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C’è lavoro e lavoro – discorso del 1° maggio

C’è una frase che gli Italiani, e ancora di più i cittadini di Brescia, dovrebbero imparare. Ripetersela come un mantra.

“C’è lavoro e lavoro”.

La frase che è nata sull’onda della resistenza alle grandi opere, dalla TAV in Val Susa fino all’Expo di Milano, è una delle forme di resistenza più alte mai partorite.

Troppe volte ci hanno intrappolato dicendoci che i cittadini dovevano sacrificarsi ai posti di lavoro.

La salute, sacrificata ai posti di lavoro.

Il nostro territorio, sacrificato ai posti di lavoro.

Sembrava che il lavoro ci avrebbe salvato da tutto. Ci avrebbe reso liberi.

Mai menzogna fu più grande.

Il boom economico è morto e sepolto, ci sono rimaste soltanto le ceneri sparse sull’arido terreno di questa crisi economica.

Per troppi anni l’Italia si è svenduta al lavoro come scusa.

Per troppi anni Brescia si è immolata sull’altare del lavoro.

Dobbiamo imparare queste cinque parole. Ripetercele fino alla nausea. Troppe volte non sono state pronunciate, in risposta a “Stiamo creando posti di lavoro”.

La Caffaro ha offerto posti di lavoro ai Bresciani, ma chi sapeva avrebbe dovuto dirlo. “C’è lavoro e lavoro”. Il PCB non appesterebbe buona parte della città.

L’industria del tondino ha offerto migliaia, milioni, di posti di lavoro. Anche quegli operai avrebbero dovuto rispondere “c’è lavoro e lavoro”. L’acqua e l’aria di Brescia non ci avvelenerebbero.

Dobbiamo impararlo, prima che sia troppo tardi. “C’è lavoro e lavoro”.

C’è il lavoro che mantiene le famiglie, che ci nobilita, che ci rende liberi. E c’è il lavoro che devasta i luoghi in cui viviamo, che pregiudica il nostro futuro. Che ci uccide. Che nega la sopravvivenza dei nostri figli.

“C’è lavoro e lavoro”

Oggi, primo maggio, ricordiamo le conquiste dei lavoratori, l’impegno dei sindacati per il raggiungimento di una condizione migliore. Ma sembra che abbiamo dimenticato cosa ci ha portato qui. Perché celebriamo questo primo Maggio. Ci sono ancora forme di lavoro che uccidono la nostra città e la nostra provincia. Le grandi infrastrutture, come la Brebemi e la TAV. Le grandi industrie, che con la complicità delle istituzioni avvelenano la nostra acqua e la nostra aria. E noi siamo ciechi e sordi. Abbiamo smesso di lottare. Abbiamo smesso di celebrare degnamente la nostra Festa del Lavoro.

A Chicago, i primi giorni di Maggio del 1886, gli operai della McCormick si ritrovarono davanti ai cancelli della fabbrica per dire “C’è lavoro e lavoro”. La polizia sparò sulla folla, uccidendo operai e ferendo i manifestanti. Quattro sindacalisti e quattro anarchici furono arrestati per avere organizzato la manifestazione. Uno fu condannato a quindici anni di carcere. Gli altri sette furono impiccati. Da questo episodio nasce la Festa del Lavoro.

Da li siamo arrivati a questo primo Maggio. 128 anni dopo, non dobbiamo dimenticare che è la lotta a salvarci. A renderci migliori. “C’è lavoro e lavoro”. Albert Parsons, uno degli impiccati, appena prima di morire, mentre la corda del boia gli toglieva gli ultimi respiri, disse: “Lasciate che si senta la voce del popolo”.

Prima che la corda fatta di bugie di questa gestione del nostro Stato si attorcigli attorno ai nostri colli e a quelli dei nostri figli… Impariamo queste cinque parole. “C’è lavoro e lavoro”. “C’è lavoro e lavoro”. Diciamolo tutti insieme, da oggi fino a a che non sarà il motto della nostra nuova economia. “C’è lavoro e lavoro”. Lasciate che si senta la voce del popolo.

