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E per Delrio il terremoto è un “volano per la crescita”

Un volano per l’economia. Un’occasione per la crescita. Sono i concetti espressi riguardo al terremoto, con una leggerezza che trasuda un cinismo inaccettabile, da Bruno Vespa e dal ministro Graziano Delrio in un nauseante siparietto durante la puntata del 25 agosto di Porta a Porta.

Gioire per il fatto che L’Aquila sia ad anni di distanza “il più grande cantiere di Europa”, sottolineare i vantaggi per le imprese edili di quanto successo nel rietino, è prova definitiva, se ce ne fosse stato bisogno, di un atteggiamento strutturale delle istituzioni verso questo tipo di eventi che non è confinabile alla coppia Bertolaso/Berlusconi e alle loro new town, bensì è pratica fondante delle politiche di governo di ogni colore e tipo.

Più di 250 morti e paesi completamente distrutti o devastati in parti enormi sono così ricondotti ad un’ottica contabile, da PIL, con uno sguardo gioioso al profitto generato dalla tragedia che non risuona così lontano dalle risate dell’imprenditore aquilano Piscicelli nelle ore seguenti al dramma abruzzese del 2009.

I dati sulle potenzialità per l’economia – e per le aziende che vinceranno gli appalti – della ricostruzione di Amatrice, Accumuli e delle altre località colpite dal terremoto a sole 48 ore dai fatti riescono così ad oscurare le responsabilità collettive di un sistema politico che porta a subire ancora centinaia di morti in terremoti che potrebbero essere gestiti in maniera molto migliore, come dimostra l’esempio di Norcia.

Chissà se per Delrio anche il crollo della scuola Capranica di Amatrice, inaugurata nel 2012 nel non-rispetto totale di alcuna norma anti-sismica e crollata 4 (quattro!) anni dopo – fortunatamente nella pausa estiva – costituirà un’opportunità di ripresa. C’è chi piange, come la famiglia Scafidi, ancora i propri cari in scuole pericolanti mentre il governo lancia progetti come la Buona Scuola utili solo a formare nuovi lavoratori giovani e docili per le imprese.

Del resto quando, finalmente, si smette di piangere e si passa ad un’azione concreta di denuncia e rottura nei nostri luoghi di esistenza, esponenti del governo e della Protezione Civile attaccano in tutti i modi possibili le raccolte autorganizzate sui territori. La colpa delle quali è essersi dimostrate in grado di portare un livello di solidarietà inaudito per quantità di beni raccolti, mettendo in mostra la potenza e le possibilità dell’autorganizzazione sociale.

Evidentemente nei due euro degli sms si nascondono le potenzialità di business della shock economy che ben abbiamo conosciuto in anni e anni di tragedie che si ripropongono senza soste. Del resto, avevamo lasciato solo qualche mese fa un altro pezzo di cuore nella tragedia ferroviaria di Andria, sottolineando anche in quel caso come non esistano fatalità quando manca un programma serio di investimenti in opere utili e di messa in sicurezza delle infrastrutture già esistenti e dei territori.

Ancora una volta mettere in collegamento i nostri morti e i loro profitti è un esercizio minimo per capire chi si augura e lucra su simili tragedie e chi invece si batte a suo modo affinchè queste non avvengano più.

 

Articolo da: inofoaut.org

Terremoto Centro Italia: oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere

di Antonello Caporale per ilfattoquotidiano.it
L’Italia ha la mappa meglio aggiornata del rischio sismicoSappiamo cosa fare ma non facciamo. C’è un perché, anzi due.

La prevenzione del rischio sismico e di quello idrogeologico punta a una cucitura lenta e vasta dell’Appennino. Piccoli cantieri, piccole opere, ma molto utili. Lavoro faticoso e invisibile. L’adeguamento antisismico inciderebbe un minimo rispetto al costo dell’edificio ma chi lo riconoscerebbe? La riconoscibilità politica di un’opera è essenziale per la propaganda.

Le due Tav più il Mose avrebbero condotto l’Italia più fragile alla salvezza. Il costo di mezza Metro C di Roma avrebbe potuto far riattivare gli ottomila chilometri di binari morti. Ma queste grandi opere hanno grandi costruttoriche muovono grandi interessi. La lobby ha un valore e un potere. Sono imprese spesso multinazionali con fatturati miliardari che pressano, indicano, consigliano ed eleggono deputati e senatori. Avrebbe infatti avuto senso spendere centinaia di milioni di euro per il solo studio di fattibilità (solo lo studio eh?) del Ponte sullo Stretto invece che mettere in sicurezza l’area dello Stretto, la più esposta d’Italia al rischio sismico e idrogeologico?

