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Espropriandi, frontisti, associazioni e comuni: nuovo appello per far ricorso insieme contro il TAV – adesione entro 8 maggio 2018!

Da Brescia a Verona, aprile 2018

 Con deliberazione n. 42 del 10 luglio 2017, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 24 marzo 2018 il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) ha approvato il progetto definitivo della tratta Brescia Est-Verona (escluso il nodo di Verona) della linea ferroviaria AV/AC Milano Verona.

Vi informiamo che potete impugnare il provvedimento dinnanzi il Tar del Lazio, facendo valere, nel Vostro interesse, i gravi vizi giuridici di questo provvedimento.

Un atto amministrativo che se non viene impugnato entro i 60 giorni dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, diviene definitivo e non può più essere successivamente contestato davanti al Giudice Amministrativo.

Vi facciamo presente che l’atto approvato dal Cipe comporta la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, che rende possibile l’invio ai destinatari dei decreti di esproprio e anche di provvedimenti di “occupazione d’urgenza” dei terreni necessari ai lavori per la costruzione dell’opera. L’impugnazione del solo decreto di esproprio, una volta che Vi sarà notificato, potrà riguardare unicamente l’importo dell’indennizzo.

I soggetti legittimati ad impugnare la deliberazione del CIPE sono sicuramente gli espropriandi, i soggetti che abitano a ridosso della linea e che riceveranno danni dall’opera (frontisti) ed i Comuni il cui territorio è interessato dalla linea AV/AC. Si ritiene che siano legittimate anche le associazioni ambientali a carattere locale che abbiano nel proprio statuto la tutela del territorio, in tutte le sue forme.

Il Coordinamento No Tav Brescia-Verona, formato da comitati e cittadini che negli ultimi anni stanno svolgendo attività informativa e di opposizione su quest’opera altamente distruttiva per il nostro territorio, promuove un nuovo RICORSO AL TAR relativo a questa delibera Cipe.

A tal fine, ci avvaliamo del sostegno di un avvocato esperto in diritto amministrativo e la consulenza di professionisti esperti in materie tecniche. Come Coordinamento No Tav Brescia Verona riteniamo che ogni azione legale vada intrapresa per tentare di fermare un’opera che non presenta alcuna utilità per il nostro territorio e che creerà gravi danni all’economia locale, al turismo e alla vita quotidiana di tutti gli abitanti.

Per gli espropriandi è FONDAMENTALE impugnare ANCHE questi atti in quanto ci sono una serie di gravi vizi e lacune che possono essere fatti valere in sede legale.

 Tale impugnazione non Vi danneggerà, ma anzi aumenterà la Vostra forza contrattuale in sede di un eventuale futuro esproprio (come già avvenuto in casi concreti) e, soprattutto, unisce le forze per un’azione legale collettiva che aumenta le probabilità di un esito positivo.

I frontisti, non direttamente espropriati ma che verranno comunque danneggiati dall’opera con la diminuzione di valore della proprietà, potrebbero non fare valere eventuali danni derivanti dalle attività di cantiere, come i danni agli edifici, se omettono di impugnare il progetto definitivo, come già successo con la costruzione di altre tratte TAV in Italia.

 Anche i soggetti che sono destinatari del nuovo tracciato che sostituisce lo shunt di Montichiari e che prevede il passaggio dell’alta velocità all’interno della città di Brescia sono legittimati a presentare il ricorso contro tale decisione del Governo. Anzi, la mancata contestazione ora potrebbe compromettere nel futuro l’impugnazione contro il progetto preliminare ed il progetto definitivo dato che la nuova localizzazione avviene con la deliberazione n. 42/2017 del CIPE.

E’ ovviamente possibile per il singolo espropriando e frontista fare ricorso autonomamente, ma partecipare al ricorso collettivo riduce fortemente i costi legali.

L’interesse all’adesione va comunicato via mail all’indirizzo info@notavbs.org ENTRO L’ 8 MAGGIO 2018 mandandoci in allegato:

  • PER CHI NON HA MAI PARTECIPATO AI RICORSI:

1- il mandato (ALLEGATO “SCHEDA MANDATO”, diversa per associazioni o espropriati/frontisti) con la scheda dei dati necessari per conferire mandato all’avv. Fausto Scappini per impugnare la deliberazione n. 42/2017 al TAR per il Lazio e per i successivi adempimenti. DA SCARICARE IN FONDO ALL’ARTICOLO!

2- copia di tutti i documenti specifici elencati nella scheda di mandato (diversi per associazioni e privati)

  • PER CHI HA GIA’ PARTECIPATO AI RICORSI:

1- la conferma di voler partecipare anche a questo ricorso mandando una mail all’indirizzo info@notavbs.org, specificando che avete già partecipato in precedenza ai nostri ricorsi legali (non serve infatti ricompilare la scheda dei dati ne mandare in allegato i documenti specifici richiesti).