26 aprile a Bussoleno: diventa protagonista della resistenza!

Il sorriso di Eugenio appena arrivati a Bussoleno pronto ad attenderti, gente in strada che ti saluta e si presenta stringendoti la mano, bandiere appese che ti ricordano che ognuno di noi può diventare protagonista e sostenere la resistenza NO TAV, pane, toma e vino rosso di Chiomonte, una “Bella ciao” cantata con le lacrime agli occhi a Rosa, la madre di Dax seduta in mezzo a noi, le parole di Alberto Perino e Lele Rizzo in ricordo di chi è “terrorista” come tutti noi ed è in carcere ingiustamente. Questa è la Valle che resiste…perchè la lotta ha anche un volto umano.

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T’Avrei Voluta ancora – espropri a Brescia

Questa è la nostra storia.
Questo serve per comunicare quello che abbiamo provato e stiamo provando.
Perdiamo non una casa, ma i ricordi di una vita.
Perchè si sappia e si racconti, con la speranza che queste cose non succedano più.
Perchè noi continueremo a lottare, sempre più determinate e sempre più convinte.

Perchè NO TAV.

Alessandra e Valentina Zanini

Altri articoli su:

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TAV e sfratti: un’esperienza umana

Pequod vi propone un’intervista che tenta di approfondire l’esperienza dello sfratto, dell’“espropriazione per pubblica utilità” che nel concreto significa abbandonare forzosamente la propria casa, in virtù della realizzazione di un progetto più grande. Anche quando non si condivide tale progetto.
 Ne abbiamo parlato con Alessandra Zanini, dietista di 25 anni che ha sempre vissuto in un’abitazione di via Toscana, a Brescia, fino a quando le hanno comunicato di dover lasciare la sua casa per la realizzazione di una tratta ferroviaria ad alta velocità.
 Ciò che spesso sfugge tra le pagine dei quotidiani è la dimensione umana di tali esperienze, che tocca tutti al di là delle personali posizioni ideologiche e dei tecnicismi.
  
