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Il tragico filo rosso tra terremoto del 26 ottobre, crollo del cavalcavia e grandi opere

di  Mattia Fonzi – NewsTown –Qual è il tragico filo rosso che unisce i territori di Genova, della Brianza, di Salerno, fino a Pisa e ai comuni terremotati della Valnerina e dei Monti Sibillini? La decadenza, in termini sia letterali che simbolici, delle infrastrutture e dei territori in Italia. E poi i milioni di euro, fiumi di soldi pubblici, impiegati male – per utilizzare un eufemismo – dalle classi dirigenti del Paese. Da decenni.Mercoledì scorso si è verificato il quarto forte terremoto in Italia negli ultimi sette anni e mezzo. Un sisma che non ha fatto decine di vittime solo perché la natura è stata “clemente” (si fa per dire), preavvisando una scossa forte con una meno violenta, avvenuta due ore prima.

Già dall’ora di cena, come già successo a fine agosto in occasione del sisma dell’Appennino Piceno-Laziale, ore ed ore di diretta e analisi hanno affollato le trasmissioni televisive, nelle quali quali è stata evidenziata la necessità di fare prevenzione, di mettere in sicurezza i territori a rischio sismico elevato.

Utopia? Parole vuote? Non secondo la stessa Protezione Civile, che stimerebbe in circa 90 miliardi di euro la cifra necessaria per mettere in sicurezza edifici pubblici e privati, almeno nelle zone 1 (alto rischio sismico) in tutto il Paese: dalle faglie attive sulle Alpi, alla fascia appenninica, fino allo stretto di Messina.

Una cifra che, ad una prima lettura, sembrerebbe mostruosa. Impossibile da impiegare soprattutto ai tempi bui dell’austerità imposta dall’Europa. Ma siamo sicuri che, compiendo scelte politiche (dei governi centrali europeo e italiano) strategiche diverse, non si riescano a trovare 90 miliardi da spendere nei prossimi due decenni per la messa in sicurezza reale del territorio dalle frane, dai terremoti e dalle alluvioni?

strade copiaIn fondo, lo sta facendo da anni persino la Turchia, che dopo il terribile sisma di Izmet nel 1999 ha avviato un grande piano pluriennale di demolizione, ricostruzione e ristrutturazione degli edifici non sicuri. Ovviamente, partendo da quelli ad uso pubblico, che in Italia il terremoto del 24 agosto ha (incredibilmente) danneggiato più di quelli ad uso privato.

In fondo, tornando al tragico filo rosso iniziale, sono state arrestate, proprio a qualche ora dal terremoto del 26 ottobre, più di venti persone accusate di aver pilotato (e gonfiato) più di 300 milioni di commesse relative al cantiere per il Treno ad alta velocità (Tav) nel tratto Milano-Genova, ad un lotto dell’eterna incompiuta Salerno-Reggio Calabria e della grande (?) “navetta su rotaia” di Pisa.

In fondo, la Corte dei Conti francese ha stimato quattro anni fa in circa 27 miliardi di euro il costo del tav Torino-Lione. Senza considerare peraltro che le spese aumentano costantemente, a causa dei problemi tecnici nella realizzazione e delle relative consulenze e appalti assegnati per risolverli. D’altronde, l’impiego dei soldi del Tav per la messa in sicurezza del territorio fu una proposta reale affermata già qualche anno fa, congiuntamente, da comitati aquilani e valsusini [leggi l’articolo de Il Fatto Quotidiano].

leccoL’Italia è un Paese che si indigna se Roma ritira la candidatura alle Olimpiadi, ma che considera come un caso di cronaca isolato il crollo di un cavalcavia su una strada provinciale in Brianza. E’ un Paese che mostra a ripetizione lo squarcio provocato dal sisma nell’asfalto di una strada provinciale nel maceratese, ma ignora quotidianamente che cedono pezzi di strada (e non solo) ogni giorno, a causa della scarsa manutenzione, in tante vie dimenticate della provincia italiana.