Seconda spiegazione del perché. Il valore e il costo dell’emergenza è molto più elevato di quella prevenzione. SoloL’Aquila (meno di centomila abitanti) ha prodotto un fatturato per le grandi aziende (compresa quella dell’ex presidente di Confindustria che ha fatto milioni con i suoi ponteggi). Vogliamo parlare dell’Irpinia e dei 56mila miliardi spesi, oppure del piccolo terremoto del piccolo San Giuliano di Puglia esteso artificiosamente a tutto il Molise?

Mi scrivono, gli imbecilli, che oggi è il tempo della solidarietà. Ma che bravi, e come no? Oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere.

Appello 8 marzo No Tav, a Venezia contro il vertice Renzi-Hollande per la TORINO-LIONE

Nonostante le poche informazioni in merito, abbiamo appreso che l’8 marzo si svolgerà a Venezia un vertice bilaterale tra Italia e Francia per avviare l’iter parlamentare europeo di rettifica del protocollo di intesa sull’apertura dei cantieri per l’opera definitiva della TORINO-LIONE.

Stiamo parlando di un iter che è molto in ritardo rispetto alla tabella di marcia e che dovrà concludersi in sede europea entro fine dell’anno, a rischio ci sarebbero i soldi della UE a finanziamento dell’opera.
L’incontro bilaterale verterà anche su altri temi, tanti i progetti in discussione, ma soprattutto il loro percorso di finanziamento in sede europea.

Denari stanziati che, è bene non dimenticare, non sono il frutto del sudore di Renzi ed Hollande ma del nostro, degli europei, di chi lavora e di chi sopravvive a fatica nella crisi; ogni euro, insomma, destinato a quest’opera inutile e dannosa è sottratto a qualcosa di veramente utile per tutti e tutte.
Continuiamo infatti a parlare di un’opera che si è già rivelata un pozzo senza fondo, a partire dell’apertura del cantiere per il tunnel esplorativo a Chiomonte nel 2011, una sola galleria messa per traverso rispetto a quello che dicono sarà il tunnel vero e proprio che dovrebbe attraversare le Alpi. Un cantiere ad oggi attivo a fasi alterne nonostante le roboanti dichiarazioni, che devasta il territorio, inquina le nostre acque e la nostra aria e specula continuativamente sui costi.
Il tunnel di base che oggi appare ancora molto lontano, prevederebbe 2 gallerie lunghe 57 km mentre oggi quello “esplorativo” è arrivato a 4 km in 4 anni sugli 8 previsti (considerando la dichiarazione di apertura del cantiere). Tempi raddoppiati, costi aumentati; quello di Chiomonte, a conti fatti, si rivela il cantiere perfetto per imprenditori e governo: abbastanza lento, chissà se e quando finirà e nel frattempo continua a mangiare soldi pronti ad essere ridistribuiti a chi è dentro l’affare. C’è chi ringrazierà Renzi ed i suoi amici, ne siamo sicuri.
Nel 2012 andammo a Lione a contestare il vertice tra il nostro paese e quello francese e ricordiamo bene quella che fu l’accoglienza delle autorità francesi che con polizia e blocchi tentò di non farci raggiungere la città, inutilmente.
Pensiamo che la nostra presenza l’8 marzo a Venezia sia importante e ci stiamo organizzando per esserci.
Invitiamo tutti i No Tav e tutti i Comitati e le realtà attive sul territorio veneto e non solo a mobilitarsi insieme a noi, per continuare la battaglia più ampia per la difesa dei territori e contro le speculazioni dei governi italiano ed europeo.
Mentre intorno a noi, in questa ingiusta Europa, si chiudono frontiere e si alzano barriere, pensiamo che Renzi ed Hollande non meritino una vetrina immacolata per mostrare i loro disastri.
Ci vediamo a Venezia l’8 marzo!
Avanti No Tav!

VICENZA: IL CARNEVALE SI COLORA DI NO TAV!

Sabato 13 febbraio il quartiere dei ferrovieri, con il locale Comitato Popolare dei Ferrovieri che si occupa della questione NO TAV vicentina, ha organizzato una sfilata di carnevale in collaborazione con diverse realtà che seguono percorsi territoriali tra cui il gruppo della parrocchia, l’associazione Ferrock e il  Bocciodromo di Vicenza.

