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No Tav Terzo Valico – Alluvione: per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti

da notavterzovalico.info Scriviamo queste righe con tanta, tantissima rabbia. Dopo Genova l’alluvione è arrivata in basso Piemonte. L’emergenza è ancora in corso ad Arquata, Serravalle, Novi, Pozzolo, Gavi. In molte cittadine della Valle Scrivia l’acqua non è potabile, vi sono decine di frane, strade e linee ferroviarie interrotte, famiglie evacuate, scuole chiuse, cantine, negozi e case invase da acqua e fango. Continua la lettura di No Tav Terzo Valico – Alluvione: per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti

Solidarietà ai fratelli del Terzo Valico: fermarci è impossibile!

La notizia è stata data ieri, riportata nella prima pagina dell’edizione piemontese de La Stampa. Il movimento stava ancora acquisendo tutti i dati necessari per comprendere nella sua complessità che cosa stesse accadendo e la portata dell’attacco che questura e procura di Alessandria stavano scagliando contro le donne e gli uomini che da oltre due anni e mezzo tengono testa a chi vorrebbe costruire il Terzo Valico. Soprattutto il movimento doveva ancora riunirsi e fare le valutazioni del caso: si chiama democrazia e partecipazione ed è il sale di un vero movimento popolare.

Oggi che il quadro è chiaro e i comitati si sono riuniti possiamo raccontare cosa è successo sul finire della scorsa settimana anche se, con ogni probabilità, alcune notifiche devono ancora essere consegnate. Mentre si apprendeva dei fogli di via dai Comuni del Basso Piemonte a carico di una decina di attivisti dei comitati liguri (ad oggi se ne contano dodici), due No Tav – Terzo Valico piemontesi venivano convocati in questura e a causa della loro “pericolosità sociale” gli veniva tolto il porto d’armi. Nei giorni seguenti decine di persone venivano contattate dalla questura di Alessandria e venivano informate di dover ritirare un avviso di garanzia. Se ne contano poco meno di 40 ad oggi a carico di donne e uomini dei comitati piemontesi a cui con ogni probabilità bisognerà aggiungere i 12 a danno degli attivisti liguri a cui sono stati recapitati i fogli di via.

L’indagine in corso da parte della Procura alessandrina è inerente alla marcia popolare del 5 aprile ad Arquata e alla giornata di lotta del 13 aprile a Pozzolo. Le accuse, variamente distribuite fra gli attivisti, sono quelle di violenza o minaccia a pubblico uffciale, resistenza aggravata, lesioni, interruzione di pubblico servizio, danneggiamento aggravato, istigazione a delinquere e travisamento. Una Procura quella alessandrina che ormai sembra occuparsi a tempo pieno dei No Tav e che, nonostante le inchieste e le denunce pubbliche, sembra disinteressarsi completamente delle ditte coinvolte nella realizzazione dei lavori.

Intanto anche un attivista di Alessandria veniva raggiunto dal foglio di via dai Comuni del Basso Piemonte, con la questura che con ogni probabilità ha approfittato del fatto che fosse residente a Torino.

Poi nella giornata di ieri l’articolo “tossico” de La Stampa basato su una velina o una fonte interna alla questura alessandrina in cui si annuncia che ci sarebbe una richiesta danni da parte del Cociv per un valore complessivo di 1,5 milioni di Euro. Richiesta danni di cui si vociferava da tempo, ma di cui nessuno ha ricevuto ad oggi comunicazione o notifica. Come nella peggiore delle tradizioni italiane, la questura fa trapelare una notizia grazie alla disponibilità di un giornalista compiacente ancor prima che “gli accusati” ne siano a conoscenza. Così, quella che è stata una grande manifestazione di popolo pacifica e determinata si trasforma in “lanci di sassi, caschi e bastoni”, si da solo notizia dei feriti da parte delle forze dell’ordine, si scrive di 100 manifestanti quando invece erano migliaia, ci si dimentica dell’unico vero ferito della giornata a cui una manganellata aprì la testa (anche lui, 68 anni, è stato denunciato per violenza, resistenza e lesioni) e ci si dimentica delle ragioni per cui migliaia di persone lottano da anni contro la costruzione della grande opera. Un articolo indecente, confezionato dalla questura per concludere una settimana di attacchi contro il movimento.