E allora, quante grandi opere (in meno) servirebbero a risparmiare vite? Quanti ponti in provincia devono ancora crollare affinché si chiuda in un cassetto il progetto del ponte sullo Stretto? Quanti arresti devono ancora dimostrare che l’arricchimento delle organizzazioni criminali (di tipo mafioso, para-politico o lobbystico) avvenga esclusivamente a scapito delle comunità?

C’È CHI PROVA A DIFENDERE IL PROPRIO TERRITORIO… E CHI SI ACCONTENTA DI COMPENSAZIONI IPOTETICHE E TUTTE DA VERIFICARE: SINDACI VOGLIAMO RISPOSTE CHIARE!

Il vice sindaco di Desenzano Rodolfo Bertoni ha rilasciato importanti dichiarazioni sul progetto TAV Brescia-Verona che sembrano rompere il fronte di chi ha già alzato la bandiera bianca alla resa.
Nel corso di un incontro a Lonato sulla tutela e valorizzazione del territorio gardesano, Bertoni ha dichiarato che: «La tratta Brescia-Verona per come è pensata non ha senso perché costerà più di 4 miliardi di euro e non sarà nemmeno una linea ad alta velocità: il treno, in quel tratto e con quelle fermate, a 300 chilometri orari non ci arriva.
L’unica via è quella di potenziare la ferrovia storica, questa la posizione del Comune di Desenzano» che leggiamo dal Giornale di Brescia del 25 ottobre 2016.
Ma ci sono due precedenti sulla possibilità di una revisione del progetto: «Il ministero – ricorda il vicesindaco di Desenzano – ha già tagliato 7 miliardi di investimenti sulla Venezia-Trieste e 2 miliardi e mezzo sulla tratta italiana della Torino-Lione».

Questo giudizio durissimo, che finalmente esprime chiaramente una posizione netta che accogliamo con piacere, fa capire che non tutti i comuni si sono arresi a un progetto inutile, costoso e devastante per l’ambiente e per il bilancio dello Stato.

Alla luce di queste dichiarazioni, chiediamo che i sindaci di tutta la tratta da Brescia a Verona prendano pubblicamente, e in modo chiaro e netto, una posizione riguardo quest’opera, domandandosi se non sia arrivato il momento anche per loro di prendere voce anziché condurre trattative a perdere per le compensazioni con Ministero e RFI.

Riqualificare la linea storica è un obiettivo che merita di essere sostenuto e portato avanti. Le recenti inchieste sul mondo delle imprese che ruotano intorno ai lavori TAV dimostrano cosa dobbiamo aspettarci se il progetto prosegue. La ‘ndrangheta è pronta, e le nuove decine di arresti di ieri per la costruzione della tratta ad alta velocità Milano-Genova, il famoso Terzo Valico, ne sono l’ennesima dimostrazione.

Ci aspettiamo quindi prese di posizione precise e nette anche da parte dei primi cittadini di Brescia, Rezzato, Rovato, Cazzago, Travagliato, Berlingo, Lograto, Torbole Casaglia, Azzano, Castelmella, Capriano, Flero, San Zeno, Poncarale, Montirone, Ghedi, Castenedolo, Montichiari, Calcinato, Lonato, Mazzano,  Pozzolengo, Peschiera, Castelnuovo, Sona, Sommacampagna, Verona.

In caso contrario vogliamo ricordare ai nostri amministratori che ricadrà interamente su di loro la pesante responsabilità di aver svenduto e tradito le nostre terre e tutte le persone che vivono questi territori.

Coordinamento dei comitati No Tav Brescia-Verona

A che punto siamo con il TAV? AGGIORNAMENTO SULLA TREVIGLIO-BRESCIA

A che punto siamo a inizio settembre 2016?

Tratta Treviglio-Brescia:

Nonostante il ritardo accumulato nei mesi passati per la realizzazione di questa breve tratta che doveva essere finita per Expo 2015, costata più di 2 miliardi di euro, ormai si avvicina la fine dei lavori.

Tra la fine di luglio e gli inizi di agosto, sono stati effettuati dei collaudi con il passaggio di Freccia Rossa di ultima generazione lanciati fino ai 330 km all’ora sulla parte della tratta già ultimata.