Presenti diverse centinaia di persone che hanno sfilato tra le vie del quartiere accompagnati, tra i tanti, anche un carro NO TAV che rappresenta lo “squalo” TAV che con la voracità del suo passaggio distruggerebbe case, terreni, verde, ecc.

Infatti anche sulla tratta Verona-Vicenza si sta creando un forte dissenso nei confronti della costruzione di quest’opera e nelle ultime settimane numerosi sono stati i momenti informativi sul territorio.

Venerdì 19 febbraio il treno-squalo tornerà in strada per accogliere gli industriali vicentini, in prima linea per il progetto TAV, che saranno sanzionati sottolineando il fatto che con i soldi pubblici tutti questi personaggi si mangiano le nostre case e la nostra terra.

Perchè è ora che tutti i complici di questi progetti del malaffare siano dunciati, perchè è ora che le persone sappiano veramente cos’è il TAV e cos’è il meccanismo delle grandi opere della mafia.

Perchè è ora di fermare definitivamente questo progetto, qualsiasi esso sia, che riguardi Brescia, Vicenza, Verona o la Val di Susa per noi è lo stesso, questo treno non si farà perchè costruiremo un futuro migliore per noi e per le prossime generazioni, perchè useremo questi soldi per la sanità, per i dissesti idreologici, per l’istruzione, per un trasporto sostenibile e accessibile e per ogni opera utili ai territori e alle persone che li vivono.

PERCHE’ NO TAV OVUNQUE E SEMPRE, FINO ALLA VITTORIA!

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Treviglio-Brescia: in arrivo treni ancora più cari..grazie TAV!

Entro la fine del 2016 si prevede l’inaugurazione del TAV Treviglio-Brescia, con più di un anno di ritardo rispetto ai programmi iniziali (doveva servire per Expo 2015).

E anche se Trenitalia da febbraio metterà due coppie di Frecciarossa “di prova” a spola tra Milano e Brescia, che viaggeranno con gli stessi tempi dei Frecciabianca,  vorremmo capire quanti e quali convogli veloci continueranno a transitare sulla linea «storica» a beneficio di chi ogni mattina va a Milano.

Le ferrovie per ora rimandano al nuovo orario invernale, e si limitano ad anticipare che bisognerà abbonarsi ai Frecciarossa, il che fa capire che le Freccebianche tenderanno a scomparire, e si dovrà spendere di più per fare lo stesso tragitto.

Per ora le ferrovie fanno pagare il Frecciarossa “solamente” 3 euro in più rispetto ai Frecciabianca, anche se i tempi di percorrenza restano sempre di 49 minuti in entrambi i casi; la differenza sta nel fatto che le rosse al posto di offrire prima e seconda classe come le bianche, permettono di scegliere tra i livelli standard, premium, business ed executive. Dicono siano servizi completamente diversi.

Ovviamente anche se le ferrovie cercano di tacere la cosa, sappiamo bene che la nuova alta velocità avrà prezzi ancora più cari, basta vedere cosa è accaduto sulle altre linee ad Alta velocità.

Il problema più grosso è che come sempre i pendolari si troveranno di fronte a poche scelte giacché i treni regionali sono ormai un servizio sempre più scarso e inefficiente, visti i tagli fatti negli ultimi anni, e le Freccebianche verranno ridotte per dare spazio alla nuova alta velocità, ancora più cara di quella di adesso.

Siamo davvero sicuri che questo sia il giusto modo per incentivare il trasporto su rotaie? 

(cerchiamo di sdrammatizzare l’imbarazzante situazione in cui versano le Ferrovie dello Stato con questo video ironico)

 

Brescia – passerella di via Brozzoni: a loro piace agire nell’illegalità!

La nuova passerella di via Brozzoni, che collega via Zara a via Togni scavalcando i binari e resa necessaria dalla costruzione del TAV Treviglio-Brescia, è stata inaugurata il 22 settembre 2015 alla presenza del sindaco Emilio Del Bono, gli assessori ai Lavori pubblici e Mobilità Valeter Muchetti e Federico Manzoni e il direttore territoriale produzione di Rfi Aldo Isi.

A novembre 2015, dopo che la passerella è utilizzata da tempo, la stessa Rfi chiede una proroga dei termini, e il 14 dicembre presenta una richiesta di permesso di costruire in deroga per manutenzione straordinaria. Risulta pure che nello stesso mese abbia presentato domanda di sanatoria.

Quanto al collaudo è ancora in attesa di essere effettuato, chissà quando visto che la metro di Brescia è entrata in esercizio nel 2013 ed è stata collaudata nel 2015.