Alessandra, partiamo dall’inizio: la tua famiglia come ha saputo dell’esproprio? Sul Giornale di Brescia (26 luglio 2012) leggo le parole di Maurizio Zanini, tuo padre: siete stati informati solo dai giornali?
 «Tutto è iniziato nel luglio 2012, quando da un articolo del Giornale di Brescia si parlava di lavori in città che nei prossimi anni avrebbero recato disagi al traffico e alla cittadinanza; tra questi c’erano quelli previsti per il TAV a Brescia, con l’abbattimento di alcune palazzine. C’era la foto di casa nostra.
 Solo in via Toscana si tratta di 23 abitazioni; si aggiungono le 4 di Villaggio Violino e i giardini privati di via Roncadelle, per un totale di circa cento persone coinvolte direttamente.
 Abbiamo chiesto informazioni alle amministrazioni, ma nessuno sembrava saper nulla. Ad agosto arrivano le prime comunicazioni di Italferr [ditta incaricata dei lavori per la tratta bresciana del TAV, n.d.A], che chiede di formulare una proposta di indennizzo per l’esproprio della propria casa, ma cercando sul sito di Italferr apprendiamo che l’ammontare degli espropri era già stato fissato. Intanto nessun politico o ente competente ci ha dato informazioni, lasciando che si generasse il panico totale. Considera che la maggior parte dei coinvolti sono anziani che vivono in casa loro “da tutta una vita” e lì hanno cresciuto tutta la famiglia.»
Le case di via Toscana che saranno abbattute per la costruzione del TAV.
Quali sono state le risposte del comune di Brescia?
 «Dopo una pressante richiesta mediatica, il 2 ottobre 2012 riusciamo ad avere un incontro con il sindaco di Brescia (ai tempi Adriano Paroli) e Italferr, che ribadisce di non voler modificare il progetto per evitare di abbattere le case coinvolte.
 A fine anno si ha solo la certezza che le case dovranno essere lasciate entro fine 2013, ma a febbraio Italferr comunica che chiede la disponibilità delle case entro gennaio 2014. Essendo vicino alle elezioni amministrative, Paroli, sindaco PDL in carica, fa promesse di ogni tipo agli abitanti di via Toscana: parla di salvare una palazzina, di ricostruire una “piccola via Toscana” in una zona vicina… ma la realtà è diversa. La gente era spaventata, le mie vicine di casa più anziane si auguravano di morire prima di dover lasciare casa. Intanto Italferr fa un vero e proprio ricatto: o accettate i soldi dell’indennizzo o subentra l’esproprio coatto e venite sbattuti fuori senza prendere niente.
 Gli abitanti di via Toscana, uniti in un comitato per tutelarsi, riescono a ottenere un incontro con i principali candidati sindaci e proiettano il video Tav – Storie di espropri a Brescia, per far capire a tutti che la casa non è solo mattoni, soldi e nulla più. La casa è ricordi, emozioni, sentimenti. In questo penoso incontro i candidati si dimostrano completamente disinformati sulla questione TAV a Brescia, fatto seriamente vergognoso visto il costo e l’impatto ambientale che ha sulla città.
 Con l’aiuto di un tecnico il comitato obbliga Italferr a riconsiderare il valore effettivo di ogni abitazione e così l’indennizzo diventa più congruo al valore della casa, ma non permette di ricomprarsene una di uguali caratteristiche e soprattutto non considera il danno morale alle persone, costrette ad abbandonare abitudini e ritmi di vita consolidati.
 Da settembre 2013 iniziano le prime cessioni obbligatorie delle abitazioni, che tra pochi giorni saranno completamente vuote.»
Come pensavate sarebbe cambiata la vostra vita e come è realmente cambiata, nel quotidiano?
 «Abbiamo passato un anno e mezzo devastante, pieno di sofferenza, rabbia e frustrazione per non essere riuscite a far nulla per le nostre case e a far capire che il passaggio del TAV creerebbe danni a tutti: inquinamento, devastazione ambientale e disagi dovuti ai lavori. Molte persone ancora non sanno, o forse fingono di non sapere. Come i negozianti e i cittadini che fingono di non sapere che si troveranno i cantieri davanti alle attività, sotto le finestre di casa. Per ora non c’è, quindi non è un problema. La storia della Val Susa e di altre città già segnate dal TAV purtroppo alla popolazione “media” non è arrivata nel modo giusto. Credo che in questo caso i mass media abbiano creato lostereotipo del No Tav = Black Block che spaventa chi non conosce i motivi e le modalità di questa lotta.»
È da quel momento che hai deciso di partecipare attivamente nel gruppo NoTAV di Brescia oppure eri già coinvolta nelle iniziative?
«Da agosto 2012, conoscendo gli attivisti della Rete Antinocività Bresciana, decidiamo di creare un gruppo, inizialmente composto da 3-4 persone tra cui io e mia sorella Valentina, per fare informazione sul TAV nella nostra città. Il gruppo cresce e creiamo varie iniziative: spettacoli di teatro, presidi, volantinaggi, presentazioni di libri, proiezioni di video, dibatti ecc. Partecipiamo anche a livello nazionale a una lotta che negli ultimi tempi è emersa non solo come lotta contro un treno, ma contro un modello di sviluppo che non funziona.
 Essendo parte di Rete Antinocività per noi la questione ambientale di Brescia è un punto fondamentale per far emergere come i soldi pubblici vengano spesi per grandi opere i cui i profitti vanno a pochi, mentre l’ambiente e la salute dei cittadini sono all’ultimo posto nell’agenda della amministrazioni.»
 
