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ENI: chi è e che responsabilità ha una delle principali aziende coinvolte nella realizzazione del TAV Brescia-Verona?

Eni, attraverso la sua controllata Saipem, sarà la principale azienda coinvolta nella realizzazione del progetto AV Brescia – Verona. A rafforzare le nostre convinzioni rispetto all’inutilità dell’opera, oltre ad una sequela lunghissima di documenti ufficiali, c’è anche questo fatto. Per rendersi conto di cosa sia ENI e delle sue responsabilità vi consigliamo l’ascolto di questa breve intervista.

“Innanzitutto è necessario rendersi conto di cosa sia Eni oggi e cosa sia Eni in Italia. Un paio di anni fa è stato pubblicato un libro -secondo me molto interessante – che tutti gli attivisti che hanno a cuore l’ambiente e che vogliono anche capire la struttura delle relazioni di potere di cui Eni fa parte dovrebbero leggere; si chiama Lo Stato parallelo (di Andrea Greco e Giuseppe Oddo, Chiarelettere 2016, ndr).”

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Di seguito l’articolo intero di global project:

Il primo focus-lab del Venice Climate Camp ha messo in rilievo come agisce l’appropriazione da parte del capitale delle risorse su scala planetaria. Elena Gerebizza, ricercatrice di Re:Common che a lungo ha studiato la condotta di Eni nel delta del Niger, è stata intervistata da Radio Sherwood al termine del dibattito. La distruzione del delta del Niger risponde a esigenze quasi completamente finanziarie, specie in una fase storica in cui i movimenti ambientalisti in tutto il mondo chiedono con forza è proprio la fuoriuscita e l’abbandono dal carbon fossile.

Abbiamo chiesto ad Elena quali possono essere gli strumenti più adeguati per contrastare la governance energetica, e in particolare Eni, ponendo un argine alla crisi climatica.

 Innanzitutto è necessario rendersi conto di cosa sia  Eni oggi e cosa sia Eni in Italia. Un paio di anni fa è stato pubblicato un libro -secondo me molto interessante – che tutti gli attivisti che hanno a cuore l’ambiente e che vogliono anche capire la struttura delle relazioni di potere di cui Eni fa parte dovrebbero leggere; si chiama Lo Stato parallelo (di Andrea Greco e Giuseppe Oddo, Chiarelettere 2016, ndr).

Questo è per dire, intanto, che bisogna cercare di capire di cosa stiamo parlando. Dopodiché rendiamoci anche conto che Eni è una delle multinazionali del petrolio che anche messa a confronto con i propri peer, quindi con le altre grandi multinazionali, è tra quelle in fase di espansione. Quindi anche se ci sono i cambiamenti climatici, anche se in Italia c’è un movimento che chiede un cambio di rotta chiaro, Eni sta continuando ad esplorare nuovi pozzi, nuovi giacimenti, ed entra sempre di più in quello che è il settore dei combustibili fossili di frontiera (quindi dalle acque profonde all’artico).

In Nigeria si è trovata coinvolta in un caso di corruzione gigante, già da un anno è in corso il processo a Milano riguardante proprio questo caso che coinvolge sia Eni che Shell. L’obiettivo, per loro, per riuscire a mettere le mani sul giacimento più grande di petrolio e gas ancora da esplorare in Nigeria.

Si tratta di una società che sicuramente non vuole mollare il suo core business, ma allo stesso tempo inizia a fare delle promesse di cambiamento, quindi a parlare di ridurre l’impatto delle proprie attività ecc. Ma se si va a vedere che cosa intendono, ci rendiamo conto che stanno ancora nell’ambito delle soluzioni di mercato più false: dai progetti red+ a vari schemi di offsetting, tutti passi che ci dicono che è più che lontana dall’iniziare un cambiamento.

Per cui sicuramente in Italia chiunque abbia a cuore il tema dei cambiamenti climatici deve iniziare a fare i conti con Eni, e deve quindi iniziare a fare i conti con una società che pesa tremendamente sul futuro dell’Italia e non è una risorsa per noi che invece desideriamo un cambiamento reale del sistema economico.

26-27 gennaio arriva la carovana NO TAP a Milano: non facciamoci tap-pare la bocca!

Invitando tutti e tutte a partecipare a questa importante 2 giorni che vedrà presenti anche noi No Tav Brescia-Verona insieme al tavolo di lavoro Basta Veleni e tutte le altre realtà italiane presenti, vogliamo brevemente raccontare la storia di TAP per mostrare  come in diversi modi questa opera dannosa e imposta possa essere paragonata alle tratte di TAV italiane, compresa la Brescia-Verona, e a tutte le grandi opere inutili italiane.

Sono passati quasi dieci anni dalle prime intercettazioni su quello che oggi è tristemente noto come gasdotto transadriatico TAP, uno dei progetti facenti parte del Corridoio meridionale del gas, il quale dovrebbe portare in Europa il metano del giacimento di Shah Deniz(Azerbaijan).