Anche i più distratti non potranno fare a meno di notare come tutto questo sia avvenuto in modo coordinato con l’unico scopo di lanciare un attacco pesante nei confronti del movimento. Un disegno ben architettato dove in brevissimo tempo alle denunce per il 22 febbraio a Pozzoloe alle misure cautelari nei confronti di Claudio si fanno seguire altre 50 denunce, 12 fogli di via, ma soprattutto una richiesta danni (ancora da confermare) da capogiro. Così da qualche giorno al movimento ligure e piemontese viene reso difficilissimo il potersi vedere e discutere liberamente insieme (dieci piemontesi non possono andare in Liguria e dodici liguri non possono andare in Piemonte), il conto complessivo delle denunce accumulate dal Gennaio del 2012 arriva a sfiorare quota 200 e sulla testa del movimento pende una richiesta danni senza precedenti. Un vero e proprio laboratorio repressivo per eliminare l’anomalia rappresentata dall’opposizione al Terzo Valico e per parlare ad altre lotte con il chiaro obiettivo di spaventare.

Un tentativo che siamo certi non andrà a buon fine, avendo il movimento l’intelligenza e gli anticorpi necessari per rispondere alla grande a questo attacco portato da procura e questura di Alessandria. Sabato è confermata con ancora maggior forza la giornata di festa e di lotta al Presidio No Tav – Terzo Valico di Radimero ad Arquata a cui seguirà poi una giornata in cui il movimento tornerà a riunirsi pubblicamente in una assemblea popolare di cui daremo conto nei prossimi giorni e che con ogni probabilità si terrà sempre ad Arquata venerdì 4 luglio. Mai come oggi il movimento è determinato a continuare la lotta contro il Terzo Valico, una lotta contro lo sperpero di denaro pubblico, in difesa dell’ambiente e della salute di tutti.

A tutti gli indagati, i colpiti dai fogli di via e dai procedimenti amministrativi va ovviamente la solidarietà, l’affetto e la complicità di tutto il movimento. Siamo tutti colpevoli di amare e difendere la nostra terra.

P.S: Per quelli che non si accontentano delle veline della questura alessandrina qui è possibile leggere l’appello di indizione della marcia popolare del 5 aprile, qui la cronaca della giornata,qui la ricostruzione su cosa accadde realmente, qui il punto di vista di uno dei tanti arquatesi che parteciparono alla marcia e qui un vero servizio giornalistico che oltre a raccontare la giornata del 5 aprile va a fondo sulle ragioni della protesta.

Articolo tratto da: http://www.notavterzovalico.info/

I No Tav Brescia partecipano alla manifestazione di Arquata (AL) per difendere tutt* insieme la nostra terra!

Quella di ieri è stata una giornata molto importante per tutto il movimento No Tav e per la comunità di Arquata, comune nella provincia di Alessandria in Piemonte, in lotta contro il Terzo Valico. A nemmeno 24 ore dalla grande manifestazione a Pontedecimo in Valpolcevera, ieri erano presenti quasi 500 persone fra arquatesi e attivisti dei diversi comitati, scesi in piazza percorrendo le strade dell’ultimo comune piemontese al confine con la Liguria, fino al Presidio No Tav Terzo Valico di Radimero.