Una delle prime iniziative organizzate da Alessandra Zanini all’intero del gruppo No TAV.
Se l’“espropriazione per pubblica utilità” è un provvedimento giuridico che sacrifica il bene privato per il bene della collettività, quali considerazioni puoi fare, considerando le specifiche problematiche di Brescia?
 «“Bene della collettività”? Sia l’attuale sindaco Del Bono che la dirigente Italferr della tratta bresciana, a questa domanda hanno saputo rispondere solo: «Un guadagno di più di 10 minuti di tempo tra Milano e Brescia». A che costo però? 2 miliardi di euro e capannoni, case, campi espropriati e distrutti… e un biglietto che sarà inaccessibile a tutti.
 Pensa che a Brescia questa bretella non doveva nemmeno passare… l’ha voluta, per il prestigio della città, l’ex sindaco PD Corsini, amico di partito della Lorenzetti, arrestata per il traffico illecito di rifiuti legato al TAV.
 In generale, Brescia è in uno stato di emergenza ambientale. L’acqua è contaminata da cromo esavalente, sostanza cancerogena, tanto che in alcune zone l’acqua del rubinetto è non potabile. Anche l’aria è molto inquinata; nelle scorse settimane oltre a PM10 è stata rilevata una concentrazione di PCB inspiegabile. E poi la contaminazione del suolo con materiale radioattivo, amianto…
 Viviamo in una città letale e le cose non cambieranno finché la gente non cambierà mentalità.»
 
Sacchi di amianto presso il cantiere TAV di via Roncadelle (BS), il settimo ritrovamento di sostanze nocive in poco più di 2 km di tratta in fase di esecuzione dei lavori.
 
Denuncia del ritrovamento di amianto sul Giornale di Brescia del 4 aprile 2014.
Nella foto, a destra, Valentina Zanini.
Tu e tua sorella state realizzando un video per raccontare la vostra esperienza e la difficoltà anzituttoumana di affrontare l’allontanamento forzoso dalla propria casa…
 «È un’idea di mia sorella, che ha scritto delle frasi su emozioni e pensieri riferiti a ogni stanza della nostra casa. Questo per comunicare quello che abbiamo provato e stiamo provando: dolore, rabbia, rancore… Perdiamo non una casa, ma i ricordi di una vita, i ricordi di nostra madre, di noi piccole… e in tutto questo ci sentiamo solo giudicate, da una parte come “ribelli” e dall’altra come “vendute”. Questo non ci demotiva, anche se portare avanti questa lotta è stato difficile. Per noi la lotta No TAV non finiva terminata una riunione; per mesi si è parlato solo di quello in casa, ogni pranzo e ogni cena. Con le difficoltà che un nucleo famigliare può avere nell’affrontare la cosa. Noi vivevamo solo con nostro padre, che essendo in pensione e avendo due figlie disoccupate, ha deciso di proteggere la sua famiglia accettando l’esproprio. Noi invece avremmo lottato con le altre famiglie.»
Con quale stato d’animo ti sei avvicinata alla “consegna delle chiavi” di lunedì 7 aprile?
 «Abbiamo cercato di non pensarci fino all’ultimo. Sarà difficilissimo, significherà arrendersi, mettere da parte i propri ideali… ma non ci fermerà. Questo è successo a noi, ma non dovrà più accadere! La gente ha il diritto di essere informata! Pensa che alcune persone di via Toscana avevano comprato casa da poco e nessuno li aveva avvisati di quello che sarebbe successo. Questo non è accettabile! Tutti devono capire che dietro a quest’opera si nascondono corruzione, devastazione dei territori, pericoli per la salute dei cittadini e le generazioni future.
 Consegnare le chiavi sarà perdere una parte di questa battaglia, perdere una parte della nostra vita
Articolo tratto da: http://pequodrivista.blogspot.it/

#11aprile: PENDOLARI SEMPRE PIU’ PENALIZZATI – presidio No Tav a Desenzano

Il Coordinamento No Tav Basso Garda – Colline Moreniche organizza per venerdì 11 aprile alle ore 16:00 un presidio, presso la stazione ferroviaria di Desenzano del Garda, in piazza Enaudi n.1.