In tutto questo, grazie all’attenzione Angelo Piovanelli, già consigliere comunale e presidente regionale dell’An- mil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro) che voleva capire i motivi della preclusione ai diversamente abili della passerella ogni giorno attraversata da tantissime persone, si viene a scoprire il misfatto.

Il 10 novembre scorso Piovanelli ha presentato allo Sportello edilizia una domanda di «accesso agli atti» per conoscere il progetto, verificarne le autorizzazioni e il certificato di collaudo.
La richiesta gli è stata negata con una motivazione che infondo non ci stupisce così tanto:  «Siamo spiacenti di comunicare che non è possibile consentire l’accesso alla richiesta di permesso di costruire di cui all’oggetto – gli hanno scritto gli uffici – poiché la stessa è stata archiviata per improcedibilità a causa del mancato invio della documentazione integrativa richiesta dallo scrivente. Non è pertanto possibile produrre gli atti richiesti con la domanda di accesso».

Com’è possibile che non ci sia alcun documento se la passerella è stata rifatta? Come si fa a non rispettare le norme antibarriere architettoniche per un’opera che si appoggia su suolo pubblico?

In risposta la Loggia attraverso l’ufficio stampa conferma vistose irregolarità: si scopre così che la prima domanda prodotta da Rfi, proprietaria della metà sud del sovrappasso, risale al giugno dell’anno scorso. Quando finisce sul suo tavolo, la commissione Edilizia chiede documentazione integrativa, che non viene fornita. Per gli uffici comunali non ottemperare alla richiesta «è motivo sufficiente per non rilasciare il permesso di costruire, ma l’opera viene realizzata comunque» dice la Loggia e il 22 settembre a inaugurarla con tanto di ufficialità c’erano tutti: sindaco e assessori compresi.

Per aggiungere una ciliegina sulla torta la Loggia ha anche aggiunto che “trattandosi di edilizia privata e non pubblica, non c’era obbligo di rispettare le norme antibarriere“.

 

Quindi si, la nuova barriera sarà anche più bella e illuminata, ma non è utilizzabile dai disabili e dai più anziani, è illegale e costruita per un opera inutile, dannosa, costosa e chissà che caso, tra i capostipiti del sistema dell’illegalità.

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Lettera di un ferrioviere sul TAV Verona-Vicenza

Vogliamo condividere le parole di un ferroviere a proposito di TAV Verona-Vicenza.

Il comune di Verona ha sempre voluto la Tav.
Io sicuramente non mi candiderò e visto che perdo casa, campagna e tutta una vita spero di andare a vivere da un’altra parte dove i cittadini sono più tutelati.
Ho sempre dato tanto e ricevuto poco.
La Tav va a beneficio di pochi eletti.
Sono ferroviere dal 1987 e a quel tempo circolavano molti più treni di adesso senza tecnologia.
Pensi che a maggio 2016 tutta la linea Brescia Vicenza verrà
telecomandata da una sola persona a Milano Rogoredo (totale posti di lavoro persi 25).
Ma per far questo hanno si messo tecnologia ma semplificato di fatto la linea, rendendo molte stazioni dei semplici binari di corsa non più utilizzabili per precedenze e incroci e questa è la scusa di RFI per la TAV.
Nel 1990 tra le 20 di sera e le sei del mattino circolavano cinquanta treni, ora meno di venti.
Spostando tutti i treni merci di notte e riaprendo le stazioni si
potrebbe passare tranquillamente a quasi 220 treni al giorno senza ripercussioni sul servizio viaggiatori. Ma questa è pura utopia.
Questo nuovo sistema che telecomanderà la linea si chiama ACCM. Per far questo sono state definitivamente chiuse al servizio movimento (incroci e precedenze) le stazioni di Ponte San Marco, Castelnuovo del Garda, San Martino Buon Albergo, Caldiero e Montebello e inoltre Rezzato ha ora un solo binario di precedenza cosi come Peschiera. La primavera prossima toccherà a San Bonifacio e Altavilla che verranno
telecomandate anch’esse.
Certo tutto molto più semplice ma meno duttile. I Treni potranno però viaggiare sul binario di destra in caso di emergenza per un treno fermo ma per tratte molto lunghe
rendendo di fatto la linea a binario unico.

“Viti..a bassa velocità” – Cosa è successo il 19/12 a Desenzano?