◄◄◄ IMPORTANTE ►►► Successivamente PER TUTTI (sia chi ha già partecipato ai ricorsi, sia per i nuovi ricorrenti) dovrà essere sottoscritto il mandato in un apposito incontro in presenza del nostro legale:

il giorno 12 dalle 9 alle 14 presso l’agriturismo Aremea a Desenzano del Garda presso località Armea – 25015 Desenzano del Garda BS

il giorno 18 maggio dalle 19 alle 22 presso il Santuario del Frassino a Peschiera del Garda presso Loc. Frassino 4 – 37019 Peschiera del Garda VR

I costi, consistenti nel contributo unificato e nelle spese di domiciliazione a Roma, saranno tanto più limitati, tanto maggiore sarà il numero dei partecipanti (in ogni caso, per questo ricorso, non supererà l’importo di adesione di € 100,00 a testa).

L’importo verrà versato direttamente in contanti nel momento della firma.

Per chi ha difficoltà con l’uso del computer, potete contattare via telefono, anche per ogni ulteriore informazione, i referenti di zona:

– LORETTA per Castelnuovo del Garda: 377 953 3284

– PAOLO per Peschiera del Garda: 349 619 5779

– RENATO G. per Somma Campagna: 347 269 5021

– RENATO per Verona: 338 266 3156

– LAURA per Calcinato: 338 224 3648

– RAFFAELLA per Desenzano: 333 180 5432

– ALESSANDRA per Brescia e Mazzano: 3385484351

– ANNALISA per Lonato: 3200559686

Il tempo che purtroppo abbiamo a disposizione in questo momento è poco per cui chiediamo la collaborazione di tutti e tutte voi per fare un vero e proprio passa parola di casa in casa, per cercare di coinvolgere più persone possibili, in modo da essere veramente un’unione che fa la forza. Essere in tanti è nell’interesse di tutti e tutte, sia per una questione di costi, sia per una questione di forza davanti al tribunale, sia per dimostrare nuovamente che questo territorio vuole altro per il suo futuro.

 Coordinamento No Tav Brescia-Verona

ALLEGATI:

Ricorso al TAR: rigettato! La lotta contro il TAV non si fermerà qui!

Dopo molti mesi d’attesa da quel lunedì 9 gennaio 2017 in cui eravamo presenti a Roma per discutere l’udienza al TAR, presentato dal Coordinamento No Tav Brescia-Verona insieme a comitati territoriali che si battono per la difesa dell’ambiente, alcuni parlamentari del Movimento 5 stelle e molti possibili espropriati di terreni o attività sulla tratta è arrivata dopo molti mesi d’attesa la notizia che il TAR del Lazio ha rigettato il ricorso.

Ricordiamo, in breve, che il ricorso al Tar era stato presentato contro diversi provvedimenti: a partire dal decreto con cui si dava via libera al Cipe per l’approvazione del progetto definitivo e per la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, passando per la delibera per l’ennesima reiterazione del vincolo di esproprio presente sulle proprietà interessate a partire dal 2001, fino ad arrivare al decreto che aveva espresso il parere di compatibilità ambientale (VAS).

Nonostante a gennaio avessimo chiesto il rinvio dell’udienza, considerando che Cepav 2 aveva depositato la memoria difensiva soltanto in data limite 23/12/2016 limitando quindi il diritto di difesa e la possibilità di rispondere alla stessa, dopo alcuni dubbi, la Presidente del Collegio Elena Stanizzi aveva deciso di non accettare il rinvio e quindi di avviare la discussione.

La discussione era stata molto vivace da parte nostra, mentre la controparte aveva continuato a ribadire l’idea di inammissibilità del ricorso appellandosi esclusivamente all’eterogeneità dei soggetti ricorrenti e ai presunti conflitti di interesse degli stessi, senza minimamente prendere in considerazione i numerosi punti portati ad appello.

Ai tempi ci era sembrata molto curiosa la presa di posizione di Cepav 2, ma l’avevamo giustificata come un “arrampicarsi sugli specchi” visto che sulle questioni poste non c’era molto a cui potevano appellarsi.

Avevamo anche ben sottolineato durante la discussione avuta durante l’udienza che l’eterogeneità dei soggetti ricorrenti fosse un valore aggiunto del ricorso che ben dimostrava che l’interesse comune è legato alla sopravvivenza e tutela di un territorio come elemento necessario e imprescindibile per ogni tipo di attività, pubblica o privata che sia.

Era stata portata anche alla luce la vergognosa mancata valutazione dell’opzione zero, la violazione delle norme europee sugli appalti pubblici, la mancata o parziale ottemperanza alle prescrizioni da parte di Cepav2 e il grave pregiudizio al territorio derivante dalla procedura dei lotti costruttivi.

Ad oggi, il ricorso è stato rigettato dal TAR, ma nonostante la sentenza sia molto complessa e nonostante lo sforzo di rispondere ai motivi del ricorso, essa a nostro parere non è né condivisibile né tanto meno convincente.