Il governo invece di potenziare i treni per i pendolari spreca miliardi di soldi delle nostre tasse per realizzare un’infrastruttura inutile e dannosa come la TAV, e intanto le tariffe aumentano e i servizi diminuiscono. Facciamo sentire la nostra voce!

Vi aspettiamo quindi venerdì pomeriggio a Desenzano!

Per maggiori informazioni QUI potete trovare l’evento facebook.

NO TAV TERZO VALICO: UN FIUME IN PIENA AD ARQUATA, LA POLIZIA CARICA, IL CORTEO RESISTE, LE RETI VANNO GIU’

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Marcia popolare oggi ad Arquata Scrivia per dire ancora una volta No all’inutile opera dell’ alta velocità ferroviaria che devasterà il territorio alessandrino.

Il movimento che si è sviluppato in questi anni tra il Piemonte e la Liguria ha dato filo da torcere a quanti pensavano di fare il terzo valico senza opposizione, tant’è che i lavori sono già in fortissimo ritardo sulla tabella di marcia. E’ cresciuta un’opposizione popolare decisa, concreta che ha saputo tenere duro in questi anni con risultati incredibili.

Si respira la stessa aria di lotta e condivisione da quelle parti e non solo per le bandiere in comune con la Valle, c’è capacità e determinazione nel fermare l’ennesima opera inutile a discapito dei reali bisogni dei nostri territori e del nostro Paese.

I notav lo avevano detto e lo hanno fatto, arrivati al cantiere hanno tagliato le reti del cantiere per una buona parte e le forze dell’ordine presenti in un numero ben superiore alle altre volte hanno caricato e lanciato lacrimogeni provocando diversi feriti, tra cui un signore di 70 anni e per molto poco, il senatore 5 stelle Marco Scibona, che era in prima fila con le mani alzate. Lo hanno manganellato mirando al volto che è riuscito a coprirsi con le braccia, questo nonostante che tutti gridassero “è un senatore”.

http://www.notavterzovalico.info/2014/04/05/migliaia-in-marcia-ad-arquata-la-polizia-carica-ma-le-reti-cadono/

La cronaca di Infoaut con i video del corteo

http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/11318-notav-terzo-valico-in-marcia-per-riprendersi-la-propria-terra-in-aggiornamento

http://www.youtube.com/watch?v=Ysq_RA7LOUc&feature=youtu.be

https://www.facebook.com/notavterzovalico.info

La notizia sui quotidiani

http://genova.repubblica.it/cronaca/2014/04/05/news/arquata_partito_il_corteo_invaderemo_il_cantiere_del_terzo_valico-82814301/

http://www.ilsecoloxix.it/p/basso_piemonte/2014/04/05/AQewYFNC-manifestazione_incidenti_tensione.shtml

 http://www.lettera43.it/cronaca/terzo-valico-ferito-attivista-no-tav_43675126405.htm

http://lastampa.it/2014/04/05/edizioni/alessandria/oltre-mille-alla-manifestazione-no-tav-degenerata-con-scontri-e-lancio-di-lacrimogeni-WZkTeTE3HeXj12oppKAYMK/pagina.html

 http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/04/05/terzovalico-scontri-al-cantiere-ferito-alla-testa-pensionato-notav-belve/273270/

#12aprile: manifestazione nazionale a Roma!

Di seguito i pullman che vengono organizzati da Brescia:

Rifondazione Comunista, Centro Sociale 28 maggio, Sinistra Anticapitalista e @Rossa organizzano un pullman con partenza:

ore 5.00 al C.s. 28 Maggio di Rovato in via Europa 54

ore 5.30 al Piazzale Iveco di via Volturno a Brescia

Per prenotare telefonare ai seguenti numeri: 

0302411021 (ore 15.30-18.30) – 3456528718 – 3472548776

Contributo  20 euro

 

* Magazzino 47 e Radio Onda d’Urto organizzano un pullman con partenza:

ore 5.00 al C.s. Magazzino 47 in via Industriale 10 a Brescia

Per prenotare telefonare a 03045670

Contributo 20 euro

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LA PRIMAVERA DEI MOVIMENTI SOCIALI. RIPARTIAMO DA PORTA PIA. ASSEDIO ALLE RISORSE E ALL’AUSTERITY: CASA, REDDITO E DIGNITA’ PER TUTTE E TUTTI.

