio in cui tirar fuori tutta la rabbia contro chiunque voglia imporci come vivere nella nostra citta’. Adesso che questa rabbia l’abbiamo vista, che questa solidarieta’ l’abbiamo assaggiata, niente sara’ piu’ come prima. Nessuno di noi sara’ piu’ lo stesso. Perche’ abbiamo scoperto qualcosa del nostro essere insieme che mai prima avevamo visto. E non l’abbiamo solo visto: l’abbiamo creato insieme. Ci siamo visti far partire una scintilla, accendere il corpo della resistenza e farlo camminare.

La lotta per il parco di Gezi ha fatto scattare la rivolta giovanile di almeno due generazioni cresciute sotto i governi autoritari di Recep Tayyip Erdoğan e le imposizioni dell’AKP.

The day after, stamattina

Sono i figli delle famiglie sfrattate da Tarlabaşı in nome della speculazione edilizia, sono gli operai licenziati in nome della privatizzazione, i precari schiacciati ogni giorno sotto la ruota del profitto. Le lotte a venire faranno tesoro di questa rabbia. Ma c’e’ molto di piu’. La resistenza per il parco di Gezi ha cambiato lo la stessa definizione di quel che chiamiamo spazio pubblico, perche’ la battaglia per il diritto a restare in piazza Taksim ha stracciato l’egemonia del vantaggio economico come regola morale. Ha respinto il piano di riqualificazione col quale l’AKP avrebbe voluto sconvolgere il ruolo sociale dei nostri spazi urbani, cambiare le regole di come viviamo la nostra citta’, e a quale prezzo, e con quale estetica. Recep Tayyip Erdoğan ha provato a imporci la sua idea di piazza, ma oggi quello che e’ piazza Taksim lo abbiamo deciso noi cittadini: Taksim e Gezi park sono i nostri spazi pubblici.

Questa invece è Ankara, sempre ieri

Abbiamo visto che basta una scintilla per accendere il corpo della resistenza. Adesso sappiamo che ci portiamo dietro altre scintille per altre nuove battaglie. Adesso sappiamo di cosa siamo capaci quando lottiamo collettivamente contro l’esproprio dei nostri beni perche’ abbiamo scoperto cosa si prova a resistere. Da qui non retrocediamo. Sappiamo che basta un momento perche una scintilla prenda fuoco – e di scintille ne abbiamo ancora tante.
Questo e’ soltanto l’inizio – la lotta continua!

E qui sotto la risposta NoTav!

Cari compagni,

stiamo seguendo con solidarietà la vostra lotta al Parco Gezi di Istanbul.

La Val Susa ha una lunga storia di sgomberi, attacchi, assalti vigliacchi all’alba, carcere, di bulldozer mandati a distruggere le nostre terre. Non sono riusciti a prevalere grazie alla resistenza della nostra gente.

La vostra lotta è la nostra lotta. È la lotta per il futuro, consapevoli di rappresentare un pericolo per l’ordine costituito che si accanisce per batterci con ogni mezzo necessario, che vuole cancellarci perché sa che con noi e dopo di noi saranno in dieci, cento, mille.

Ma noi e voi abbiamo anche un’altra consapevolezza: sappiamo di poter vincere questa battaglia, perché abbiamo il tempo, le ragioni, i sogni e la caparbietà dalla nostra parte. E questo non può essere sconfitto né dai lacrimogeni, né dai tribunali.

Dal movimento No Tav, la nostra solidarietà

Il rapporto epistolare continua.