L’evento di ieri è stato organizzato velocemente, in risposta al fatto che la scorsa settimana nella mattinata di martedì 5 novembre Cociv (consorzio nato nel 1991, subcontraente generale di TAV SpA per la progettazione e la costruzione della Linea Ferroviaria ad Alta Velocità Tortona/Novi Ligure Genova) ha preso possesso di un’area che secondo i loro piani dovrebbe diventare il cantiere dove portare la “talpa” per iniziare lo scavo del tunnel di valico, tunnel lungo quasi 40 Km per la linea Genova-Tortona. Il terreno in questione, che dovrebbe essere interessato dai lavori, è, ad oggi, per metà stato espropriato e stato acquistato da Cociv, mentre per l’altra metà la proprietaria ha deciso di non scendere a patti e di lasciare il terreno ai comitati No Tav. E’  proprio in questo terreno che il comitato No Tav Terzo Valico ha costruito un presidio permanente.

La società che si occupa dei lavori con la presa di possesso dell’area espropriata ha iniziato a recintare la zona, disboscando e spianando il terreno. È proprio questo il terreno che ieri tutti i partecipanti alla manifestazione sono andati a liberare , liberandolo dalle reti e piantando nuovi alberi per riprenderne possesso e  ricollegarlo all’altra area non ancora espropriata diventata luogo simbolo del movimento, di aggregazione, discussione e lotta.

Presenti ieri da diverse realtà No Tav: da Alessandria, Genova, Pontedecimo, Tortona, fino a Brescia.

Provenienti da Ponte Decimo incontriamo alcuni attivisti presenti dopo la manifestazione di sabato, giornata molto importante per il Terzo Valico che ha visto presenti più di un migliaio di persone, e presenti anche ieri lanciando il messaggio di ritrovare la bellezza della nostra terra ribellandosi e liberandola.

Sono gli stessi cittadini di Arquata a raccontarci che la gente del paese sostiene il gruppo che sta lavorando contro il Terzo Valico perché tutto il paese è contrario a quest’opera. Il paese infatti è molto partecipativo, sono quasi tutti solidali con i movimenti locali, senza nessun tipo di contrapposizione.

Il movimento si oppone con tutti i mezzi che ha: iniziando dall’opposizione popolare cercando di aumentare il consenso, studiando i progetti e informando i cittadini. Ed è proprio di informazione che ieri abbiamo parlato con diverse persone.

Un rappresentate del Comitato Studentesco contro il Terzo Valico ci spiega che la prima preoccupazione all’interno delle scuole è quello di fare informazione anche perché, da parte di chi vuole quest’opera, non sono mai state spiegate le motivazioni e i vantaggi, mentre da parte di chi si oppone l’informazione viene fatta quotidianamente. I movimenti studenteschi stanno quindi negli anni cercando di far prendere una posizione ai loro coetanei, consci del fatto che i lavori inizieranno ora, ma, le generazioni più colpite saranno proprio le loro in futuro.

Un Consigliere comunale di Serravalle Scrivia ci dice, invece, che bisogna protestare contro il Terzo Valico perché è un opera ormai fuori dal tempo, che risale a 20 anni fa e quindi è decontestualizzata dalla situazione economica che stiamo affrontando. È un progetto costosissimo, finanziato solo in piccola parte, con grosse incognite sulla realizzazione globale dell’opera.

Parlando poi con un giovane abitante che si occupa di comunicazione capiamo subito che il problema alla base è che non viene fatto conoscere alle persone quello che si sta facendo e che sta succedendo nei loro territori, nemmeno da chi fa e si occupa del progetto. Non si hanno informazioni da chi decide di costruire quest’opera, e anche dopo ripetute richieste, con le lentezze burocratiche del caso, si incappa in personale non preparato a rispondere ai quesiti posti. Si parla ancor ‘oggi di un progetto iniziale, che potremmo definire “ideale”, non specificando invece nella realtà d’oggigiorno il progetto “reale”. E ovviamente da parte di chi dice “sì” al TAV viene tralasciata ogni risposta riguardante la risoluzione ai problemi che i No Tav sollevano.