Le giornate del 18 e del 19 Ottobre 2013 hanno rappresentato un importante punto di partenza di un percorso che ha notevolmente rafforzato le lotte nei territori. La volontà di rilanciare, proprio a partire dalla grande ricchezza dei conflitti prodotti, un’agenda indipendente e viva, ha trovato nell’assemblea di oggi il consenso di tutti e tutte. In particolare, le differenti esperienze sociali e lotte che hanno prodotto la sollevazione autunnale vogliono misurarsi, assumendosi fino in fondo tutte le responsabilità del caso, con la costruzione di uno spazio comune di conflitto in grado di andare nuovamente allo scontro con le politiche di austerity dettate dall’Unione Europea ed alla Troika ed eseguite dai governi nazionali.

La piazza meticcia di Porta Pia ha espresso un metodo e delle pratiche dalle quali non si può e non si deve più arretrare. Partendo anche da questa considerazione, prende corpo la proposta di una manifestazione nazionale a Roma per il 12 Aprile prossimo. Un corteo che torni ad assediare i palazzi del potere, ponendo sempre con maggiore forza ed incisività il tema dell’uso delle risorse, accanto a quello, centrale, del reddito.

La gestione del denaro e del reddito (che approfondiremo come discorso politico comune e proposta di pratiche già nel convegno di Bologna del 15 Febbraio), saranno al centro delle mobilitazioni e delle lotte che , sin dalle prossime settimane, costruiranno la manifestazione del 12 Aprile e la successiva contestazione al vertice europeo sulla disoccupazione giovanile previsto nei prossimi mesi, forse nel mese di Luglio. I movimenti di lotta per la casa, student*, precar*, migrant*, lotte territoriali, resistenze operaie, sindacati conflittuali*, centri sociali dentro questo percorso multiforme e comune, intendono realizzare l’accumulo di forze necessario a rovesciare un modello di sviluppo basato sempre più sul lavoro precario, sulle privatizzazioni, sullo sfruttamento, la devastazione dei territori, il saccheggio dei beni comuni. Questo modello trova nell’ Expò di Milano una rappresentazione plastica di come attraverso il governo della crisi si voglia imporre a tutti e tutte, in maniera sempre più pesante e totalizzante, le leggi del mercato e del profitto. Dentro questo ragionamento la proposta di Job Act avanzata da Matteo Renzi e dal PD, rappresenta una dura riproposizione della precarietà e dello sfruttamento come unico orizzonte possibile. Come pure l’accordo sulla rappresentanza sindacale raggiunto tra Confindustria e CGIL , CISL e UIL, testimonia l’instaurazione di un vero e proprio regime autoritario sui posti di lavoro, con la negazione di qualsiasi spazio di agibilità e la soppressione stessa della voce dei lavoratori e delle lavoratrici. In generale, appare necessario soprattutto determinare una rottura netta con il ricatto posto in essere attorno alla questione della produttività e della presunta possibilità di generare nuovi posti di lavoro. Ricatto che spinge le nostre vite a piegarsi, in una spirale senza fine, agli interessi dell’impresa e del capitale e dal quale dobbiamo sottrarci attraverso nuovi sentieri e pratiche di riappropriazione. In questo quadro, risulta inoltre necessario andare oltre la guerra tra poveri tra lavoro dipendente e piccolo lavoro autonomo, rovesciando il discorso imposto dall’alto, per una tassazione dei grandi patrimoni e della rendita finanziaria e immobiliare.