Il 19 dicembre abbiamo preso parte ad un convegno organizzato da Slow Food Lombardia e Comune di Desenzano dal titolo “Viti…a bassa velocità”. Abbiamo deciso di prendervi parte per evitare che questo dibattito potesse diventare l’ennesima passerella di alcuni politicanti pronti a fare campagna di consensi su un problema che probabilmente non conoscono e né prendono in considerazione in tutti i suoi aspetti.

E così è stato, il nostro intervento ha accolto l’appoggio di molte delle realtà presenti in sala dimostrando che quando ai cittadini viene data la possibilità di esprimersi sul futuro dei propri territori sono ben preparati sul tema e ben coscienti delle necessità del territorio.

Ai politicanti presenti non è rimasto che farfugliare le solite quattro ovvietà e imprecisioni sul tema “alta velocità”, come quando Parolini ha affermato che il resto d’Europa si è già dotato ampiamente di linee ad alta velocità, dimenticando o non conoscendo l’esempio tedesco dove le linee ad alta velocità vere e proprie sono in realtà esigue perché si è capito che rinunciando a pochi chilometri orari di velocità si possono usare le stesse linee per tutti i tipi di treni: minima spesa, massima resa sia economica che sociale.

Prima di poter entrare abbiamo dovuto subire l’ennesimo tentativo di intimidazione messo in atto dalle forze dell’ordine che volevano perquisire alcuni di noi: riteniamo vergognoso che vengano sottoposti a continui controlli normali cittadini che decidono di informarsi e organizzarsi per la difesa del proprio territorio! Vogliono costruire un’enorme e devastante opera dai costi gonfiati e ingiustificati senza permettere forme di contestazione e di informazione da parte dei cittadini…ci sembra un atteggiamento che ricorda più la criminalità organizzata che uno stato democratico e liberale.

A nostro parere risulta pro-forma, come sempre, la posizione del comune di Desenzano che sostiene di star lavorando sul territorio: vorremmo capire in che modo dato che ad oggi non è mai stata presa una posizione chiara e netta ma soprattutto ad oggi non sono ancora stati in grado, ne hanno avuto la volontà, di organizzare una vera serata informativa che coinvolgesse le persone che vivono su questi territori e che dovrebbero essere rappresentate da queste figure.

Quello che non vorremmo più sentire se ci fosse un confronto chiaro e onesto tra cittadini e amministrazioni è un solito “lavaggio di coscienza”, perché non è vero che le amministrazioni non possono fare nulla: se insieme alle migliaia di cittadini che si oppongono a questo progetto metteste a disposizione il vostro ruolo per una vera salvaguardia del territorio sicuramente le cose potrebbero andare diversamente. Ed è per questo che, nonostante le considerazioni personali a riguardo fatte dall’ingegnere Tira,  che ha cercato di minimizzare la forza e le potenzialità di un movimento popolare, continuiamo e continueremo a essere presenti sui territori, a informare e prenderci le piazze: sappiamo anche noi che non è una marcia a fermare il Tav, ma sappiamo anche essere uno dei tanti strumenti per far si che questa decisione venga presa in maniera più democratica e che le informazioni diventino alla portata di tutti, oltre che non filtrate dalle penne giornalistiche di parte.

Quello che più ci preoccupa è che le informazioni che continuano a essere riportate sono sempre meno reali e quanto più datate: è inutile continuare a ripetere che questo treno trasporterà merci, perché sappiamo i motivi per cui non sarà così, e questo ricadere nei soliti luoghi comini ci fa ribadire il pensiero che forse i relatori presenti dovrebbero aggiornarsi e informarsi prima di prendere parola sul tema.

Stessa cosa per quanto riguarda la fantomatica idea che il TAV serva per toglierci dall’isolamento e collegarci all’Europa, tema che forse era già poco convincente a inizio anni ’90 quando fu ideato il progetto.

Presenti anche in sala molti rappresentati di consorzi vitivinicoli che hanno sostenuto di essere favorevoli ad un’unica soluzione: l’ammodernamento della linea esistente e la contrarietà sia al progetto Tav  sia al progetto di quadruplicamento sostenuto da Legambiente, presente tra i relatori. Queste posizioni non sono molto diverse dalle nostre, solo speriamo non facciano l’errore di voler pensare unicamente alla salvaguardia della tratta che li tocca direttamente anziché opporsi all’intero progetto, perché non è spostare o limitare il problema che può portare a frutti reali, sia in termini strategici sia in termini di difesa dell’ecosistema gardesano.