Ci sono innanzitutto alcuni vizi di forma che non rendono lineare, e quindi tanto meno convincente, il discorso fatto: leggendo la sentenza infatti si nota che per respingere il ricorso il TAR ha utilizzato talvolta motivazioni che sono usate anche per sostenere principi opposti, mentre in altre parti vengono respinti i motivi del ricorso pretendendo di rendere immodificabile la situazione approvata oltre 14 anni fa riguardo al progetto.

Vengono inoltre rigettati alcuni fondamentali motivi quali ad esempio quello sull’opzione zero non prevista nella Valutazione di Impatto Ambientale, ritenendo che il vizio avrebbe dovuto essere proposto nel 2003, dimenticandosi che a causa delle modifiche sostanziali apportate al progetto dell’Alta velocità è stato impugnato un parere VIA diverso da quello del 2003.

Davanti a “errori” del genere come possiamo pensare che questa risposta sia veramente ponderata su basi solide e concrete che vadano a tutelare noi e la nostra terra?

Ma andando avanti troviamo che è stata dichiarata inammissibile anche la richiesta di sottoporre alla Corte di Giustizia la questione dell’affidamento diretto dell’opera ai Contraenti Generali in quanto i ricorrenti non avrebbero la legittimazione attiva a contestare tale affidamento, creando in questo modo una gravissima limitazione al diritto di difesa dei cittadini direttamente interessati dall’esproprio e limitando di fatto la possibilità di contestare tale affidamento solo ai pochissimi soggetti in grado di partecipare ad una ipotetica gara di appalto di 4 miliardi di euro.

In questa risposta è palese che venga altresì dimenticato che le modalità di affidamento incidono direttamente e non solo astrattamente anche sui soggetti lesi dall’esproprio.

Il TAR, inoltre, sulla base dell’elevato grado di discrezionalità tecnica in possesso dell’Amministrazione pubblica ha omesso di valutare i gravi vizi della valutazione ambientale ed ha affermato che gli aspetti di dettaglio delle varie prescrizioni potranno essere sviluppati anche al livello di progettazione successivo costituito dal progetto esecutivo, dimenticando però che la disciplina legislativa impone determinate verifiche già con il progetto definitivo.

E invece il TAR legittima la costruzione di questa grande opera risolvendo i problemi “strada facendo”. Davanti a questo punto vorremmo anche ribadire che se le amministrazioni comunali di tutta la tratta, avessero aderito, con una spesa di ben 50 euro, al ricorso che abbiamo fatto, questo avrebbe sicuramente avuto un impatto, e forse anche una risposta diversa, davanti al TAR, ma purtroppo abbiamo visto che i nostri amministratori vanno a Roma solo per racimolare qualche mera compensazione in cambio della distruzione del nostro territorio e del suo futuro.

Vergognoso, a nostro parere, è come siano state liquidate le censure di carattere ambientale come la salvaguardia del Sito di Importanza Comunitaria del Laghetto del Frassino, la bonifica della Galleria di Lonato o l’eliminazione dei possibili effetti negativi della vicinanza dei cantieri alle aree destinate a parco, sostenendo che esse saranno oggetto di specifici approfondimenti e di apposite misure di mitigazione, dimenticando però che si tratta di approfondimenti che dovevano essere contenuti già nel progetto definitivo in quanto il progetto esecutivo non sarà sottoposto alla stringente procedura amministrativa del progetto definitivo.

Anche nei confronti delle censure riguardanti gli espropri e la distruzione dei vigneti il TAR ha rinviato ad un momento successivo l’elaborazione di criteri condivisi con le associazioni di agricoltori dimenticando che il progetto preliminare imponeva tale adempimento con il progetto definitivo e non in un momento successivo. Ma è ben chiaro che chi costruisce quest’opera non ha alcun interesse a tutelare o guadagnare meno per salvare parti del territorio o gli interessi dei singoli, quindi questa risposta è a maggior ragione inaccettabile.

Infine, il TAR ha respinto la censura sul mancato espletamento in via preventiva della Valutazione Ambientale Strategica sul progetto dell’opera pubblica ritenendo che essa non era necessaria ma dimenticando che la VAS avrebbe dovuto essere fatta quantomeno con l’approvazione del progetto definitivo.

Sottolineando in ultimo, in totale assonanza alla controparte contro cui stiamo combattendo questa lotta, il TAR avvalora l’assenza di validità ai motivi del ricorso vista l’eterogeneità di interessi dei diversi ricorrenti. Non servono a nostro parere molti commenti a riguardo.

La sentenza del TAR Lazio a nostro parere non è condivisibile e verrà quindi appellata al Consiglio di Stato. Chiederemo inoltre l’intervento della Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo.

Ma come avevamo già detto quel famoso 9 gennaio, al di là del risultato, sapremo con sempre più determinazione portare avanti le ragioni della nostra lotta, anche avvalorati dall’ennesima dimostrazione che gli interessi dietro questo progetto riescono a superare anche la legge stessa.

Ma non per questo ci arrenderemo, anzi, questa è l’ennesima mossa che ci da sempre più modi per far sapere a tutt* che siamo dalla parte giusta, e che non state difendendo né le persone ne l’ambiente, ma solo interessi economici, politici e mafiosi.