La giornata del 1° Maggio viene assunta come centrale, con l’apertura di un conflitto generalizzato contro l’Expò, santuario della precarietà e della cementificazione e con la messa in mora del concertone di piazza san Giovanni a Roma gestita dal consociativismo sindacale, sottraendo una importante piazza ad una vergognosa mercificazione dei diritti. Una giornata che vogliamo allo stesso tempo inclusiva e conflittuale, in connessione con le molteplici piazze europee e globali.

La caratteristica meticcia dei nostri percorsi, il protagonismo diretto dei migranti e dei rifugiati, oltre e contro qualsiasi logica buonista ed assistenziale, trova una sua forte espressione nelle lotte per la chiusura dei Cie e dei Cara, per la libertà di movimento e la rottura fra qualsiasi legame fra soggiorno e lavoro, per l’uguaglianza ed i diritti contro ogni forma di razzismo e fascismo. La manifestazione del 15 Febbraio per la chiusura di Ponte Galeria, quella del 16 Febbraio contro il CARA di Mineo e le iniziative del primo Marzo diventano, così, tappe costituenti della nuova sollevazione e dei percorsi di trasformazione del nostro presente. La cancellazione della legge Bossi – Fini e della Turco Napolitano, rappresentano elementi di programma decisivi come la garanzia del reddito, il diritto alla casa, la ri -pubblicizzazione dei servizi essenziali. Viene assunto, inoltre, come passaggio comune, la giornata di lotta contro la repressione del movimento No Tav prevista per il 22 Febbraio e la costruzione di un convegno e di una manifestazione a carattere nazionale, per il 14 ed il 15 Marzo a Roma, sul tema della repressione delle lotte sociali.

Accanto alle principali tappe di mobilitazione e conflitto dei movimenti contro i “signori” della precarietà e dell’austerity, si articoleranno, su tutto il territorio nazionale, preziosi momenti di confronto e di approfondimento che mostrano la misura della grande effervescenza esistente nei territori. Fra questi ricordiamo, il prossimo 15 febbraio a Bologna sul tema dell’uso delle risorse; il 21 febbraio a Milano per discutere di utenze, tariffe, distacchi e morosità; il primo e due marzo a Napoli incontro nazionale della rete Abitare nella crisi; il 4,5 e 6 aprile di nuovo a Napoli un meeting europeo sui temi dei beni comuni e del reddito come claims di movimento contro l’austerity e le retoriche della crescita.

Attraverso questi ed altri appuntamenti, dovrà articolarsi, verso la manifestazione del 12 Aprile e le successive mobilitazioni, un processo di lavoro condiviso e comune che allo stesso tempo valorizzi e dia nuovo impulso alle lotte ad ai processi di riappropriazione.

Roma, La Sapienza_ 9 febbraio 2014

#5aprile: marcia popolare fino al cantiere di Radimero – Terzo Valico

Sabato 5 parteciperemo a questa importantissima marcia popolare fino al cantiere di Radimero per fermare il cantiere del Terzo Valico!

L’appuntamento da Brescia è per le 10:30 al parcheggio dell’ Area Spettacoli Viaggianti (Luna Park) di via Borgosatollo (San Polo) – Uscita Autostradale A4 – Brescia Centro!

Ci troviamo lì con le macchine e ci organizziamo per riempire quelle necessarie per raggiungere il Terzo Valico!

Per maggiori informazioni sull’iniziativa:http://www.notavterzovalico.info/2014/03/05/sabato-5-aprile-marcia-popolare-ad-arquata-scrivia/

qui puoi ascoltare la conferenza stampa di presentazione

http://www.radiondadurto.org/2014/04/01/no-tav-terzo-valico-sabato-5-aprile-la-marcia-popolare/

TAV E MUGELLO: ARRIVANO LE CONDANNE PENALI

Cantiere-Tav

Il ministro Lupi viaggia a destra e a manca per raccontare che la Tav si farà in Val di Susa, Renzi tace (dovrà ancora decidere con quale scusa giustificare l’ennesimo cambio di rotta a 180° rispetto alle promesse elettorali); appelli giungono da Firenze per impedire la costruzione dei tunnel sotto Firenze e Moretti (AD Trenitalia) non manca di regalarci le sue perle minacciando di andarsene dall’Italia se gli diminuiscono il lauto stipendio (nel qual caso ce ne faremo una ragione…).