La gente del posto è quindi arrivata alle informazioni tramite i giornali e i comitati che si oppongono a quest’opera; e dal momento che la stessa situazione si verifica ovunque, compresa la nostra città di Brescia, capiamo che il non parlarne è quindi una tattica, che sfrutta l’indifferenza delle persone verso determinate tematiche.

Inoltre come ripetuto da tutti i presenti ieri, quest’opera prevede modificazioni sostanziali del loro territorio senza alzare il livello di vivibilità e benessere, senza dare opportunità di lavoro nella loro zona, togliendo invece molto da un punto di vista ambientale e strutturale e mettendo a serio rischio la salute di tutti.

Ed è proprio la salute uno dei punti forti su cui basano la loro lotta ad Arquata: come ci racconta un membro del Comitato No Tav di Arquata, per anni e anni, Cociv ha infatti negato la presenza di amianto nelle zone interessate da lavori, e anche ora che non negano più la presenza di questo minerale, non rivelano pubblicante in che misura sia presente; dichiarano però di essere in grado di movimentarlo. Una contraddizione assai paradossale. La presenza di amianto è stata documentata dell’Arpa, da studi fatti per conto di Enel Green Power che voleva realizzare in queste zone un parco eolico. I dati delle analisi chimiche che si hanno parlano di concentrazioni di amianto di 250 g su 1 kg di roccia, quindi ¼ di questa terra è rappresentata da amianto. Concentrazioni altissime, dove il massimo di legge è 1 grammo per kg quindi qui sono 200 volte superiori ai limiti ed è proprio questa concentrazione altissima che fa si che questo sia considerato terreno pericoloso e rifiuto speciale. Detto questo è ovvio che, una volta estratti, i detriti dovrebbero andare in discariche apposite (probabilmente in Germania) portando quindi costi ulteriori che al momento non sono contemplati. Inoltre tutto l’amianto spostato verrebbe trasportato e depositato in zona Libarna e in altre cave della provincia, in camion non adatti al trasporto di rifiuti speciali e che rilascerebbero quindi amianto lungo il tragitto.

Se consideriamo che già il costo dell’opera è di 6,2 miliardi e, in questo preventivo non è stata presa in considerazione la presenza dell’amianto, si parla alla fine dei conti quasi di tirplicare il costo stesso se devono essere messe in atto le misure di smaltimento di questa pericolosissima sostanza.  Ma di questo ovviamente Cociv non parla, nemmeno quando dice di essere in grado di movimentarlo.

Tutti gli abitanti del posto parlano con timore di questo “mostro” chiamato amianto, perché tutti conoscono bene il pericolo di questo con la storia dell’Eternit di Casale. Per chi non lo sapesse infatti benchè sin dal 1962 fosse noto in tutto il mondo che la povere di amianto, generato dall’usura dei tetti e usata come materiale di fondo per i selciati, provoca una grave forma di cancro, il mesotelioma pleurico, in diverse città tra cui Casale Monferrato in provincia di Alessandria, la Eternit continuò a produrre manufatti, tentando di mantenere i propri operai in uno stato di totale ignoranza circa i danni (soprattutto a lungo termine) che le fibre di amianto provocano, al fine di prolungare l’attività dello stabilimento e quindi accrescere i profitti.

Nella zona di Casale Monferrato e nell’intera Provincia di Alessandria si contano migliaia di morti per esposizione ad amianto, morti avvenute perlopiù in silenzio. Ma i morti continueranno ad aumentare considerando che la malattia ha un periodo di incubazione di circa 30 anni e lo stabilimento disperdeva con dei potenti aeratori la polvere in tutta la città, contaminando anche le persone non legate alle attività produttive dell’Eternit.