TAP( Trans Adriatic Pipeline )inizia tra Grecia e Turchia e si collega a TANAP ( Trans Anatolian Pipeline): dopo 800 chilometri fra Grecia, Albania e Italia, giunge in Salento, nel comune di Melendugno, con 8 chilometri sulla terraferma e 25 chilometri di condotta sottomarina.

Il corridoio Sud del gas è un’ opera mastodontica, ad ampio impatto, un’opera IMPOSTA partita con una falsa cantierizzazione a maggio 2016 per evitare scadenze burocratiche e concretizzata solo nel novembre 2017 con la militarizzazione della zona, vano tentativo di soffocare la lotta popolare nata in opposizione.

Lottare contro TAP non significa soltanto rivendicare i propri diritti alla salute e alla tutela dell’ambiente ma lottare insieme a una popolazione ormai esausta dalle strategie delle multinazionali e dai loro progetti criminali. Come può ritenersi strategico un progetto che non possiede nemmeno una valutazione d’impatto ambientale complessiva e uno studio di fattibilità in linea con la geomorfologia del territorio?

Vogliamo parlare della società che ci lavora, con sede a Baar, paradiso del fisco, con un capitale sociale irrisorio se paragonato all’entità dell’opera? I NO TAP hanno deciso di dire NO all’ennesimo mega mostro a uso e consumo dei soliti noti.

LE MOTIVAZIONI DEI NO TAP

La costruzione di nuovi gasdotti non guarda alle necessità reali di chi vive in Italia o in altri paesi (i consumi di gas sono in continua diminuzione) ma a motivazioni economico-finanziarie.

  •  Non serve a emanciparsi dalla Russia in quanto essa stessa è parte del progetto.
  • La società costruttrice, come già detto, è ubicata in Svizzera con soci esteri quindi non porterà alcun capitale all’Italia.
  • Violenta il territorio, inquina e danneggia l’ambiente anche per il futuro.
  • Seppellisce l’economia e l’anima del salento: l’habitat marino, le riserve d’acqua, gli ulivi secolari e tutto ciò che ruota attorno alle attività della popolazione.. dall’agricoltura alla pesca, agli agriturismi, alle aziende vinicole e nessuna compensazione sarà sufficiente a sanare questi danni.
  • E’stato deciso in maniera dittatoriale, senza la consultazione dei cittadini.
  • E’stato imposto a livello europeo senza una vera e propria discussione in materia energetica e senza affrontare il vero problema della dipendenza da gas e petrolio
  • Serve ai grandi investitori che mirano a controllare una risorsa da cui prima si dipende e poi scarseggia
  • Sostiene regimi autoritari in cui i diritti civili vengono violati ogni giorno.
  • E’un’opera con un costo stimato di 45 miliardi di euro di cui non si sanno ancora esattamente le fonti di finanziamento.

LA LOTTA NO TAP NON SI ARRESTA

La società Tap Ag assicura che il gasdotto sarà interrato, che tutti gli ulivi saranno ripiantati e grazie agli altissimi standard di sicurezza non ci sarà alcun rischio di inquinamento, incidente o disastro. Nonostante le inutili rassicurazioni, la popolazione informata, ha dato una risposta contro TAP che è arrivata come un’onda da tutto il salento e la mobilitazione è, ed è stata, immensa.

A marzo 2017 centinaia di attivisti si sono opposti in sede di cantiere all’espianto di altri ulivi riuscendo a temporeggiare sui lavori, supportati dai ricorsi di regione Puglia e Comune di Melendugno che ritengono lese le proprie prerogative nel procedimento di autorizzazione (respinti poi da Consiglio di stato e Tar)

Come già successo in Val di Susa, contro l’opposizione della popolazione a  novembre 2017 hanno messo in atto una vera e propria militarizzazione dell’area, a cui sono seguiti scioperi e mobilitazioni nazionali anche supportate dal movimento NO TAV per tutto il mese di dicembre.

In quella che viene ormai chiamata “ZONA ROSSA”, l’ennesima zona di terra rubata a tutti e tutte noi per le loro sporche opere, sono sfociati cortei eterogenei e animati dallo stesso spirito di lotta per la propria terra. Dai sindaci, ai commercianti, ai bambini delle scuole, ai cittadini più anziani tutti protestano e lottano all’unisono, noncuranti delle continue e violente repressioni delle forze dell’ordine.

Siamo a gennaio 2018 e Tap continua il suo sporco gioco con trivellazioni notturne abusive noncurante della riapertura dell’inchiesta voluta dalla Procura di Lecce (grazie a un esposto di 8 sindaci del Salento) sull’iter autorizzativo di costruzione del gasdotto di Melendugno. L’ipotesi di reato è truffa.

Numerose associazioni italiane si sono riunite e hanno deciso di collaborare alla denuncia del caso Tap/snam portando a livello nazionale la mobilitazione tramite una carovana che avrà come ultima tappa finale Milano, il 26 e il 27 del mese. In un clima acceso e teso, tra azioni dimostrative e dibattiti pubblici, l’opposizione non si arresta.

E’ per questi e tanti altri motivi che invitiamo tutti e tutte a partecipare!