Sappiamo da parecchio tempo, grazie ai quotidiani locali, della futura presenza di Matteo Renzi sul treno che compirà il viaggio inaugurale a dicembre 2016.
Si prefigura un vero evento mediatico che servirà a magnificare l’opera, a pubblicizzare la grande utilità dell’alta velocità in modo da giustificare la volontà dell’imminente sblocco dei cantieri verso Verona.

A rendere l’ambientazione ancora più “scenografica” sarà una delle opere di compensazione guadagnate con la svendita del nostro territorio per far passare il TAV: i prossimi lavori recentemente annunciati, che vedranno interessati i binari dedicati alla fermata dell’alta velocità alla stazione di Brescia, porteranno un collegamento diretto con la metropolitana, raggiungibile con soli 27 gradini.

Un autentico schiaffo per chi ha subito e subirà sul territorio i danni di questa grande opera, e per i pendolari che stanno già patendo per la scomparsa dei Freccia Bianca, già da inizio anno in via di progressiva e completa sostituzione con i Freccia Rossa, più cari e non poi così vantaggiosi a livello di tempistiche.

Questa inaugurazione ci ricorda tanto un momento simile già vissuto: l’inaugurazione della BreBeMi. Se lo ricorda ancora qualcuno? Rinfreschiamoci la memoria.

Anche il 23 luglio 2014 era presente Renzi (video), a magnificare l’opera, dipinta come un emblema dell’operosità italiana, e un simbolo di progresso. 

Roberto Maroni in quell’occasione dichiarò: “la Brebemi è un’altra opera di eccellenza realizzata nei tempi previsti, tiene conto dell’impatto ambientale, delle richieste del territorio e fatta con soldi privati”

L’opera “è un segnale di successo per il Paese”, disse l’allora ministro Maurizio Lupi.

Parlò anche l’allora presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, anch’esso come Lupi dimessosi dopo uno scandalo, dicendo come la BreBeMi “sia la dimostrazione che quando il mondo privato e il mondo pubblico operano insieme, i risultati che si raggiungono sono di altissimo valore”.

Un cumulo di bugie clamorosamente smentite dai fatti, in pochissimo tempo.

I rifiuti tossici interrati sotto l’asfalto.

Il traffico pressoché inesistente.

I conti in profondo rosso.

I generosi finanziamenti regionali e statali per ripianare le perdite private.

Gli agricoltori che non hanno ancora ricevuto gli indennizzi per gli espropri.

Questa è la realtà delle grandi opere, ben diversa da quello che ci promettono prima e raccontano poi.

(segue la seconda parte di aggiornamento sul TAV Brescia-Verona)

 

E per Delrio il terremoto è un “volano per la crescita”

Un volano per l’economia. Un’occasione per la crescita. Sono i concetti espressi riguardo al terremoto, con una leggerezza che trasuda un cinismo inaccettabile, da Bruno Vespa e dal ministro Graziano Delrio in un nauseante siparietto durante la puntata del 25 agosto di Porta a Porta.

Gioire per il fatto che L’Aquila sia ad anni di distanza “il più grande cantiere di Europa”, sottolineare i vantaggi per le imprese edili di quanto successo nel rietino, è prova definitiva, se ce ne fosse stato bisogno, di un atteggiamento strutturale delle istituzioni verso questo tipo di eventi che non è confinabile alla coppia Bertolaso/Berlusconi e alle loro new town, bensì è pratica fondante delle politiche di governo di ogni colore e tipo.

Più di 250 morti e paesi completamente distrutti o devastati in parti enormi sono così ricondotti ad un’ottica contabile, da PIL, con uno sguardo gioioso al profitto generato dalla tragedia che non risuona così lontano dalle risate dell’imprenditore aquilano Piscicelli nelle ore seguenti al dramma abruzzese del 2009.

I dati sulle potenzialità per l’economia – e per le aziende che vinceranno gli appalti – della ricostruzione di Amatrice, Accumuli e delle altre località colpite dal terremoto a sole 48 ore dai fatti riescono così ad oscurare le responsabilità collettive di un sistema politico che porta a subire ancora centinaia di morti in terremoti che potrebbero essere gestiti in maniera molto migliore, come dimostra l’esempio di Norcia.