Cari compagni No TAV, fratelli di lotta; la Resistenza in Val di Susa, come la Resistenza per Gezi park, e’ una resistenza contro un sistema di interessi e poteri; un sistema di valori che vorrebbe toglierci cio’ che e’ nostro – lo spazio, la valle, il parco, e la possibilita’ di viverci – in nome di un “progresso” che, nei fatti, vuol dire solo il profitto dei pochi che ci investono. Questo profitto e’ una forma di oppressione del quale la polizia, i lacrimogeni, la censura mediatica, i tribunali, le accuse di vandalismo sono soltanto l’espressione piu’ esterna.La vostra solidarieta’ ci onora. Non soltanto per il prezzo che continuate a pagare con la vostra resistenza ma soprattutto per quello che voi, come ora noi, avete imparato dalla resistenza: la riappropriazione di cio’ che ci appartiene, il coraggio di restare, l’occupazione, l’autorganizzazione, la fiducia gli uni negli altri. In questi giorni a Gezi abbiamo imparato a lottare insieme nonostante le nostre molte differenze interne: contro i lacrimogeni, si’ ma anche contro la pioggia che ci allagava le tende. Insieme si vince una piazza, insieme si montano le barricate; e insieme si distribuiscono le coperte, si organizza il cibo, si smaltisce la spazzatura, si monta una radio, ci si reinventa una nuova quotidianita’. Come avete fatto voi in questi anni di occupazione in valle.Mentre i nostri compagni ad Ankara, Antakia, Adana, Izmir vengono attaccati in queste ore ancora una volta da quei poteri forti che noi di Istanbul abbiamo lasciato al di la’ delle barricate appena una settimana fa, noi in questa piazza che ora e’ nostra stiamo imparando a restare uniti e ad avere fiducia nella lotta che ci ha fatti incontrare. Non sappiamo quanto riusciremo a restare qui, non sappiamo ancora che ne sara’ della nostra resistenza dopo questi pochi giorni. Ma abbiamo imparato a lottare insieme. E che da qui si puo’ soltanto imparare ancora di piu’. E siamo sicuri che in questo vi siamo fratelli, nonostante la nostra distanza geografica.
La vostra resistenza e’ la nostra resistenza e questo e’ soltanto l’inizio – la lotta continua!

 

Tratte da: http://baruda.net

Tav, finora spesi oltre 50 milioni di euro. Ma non si sa come

La Direzione generale trasporti della Commissione europea non vuole rendere noto come sono stati utilizzati i finanziamenti europei destinati alla realizzazione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità Lione-Torino. In questo modo violerebbe il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Numerose sollecitazioni scritte sono state inviate negli ultimi sei mesi dall’associazione Re:Common alla Direzione spesi_oltre_500_milioni_per_la_tavgenerale trasporti della Commissione europea per sapere nel dettaglio quali studi e quali lavori sono stati pagati con i soldi dell’Ue e quindi dei contribuenti europei.

La Commissione europea ha negato la disponibilità a divulgare le informazioni in suo possesso, affermando che “i documenti fanno capo a soggetti terzi… che non intendono renderli pubblici e non crediamo che ci sia un interesse diffuso in proposito”.

Successivamente, incalzata dai ricorrenti anche sulla base del mancato rispetto dei principi contenuti nella Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, alla fine del 2012 la Direzione generale trasporti della Commissione ha comunicato il valore dell’importo erogato fino ad oggi all’Italia (53.106.000 euro) senza entrare nel dettaglio.

Circa l’utilizzo del denaro la Direzione generale trasporti della Commissione ha specificato che “è una questione bilaterale tra i due Stati membri, la quale non prevede il coinvolgimento della Commissione”, di fatto lavandosene le mani e negando un ruolo di supervisione.

Adottando questa condotta la Direzione generale trasporti della Commissione avrebbe violato l’articolo 15 del Trattato che regolamenta il funzionamento dell’Ue, dal momento che la Commissione deve rispondere del suo operato ai cittadini, che devono sapere come vengono impiegati i loro soldi.

Nello specifico, le condizioni generali della Decisione di finanziamento prevedono che le richieste in merito ai pagamenti devono essere sostanziate da rapporti tecnici e rapporti finanziari, oltre che da informazioni su contratti, sub-contratti ed eventuali studi che riguardino il progetto. Non è quindi possibile che la Commissione europea non sia a conoscenza di come siano stati utilizzati i soldi dagli Stati Membri Italia e Francia.

Il rifiuto a rendere pubblica quest’informazione viola anche i principi della Convenzione di Aarhus in materia di accesso alle informazioni ambientali che privando i cittadini della conoscenza circa la destinazione dei fondi europei.

“Ricordiamo che la Torino-Lione è, così come la definisce il Movimento No TAV, una grande opera inutile e imposta, a cui si oppone la maggioranza deispesi_oltre_500_milioni_per_la_tav_2 Comuni della Valle di Susa per cui riteniamo che sia evidente l’esistenza di un interesse pubblico per avere accesso a tutte le informazioni relative alla realizzazione del progetto” ha dichiarato Paolo Prieri del Presidio Europa del Movimento No TAV.

“Invece di scoraggiare la partecipazione dei cittadini, la Commissione europea dovrebbe adottare una posizione neutrale e rispettare i pilastri dell’ordinamento europeo e il dettato della Convenzione di Aarhus, con questo atteggiamento dà manforte all’opacità dell’operazione Torino Lione” ha aggiunto Caterina Amicucci di Re:Common.