Mentre il governo gioca con il Tav arrivano le sentenze dai tribunali di appello per i disastri ambientali causati nel Mugello: i vertici del consorzio Cravet (General Contractor) che fa capo ad Impregilio hanno subito pesanti condanne per i lavori della linea ferroviaria Tav Firenze-Bologna.

I reati contestati riguardano sopratutto lo smaltimento delle terre di scavo e dei rifiuti con l’obbligo di bonificare i terreni inquinati.

Il sito LINKIESTA riepiloga gli eventi(e i disastri creati) in queste righe:

Settantatré chilometri di binari tracciati sotto gli Appennini, tra Firenze e Bologna. Diciassette anni di lavori, 57 chilometri di fiumi seccati, 37 sorgenti prosciugate e 5 acquedotti fuori uso, molti Comuni per anni costretti a rifornirsi dalle autobotti, oggi con le pompe. Secondo la Procura di Firenze danni per 741 milioni di euro. Il 3 marzo 2009, dopo 100 udienze e quando l’opera non era stata ancora ultimata, il primo grado del processo penale si è concluso con la condanna di 27 persone per reati ambientali, pene comprese fra 5 anni di reclusione e 3 mesi di arresto. Tredici dei 27 condannati sono dirigenti, ingegneri e tecnici del Consorzio Cavet, il general contractor dell’opera, il cui capofila era Impregilo 

Radio Mugello  racconta:

I giudici hanno stabilito risarcimenti danni (saranno quantificati in sede civile) per lo Stato, il ministero, Regione, Comuni e Province del Mugello e hanno ordinato a Cavet di bonificare il territorio, riportando lo stato dei luoghi a come era prima dei lavori. Fra i danni da risarcire anche quelli per l’omessa bonifica di alcuni corsi d’acqua inquinati. Quella arrivata ieri è la quarta sentenza per i danni Tav: nel 2009, in primo grado, vennero condannate 27 persone, con pene da tre mesi a 5 anni, e vennero stabilite provvisionali per il risarcimento danni di oltre 150 milioni di euro.

Come sempre la magistratura è costretta ad intervenire laddove la politica non esprime intelligenza ma interessi di lobby e di criminalità organizzata. Ovviamente i danni sono comunque fatti ma la gloria del Tav continua ad essere propinata per le allodole.

tratto da

http://www.tgvallesusa.it/?p=6746#prettyPhoto

leggi anche

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2014/03/21/news/tav_in_mugello_condannati_i_vertici_del_consorzio_cavet-81572734/

PM 10 ALLE STELLE AL CANTIERE TAV

cantiere

Il portale notav.info ha pubblicato oggi i primi dati che riguardano i campionamenti ambientali al cantiere di . “Purtroppo avevamo ragione”, scrivono, “la situazione è preoccupante. I dati, di Ltf, sintetizzano i valori di , polveri sottili responsabili di un gran numero di decessi e patologie, riscontrati nel punto di rilevamento denominato 5.4 a La Maddalena, con un campionamento giornaliero da marzo a settembre 2013. I rilevamenti di 189 giorni mostrano 88 sforamenti che in previsione corrisponderebbero a 170 all’anno, 5 volte il consentito. “Crediamo” scrivono ancora da Notav.info “che questi dati non abbiano bisogno di commenti. Sono semplicemente la conferma di ciò che sosteniamo da sempre: il Tav oltre ad essere un enorme spreco di risorse pubbliche per un’opera inutile, è anche un grosso rischio per la salute di tutti”.

Il contributo e l’analisi di Mario Cavarna di Pro Natura.

 

Articolo tratto da: http://www.radiondadurto.org/