Chissà se per Delrio anche il crollo della scuola Capranica di Amatrice, inaugurata nel 2012 nel non-rispetto totale di alcuna norma anti-sismica e crollata 4 (quattro!) anni dopo – fortunatamente nella pausa estiva – costituirà un’opportunità di ripresa. C’è chi piange, come la famiglia Scafidi, ancora i propri cari in scuole pericolanti mentre il governo lancia progetti come la Buona Scuola utili solo a formare nuovi lavoratori giovani e docili per le imprese.

Del resto quando, finalmente, si smette di piangere e si passa ad un’azione concreta di denuncia e rottura nei nostri luoghi di esistenza, esponenti del governo e della Protezione Civile attaccano in tutti i modi possibili le raccolte autorganizzate sui territori. La colpa delle quali è essersi dimostrate in grado di portare un livello di solidarietà inaudito per quantità di beni raccolti, mettendo in mostra la potenza e le possibilità dell’autorganizzazione sociale.

Evidentemente nei due euro degli sms si nascondono le potenzialità di business della shock economy che ben abbiamo conosciuto in anni e anni di tragedie che si ripropongono senza soste. Del resto, avevamo lasciato solo qualche mese fa un altro pezzo di cuore nella tragedia ferroviaria di Andria, sottolineando anche in quel caso come non esistano fatalità quando manca un programma serio di investimenti in opere utili e di messa in sicurezza delle infrastrutture già esistenti e dei territori.

Ancora una volta mettere in collegamento i nostri morti e i loro profitti è un esercizio minimo per capire chi si augura e lucra su simili tragedie e chi invece si batte a suo modo affinchè queste non avvengano più.

 

Articolo da: inofoaut.org

Terremoto Centro Italia: oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere

di Antonello Caporale per ilfattoquotidiano.it
L’Italia ha la mappa meglio aggiornata del rischio sismicoSappiamo cosa fare ma non facciamo. C’è un perché, anzi due.

La prevenzione del rischio sismico e di quello idrogeologico punta a una cucitura lenta e vasta dell’Appennino. Piccoli cantieri, piccole opere, ma molto utili. Lavoro faticoso e invisibile. L’adeguamento antisismico inciderebbe un minimo rispetto al costo dell’edificio ma chi lo riconoscerebbe? La riconoscibilità politica di un’opera è essenziale per la propaganda.

Le due Tav più il Mose avrebbero condotto l’Italia più fragile alla salvezza. Il costo di mezza Metro C di Roma avrebbe potuto far riattivare gli ottomila chilometri di binari morti. Ma queste grandi opere hanno grandi costruttoriche muovono grandi interessi. La lobby ha un valore e un potere. Sono imprese spesso multinazionali con fatturati miliardari che pressano, indicano, consigliano ed eleggono deputati e senatori. Avrebbe infatti avuto senso spendere centinaia di milioni di euro per il solo studio di fattibilità (solo lo studio eh?) del Ponte sullo Stretto invece che mettere in sicurezza l’area dello Stretto, la più esposta d’Italia al rischio sismico e idrogeologico?

Seconda spiegazione del perché. Il valore e il costo dell’emergenza è molto più elevato di quella prevenzione. SoloL’Aquila (meno di centomila abitanti) ha prodotto un fatturato per le grandi aziende (compresa quella dell’ex presidente di Confindustria che ha fatto milioni con i suoi ponteggi). Vogliamo parlare dell’Irpinia e dei 56mila miliardi spesi, oppure del piccolo terremoto del piccolo San Giuliano di Puglia esteso artificiosamente a tutto il Molise?

Mi scrivono, gli imbecilli, che oggi è il tempo della solidarietà. Ma che bravi, e come no? Oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere.

Appello 8 marzo No Tav, a Venezia contro il vertice Renzi-Hollande per la TORINO-LIONE

Nonostante le poche informazioni in merito, abbiamo appreso che l’8 marzo si svolgerà a Venezia un vertice bilaterale tra Italia e Francia per avviare l’iter parlamentare europeo di rettifica del protocollo di intesa sull’apertura dei cantieri per l’opera definitiva della TORINO-LIONE.