Per far valere le loro ragioni, Re:Common ed il Presidio Europa No TAV hanno fatto ricorso all’Ombudsman europeo che ha il compito di esaminare  le denunce relative ai casi di cattiva amministrazione che coinvolgono istituzioni e organismi dell’Unione europea e si augurano che il caso sia esaminato in tempi rapidi e approfonditamente.

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE –Re:Common su Altreconomia.it

TAV: INFILTRAZIONE MAFIOSA ANCHE A BRESCIA

LA MINACCIA DELLE INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA NELLA FILIERA TAV PIÙ SUBDOLA E PERICOLOSA DELLE PROTESTE VIOLENTE REVOCA DI DUE COMMESSE PER OLTRE 5 MILIONI DI EURO ANCHE IL TAR CONFERMA LA MISURA DELLE PREFETTURE

Non c’è solo l’emergenza delle proteste violente a minacciare la Tav. Più subdola e potenzialmente pericolosa è l’insidia rappresentata dalla criminalità organizzata. Ma sul super treno sembra proprio non esserci posto per le holding mafiose.

NO-TAV_NO-MAFIA

Attorno ai contestati e controversi maxi cantieri dell’Alta velocità ferroviaria sta prendendo forma uno scudo invisibile ma invalicabile per impedire le infiltrazioni criminali in un’opera da 3 miliardi di euro, un investimento troppo imponente per non stimolare l’appetito di cosche, n’drine e clan camorristici. E le maglie strette dall’opera coordinata di prevenzione promossa dalla Direzione investigativa antimafia di Milano e delle prefetture di Brescia e Bergamo, hanno fatto le prime «vittime». Una serie di indizi che fanno paventare il rischio di infiltrazioni mafiose sono costati a un’impresa edile della provincia di Parma, due subappalti, uno già assegnato e uno in corso di trattativa per l’assegnazione, legati alla realizzazione del tratto Treviglio-Brescia della Tav. Due «commesse» pesanti: una da 2,3 milioni per la realizzazione di piazzali di campi base e operativi nell’Ovest bresciano. L’altra da 2,8 per opere sul tracciato della linea ferroviaria. La risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro decisa dal Cepav2 era stata impugnata dall’impresa davanti al Tar di Brescia che ha respinto il ricorso. L’esclusione dai sub appalti era basata su due informative antimafia atipiche emesse dalle prefetture. Le informative antimafia atipiche sono una sorta di istruttoria sulle ditte impegnate in mega infrastrutture. Si controllano i certificati antimafia, le partecipazioni in altre società e persino eventuali legami di parentela, anche lontanissimi o acquisiti, con boss di mafia, ‘ndrangheta o camorra di impresari, tecnici e addetti. Se dalla verifica, solitamente affidata alla Dia e alla Guardia di finanza, emerge anche solo un lontanissimo «tanfo» di collusione con la criminalità, l’impresa finisce nella black list, e con un provvedimento interdittivo viene messa fuori gioco ed esclusa dai lavori o dalle forniture di materiale. Nel caso dell’impresa parmense, a far scattare il provvedimento sono stati una serie di indizi. In primo luogo la circostanza che l’amministratore unico napoletano, incensurato (nel frattempo rimpiazzato), «è stato – si legge sulla sentenza del Tar – indagato tra il 2000 e il 2002 dai carabinieri di Cefalù nell’ambito dell’operazione Caronte per concorso esterno in associazione mafiosa». Un altro episodio considerato significativo per l’emissione dell’informativa antimafia atipica è legato ad un incendio doloso avvenuto nel cantiere Tav a Modena: qui due mezzi di lavoro dell’impresa erano stati dati alle fiamme. Il quadro per l’azienda parmense si è aggravato ulteriormente quando è emerso che in passato aveva creato un’associazione temporanea d’imprese con un partner a sua volta sospettato di collegamenti con la criminalità organizzata «Ciascuno di questi episodi – scrive il Tar nella sua sentenza – potrebbe essere ridimensionato, se valutato isolatamente. Non è possibile però trascurare la rilevanza dell’insieme nelle informative antimafia. L’accumulo di indizi è un metodo legittimo e può fondare un giudizio negativo circa l’affidabilità morale dell’impresa».

 

Tratto da: bresciapoint.it