E non sono solo questi i danni che i No Tav locali accusano: hanno paura di problemi dovuti al traffico dovuto ai lavori e soprattutto sono consapevoli del fatto che quando inizieranno a scavare per fare i lavori, dovranno passare sotto le sorgenti, interrompendole. Questo comporterebbe che in alcune zone si riuscirebbe ad utilizzare un acquedotto alternativo, anche se di minore qualità, mentre ,ad esempio Arquata, per tre anni, o forse più, rimarrebbe senza acquedotto e gli abitanti sarebbero costretti ad utilizzare autobotti. E tutto questo per costruire un opera che porterebbe un eventuale risparmio di una decina di minuti rispetto ai mezzi attualmente disponibili, considerando tra l’altro che le linee attuali sono già due e sono sottoutilizzate.  Basterebbe quindi potenziare quelle esistenti senza costruire quest’opera esageratamente costosa, che porterà danni ambientali e alla salute non indifferenti!

Durante la giornata di ieri, dove alcuni esponenti del gruppo No Tav Brescia hanno preso parte, il morale era alto, c’è tanta determinazione e la convinzione di essere dalla parte giusta. Tutti questi fattori hanno fatto sì che arrivati alle reti arancioni venisse fatto ciò che fosse giusto fare: abbattere quelle reti e ripiantare una decina di alberi laddove erano stati tagliati. È stato un momento molto emozionante, sia per gli abitanti del luogo sia per chi veniva da lontano, un gesto semplice ma pieno di significato. Un gesto che ha fatto sentire tutti più uniti alla propria terra, lasciando trapelare il messaggio che è proprio il ribellarsi a queste imposizioni che ci potrà far sconfiggere chi vuole distruggere Arquata e gli altri territori interessati dal progetto TAV.

Per quanto riguarda Arquata bisognerà vedere cosa succederà in futuro: nel frattempo proseguirà giorno e notte la presenza degli attivisti del comitato No Tav  Terzo Valico al presidio di Radimero.

I No Tav di Arquata lanciano inoltre come prossimo appuntamento quello nella serata di venerdì 15 Novembre alle 21:00 alla SOMS di Arquata Scrivia, in Piazza Vittorio Veneto n.1, dove si terrà un’assemblea popolare per decidere insieme i prossimi passi di mobilitazione, assemblea dove è stata invitata tutta la cittadinanza, amministratori pubblici compresi, per difendere la salute, soprattutto delle prossime generazioni, dal rischio amianto, per difendere gli acquedotti e le sorgenti dalla distruzione e per sostenere tutti insieme questa grande lotta. Incontro al quale seguirà, dopo qualche ora la partenza per la grande manifestazione in Val di Susa del 16 novembre. Questo ci fa capire come a questo susseguirsi continuo di impegni si può far fronte solo ed esclusivamente grazie alla generosità di centinaia di donne e uomini che in questa lotta stanno mettendo il cuore.

E come hanno dichiarato gli attivisti locali che abbiamo incontrato, oggi il movimento è più forte. Oltre quelle reti arancioni, ieri ha trovato dignità, generosità, condivisione e una nuova conferma che questa lotta sarà dura ma bisogna assolutamente vincerla.

Per difendere la propria terra, il proprio presente e il futuro dei propri figli!

Intervista a Eugenio del Comitato No Tav Terzo Valico VN870615

Intervista a Giovanni del Comitato Studentesco No Tav Terzo Valico VN870616

Intervista a Elio Pollero Consigliere Comunale di opposizione di Serravalle Scrivia VN870617

Intervista a Tiziana del Comitato No Tav Terzo Valico VN870618

Intervista a Marta di Alessandria VN870619

Intervista a un cittadino di Arquata VN870620

Intervista a Francesco (Ingegnere) VN870621

Intervento prima dell’inizio della manifestazione VN870623

Intervento al presidio di Radimero VN870627

Intervento al presidio di Radimero VN870629

Intervista a Francesco del Comitato No Tav Terzo Valico di Pontedecimo VN870631

Intervista a Frescesco del Comitato No Tav Terzo Valico Val Lemme e Tortona VN870632

Intervista a Diego Cambiaso, laureando in Giornalismo VN870633