Stiamo parlando di un iter che è molto in ritardo rispetto alla tabella di marcia e che dovrà concludersi in sede europea entro fine dell’anno, a rischio ci sarebbero i soldi della UE a finanziamento dell’opera.
L’incontro bilaterale verterà anche su altri temi, tanti i progetti in discussione, ma soprattutto il loro percorso di finanziamento in sede europea.

Denari stanziati che, è bene non dimenticare, non sono il frutto del sudore di Renzi ed Hollande ma del nostro, degli europei, di chi lavora e di chi sopravvive a fatica nella crisi; ogni euro, insomma, destinato a quest’opera inutile e dannosa è sottratto a qualcosa di veramente utile per tutti e tutte.
Continuiamo infatti a parlare di un’opera che si è già rivelata un pozzo senza fondo, a partire dell’apertura del cantiere per il tunnel esplorativo a Chiomonte nel 2011, una sola galleria messa per traverso rispetto a quello che dicono sarà il tunnel vero e proprio che dovrebbe attraversare le Alpi. Un cantiere ad oggi attivo a fasi alterne nonostante le roboanti dichiarazioni, che devasta il territorio, inquina le nostre acque e la nostra aria e specula continuativamente sui costi.
Il tunnel di base che oggi appare ancora molto lontano, prevederebbe 2 gallerie lunghe 57 km mentre oggi quello “esplorativo” è arrivato a 4 km in 4 anni sugli 8 previsti (considerando la dichiarazione di apertura del cantiere). Tempi raddoppiati, costi aumentati; quello di Chiomonte, a conti fatti, si rivela il cantiere perfetto per imprenditori e governo: abbastanza lento, chissà se e quando finirà e nel frattempo continua a mangiare soldi pronti ad essere ridistribuiti a chi è dentro l’affare. C’è chi ringrazierà Renzi ed i suoi amici, ne siamo sicuri.
Nel 2012 andammo a Lione a contestare il vertice tra il nostro paese e quello francese e ricordiamo bene quella che fu l’accoglienza delle autorità francesi che con polizia e blocchi tentò di non farci raggiungere la città, inutilmente.
Pensiamo che la nostra presenza l’8 marzo a Venezia sia importante e ci stiamo organizzando per esserci.
Invitiamo tutti i No Tav e tutti i Comitati e le realtà attive sul territorio veneto e non solo a mobilitarsi insieme a noi, per continuare la battaglia più ampia per la difesa dei territori e contro le speculazioni dei governi italiano ed europeo.
Mentre intorno a noi, in questa ingiusta Europa, si chiudono frontiere e si alzano barriere, pensiamo che Renzi ed Hollande non meritino una vetrina immacolata per mostrare i loro disastri.
Ci vediamo a Venezia l’8 marzo!
Avanti No Tav!

VICENZA: IL CARNEVALE SI COLORA DI NO TAV!

Sabato 13 febbraio il quartiere dei ferrovieri, con il locale Comitato Popolare dei Ferrovieri che si occupa della questione NO TAV vicentina, ha organizzato una sfilata di carnevale in collaborazione con diverse realtà che seguono percorsi territoriali tra cui il gruppo della parrocchia, l’associazione Ferrock e il  Bocciodromo di Vicenza.

Presenti diverse centinaia di persone che hanno sfilato tra le vie del quartiere accompagnati, tra i tanti, anche un carro NO TAV che rappresenta lo “squalo” TAV che con la voracità del suo passaggio distruggerebbe case, terreni, verde, ecc.

Infatti anche sulla tratta Verona-Vicenza si sta creando un forte dissenso nei confronti della costruzione di quest’opera e nelle ultime settimane numerosi sono stati i momenti informativi sul territorio.

Venerdì 19 febbraio il treno-squalo tornerà in strada per accogliere gli industriali vicentini, in prima linea per il progetto TAV, che saranno sanzionati sottolineando il fatto che con i soldi pubblici tutti questi personaggi si mangiano le nostre case e la nostra terra.

Perchè è ora che tutti i complici di questi progetti del malaffare siano dunciati, perchè è ora che le persone sappiano veramente cos’è il TAV e cos’è il meccanismo delle grandi opere della mafia.

Perchè è ora di fermare definitivamente questo progetto, qualsiasi esso sia, che riguardi Brescia, Vicenza, Verona o la Val di Susa per noi è lo stesso, questo treno non si farà perchè costruiremo un futuro migliore per noi e per le prossime generazioni, perchè useremo questi soldi per la sanità, per i dissesti idreologici, per l’istruzione, per un trasporto sostenibile e accessibile e per ogni opera utili ai territori e alle persone che li vivono.

PERCHE’ NO TAV OVUNQUE E SEMPRE, FINO ALLA VITTORIA!

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Treviglio-Brescia: in arrivo treni ancora più cari..grazie TAV!

Entro la fine del 2016 si prevede l’inaugurazione del TAV Treviglio-Brescia, con più di un anno di ritardo rispetto ai programmi iniziali (doveva servire per Expo 2015).

E anche se Trenitalia da febbraio metterà due coppie di Frecciarossa “di prova” a spola tra Milano e Brescia, che viaggeranno con gli stessi tempi dei Frecciabianca,  vorremmo capire quanti e quali convogli veloci continueranno a transitare sulla linea «storica» a beneficio di chi ogni mattina va a Milano.

Le ferrovie per ora rimandano al nuovo orario invernale, e si limitano ad anticipare che bisognerà abbonarsi ai Frecciarossa, il che fa capire che le Freccebianche tenderanno a scomparire, e si dovrà spendere di più per fare lo stesso tragitto.

Per ora le ferrovie fanno pagare il Frecciarossa “solamente” 3 euro in più rispetto ai Frecciabianca, anche se i tempi di percorrenza restano sempre di 49 minuti in entrambi i casi; la differenza sta nel fatto che le rosse al posto di offrire prima e seconda classe come le bianche, permettono di scegliere tra i livelli standard, premium, business ed executive. Dicono siano servizi completamente diversi.

Ovviamente anche se le ferrovie cercano di tacere la cosa, sappiamo bene che la nuova alta velocità avrà prezzi ancora più cari, basta vedere cosa è accaduto sulle altre linee ad Alta velocità.

Il problema più grosso è che come sempre i pendolari si troveranno di fronte a poche scelte giacché i treni regionali sono ormai un servizio sempre più scarso e inefficiente, visti i tagli fatti negli ultimi anni, e le Freccebianche verranno ridotte per dare spazio alla nuova alta velocità, ancora più cara di quella di adesso.

Siamo davvero sicuri che questo sia il giusto modo per incentivare il trasporto su rotaie? 

(cerchiamo di sdrammatizzare l’imbarazzante situazione in cui versano le Ferrovie dello Stato con questo video ironico)

 

Brescia – passerella di via Brozzoni: a loro piace agire nell’illegalità!

La nuova passerella di via Brozzoni, che collega via Zara a via Togni scavalcando i binari e resa necessaria dalla costruzione del TAV Treviglio-Brescia, è stata inaugurata il 22 settembre 2015 alla presenza del sindaco Emilio Del Bono, gli assessori ai Lavori pubblici e Mobilità Valeter Muchetti e Federico Manzoni e il direttore territoriale produzione di Rfi Aldo Isi.

A novembre 2015, dopo che la passerella è utilizzata da tempo, la stessa Rfi chiede una proroga dei termini, e il 14 dicembre presenta una richiesta di permesso di costruire in deroga per manutenzione straordinaria. Risulta pure che nello stesso mese abbia presentato domanda di sanatoria.

Quanto al collaudo è ancora in attesa di essere effettuato, chissà quando visto che la metro di Brescia è entrata in esercizio nel 2013 ed è stata collaudata nel 2015.

In tutto questo, grazie all’attenzione Angelo Piovanelli, già consigliere comunale e presidente regionale dell’An- mil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro) che voleva capire i motivi della preclusione ai diversamente abili della passerella ogni giorno attraversata da tantissime persone, si viene a scoprire il misfatto.

Il 10 novembre scorso Piovanelli ha presentato allo Sportello edilizia una domanda di «accesso agli atti» per conoscere il progetto, verificarne le autorizzazioni e il certificato di collaudo.
La richiesta gli è stata negata con una motivazione che infondo non ci stupisce così tanto:  «Siamo spiacenti di comunicare che non è possibile consentire l’accesso alla richiesta di permesso di costruire di cui all’oggetto – gli hanno scritto gli uffici – poiché la stessa è stata archiviata per improcedibilità a causa del mancato invio della documentazione integrativa richiesta dallo scrivente. Non è pertanto possibile produrre gli atti richiesti con la domanda di accesso».

Com’è possibile che non ci sia alcun documento se la passerella è stata rifatta? Come si fa a non rispettare le norme antibarriere architettoniche per un’opera che si appoggia su suolo pubblico?

In risposta la Loggia attraverso l’ufficio stampa conferma vistose irregolarità: si scopre così che la prima domanda prodotta da Rfi, proprietaria della metà sud del sovrappasso, risale al giugno dell’anno scorso. Quando finisce sul suo tavolo, la commissione Edilizia chiede documentazione integrativa, che non viene fornita. Per gli uffici comunali non ottemperare alla richiesta «è motivo sufficiente per non rilasciare il permesso di costruire, ma l’opera viene realizzata comunque» dice la Loggia e il 22 settembre a inaugurarla con tanto di ufficialità c’erano tutti: sindaco e assessori compresi.

Per aggiungere una ciliegina sulla torta la Loggia ha anche aggiunto che “trattandosi di edilizia privata e non pubblica, non c’era obbligo di rispettare le norme antibarriere“.

 

Quindi si, la nuova barriera sarà anche più bella e illuminata, ma non è utilizzabile dai disabili e dai più anziani, è illegale e costruita per un opera inutile, dannosa, costosa e chissà che caso, tra i capostipiti del sistema dell’illegalità.

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Lettera di un ferrioviere sul TAV Verona-Vicenza

Vogliamo condividere le parole di un ferroviere a proposito di TAV Verona-Vicenza.

Il comune di Verona ha sempre voluto la Tav.
Io sicuramente non mi candiderò e visto che perdo casa, campagna e tutta una vita spero di andare a vivere da un’altra parte dove i cittadini sono più tutelati.
Ho sempre dato tanto e ricevuto poco.
La Tav va a beneficio di pochi eletti.
Sono ferroviere dal 1987 e a quel tempo circolavano molti più treni di adesso senza tecnologia.
Pensi che a maggio 2016 tutta la linea Brescia Vicenza verrà
telecomandata da una sola persona a Milano Rogoredo (totale posti di lavoro persi 25).
Ma per far questo hanno si messo tecnologia ma semplificato di fatto la linea, rendendo molte stazioni dei semplici binari di corsa non più utilizzabili per precedenze e incroci e questa è la scusa di RFI per la TAV.
Nel 1990 tra le 20 di sera e le sei del mattino circolavano cinquanta treni, ora meno di venti.
Spostando tutti i treni merci di notte e riaprendo le stazioni si
potrebbe passare tranquillamente a quasi 220 treni al giorno senza ripercussioni sul servizio viaggiatori. Ma questa è pura utopia.
Questo nuovo sistema che telecomanderà la linea si chiama ACCM. Per far questo sono state definitivamente chiuse al servizio movimento (incroci e precedenze) le stazioni di Ponte San Marco, Castelnuovo del Garda, San Martino Buon Albergo, Caldiero e Montebello e inoltre Rezzato ha ora un solo binario di precedenza cosi come Peschiera. La primavera prossima toccherà a San Bonifacio e Altavilla che verranno
telecomandate anch’esse.
Certo tutto molto più semplice ma meno duttile. I Treni potranno però viaggiare sul binario di destra in caso di emergenza per un treno fermo ma per tratte molto lunghe
rendendo di fatto la linea a binario unico.