Condivise quindi dai più, anche nel pubblico presente in sala, le opinioni portate avanti con determinazione dal movimento No Tav sull’opzione zero al progetto e sul fatto che in ogni caso vada rifatta e pretesa una nuova valutazione d’impatto ambientale: come si fa a costruire un progetto che costerà più di 4 miliari di euro su una valutazione data 1992?

Smontata e contestata ampiamente invece la proposta di quadruplicamento portata avanti unicamente da Legambiente, una proposta senza alcun senso, che avrebbe costi comunque esorbitanti e una distruzione del territorio massiccia.

Nonostante la nostra partecipazione a questo incontro, questo per noi non è comunque il modo corretto per affrontare un discorso così complesso e delicato come questo, con 18 interventi di pochi minuti, con una sala troppo piccola per esserci la volontà di una partecipazione della cittadinanza (e infatti l’incontro non è stato particolarmente pubblicizzato) e senza una vera e propria possibilità di confronto tra istituzioni e cittadinanza.

Ma ci siamo stati e ci saremo in ogni occasione pubblica per ricordare alle istituzioni qual’è il loro ruolo e spingerle a svolgerlo: lavorare per la difesa del territorio e non dire ai cittadini che sono contrari al progetto da un lato e dall’altro preoccuparsi di organizzare l’alloggio degli operai di Cepav2 negli alberghi desenzanesi, come fa l’Amministrazione di Desenzano. Perché una volta conclusa (chissà quando) quest’opera devastante, è previsto un calo del turismo sul basso Garda e l’affare dell’alloggio degli operai è ridicolo sotto ogni punto di vista.

Noi continueremo la nostra strada, una strada costruita insieme un passo dopo l’altro, una strada fatta di assemblee pubbliche, serate informative, feste, merende, marce e quanto più la nostra fantasia e voglia di lottare ci porterà a fare, convinti che FERMARLO E’ POSSIBILE E TOCCA A TUTTI E TUTTE NOI INSIEME!

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22/01: torna lo spettacolo di teatro “NO TAVEVO DETTO” @ Desenzano

Il Comitato No Tav Desenzano organizza lo spettacolo teatrale NO TAVEVO DETTO il 22 gennaio 2016 presso l’auditorium Celesti, in via Bagatta a Desenzano d/G.

NO TAVevo detto porta in scena attraverso Maria, una giovane ferroviera, la storia del TAV in Italia. Attraverso di lei si viaggia nel tempo e nello spazio, attraversando decenni di MALAFFARE e DEVASTAZIONI AMBIENTALI un percorso di COSCENZA e CONOSCENZA che disvelerá ai suoi occhi l’inquietante realtà celata dietro la costruzione di una grande opera.
Spettacolo civile e politico sul tav e sul malaffare.
Attraverso comicità, umorismo, satira, musica e canzoni, i Teatri della Viscosa portano in scena il lavoro di inchiesta che da anni, il movimento NO TAV svolge in tutta Italia per evidenziare il nuovo modo di fare affari in maniera irresponsabile e criminale nascosto dietro la Grande Opera.

Uno spettacolo teatrale sull’Alta Velocità che vuole informare e incuriosire, perché la costruzione del nostro futuro passa attraverso le nostre scelte e questa è l’espressione inequivocabile del nostro pensiero.

ESSERE NO TAV non è solo la necessità di FERMARE un traforo inutile. E’ una questione di DIGNITÀ, di ONESTÀ, di LIBERTÀ.

Vi aspettiamo il 22 gennaio 2015 alle ore 21.00 presso l’auditorium Celesti, in via Bagatta a Desenzano d/G!

Ingresso a contributo libero per sostenere la lotta NO TAV!

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Cantieri nel 2017? La lotta non si ferma finché il progetto non sarà ritirato!

Dopo aver appreso la notizia che i cantieri del TAV potrebbero essere rimandati a fine 2017 se non addirittura al 2018, come Coordinamento dei Comitati NO TAV Brescia-Verona non possiamo che esprimere da un lato la nostra soddisfazione per una battaglia che comincia a dare i frutti sperati, pur aspettando conferme più certe riguardo questa notizia.

In ogni caso rimandare di due anni cantieri che venivano dati per certi e avviati già a giugno di quest’anno, dimostra tutta la debolezza di un progetto che crea danni enormi al territorio bresciano e veronese, senza apportare concreti benefici.
E contro quest’inutile opera si sono mosse molte voci discordanti, anche se con obbiettivi e determinazione diversi: dai movimenti popolari come il nostro, ai Comuni, alle categorie imprenditoriali del Garda.
La decisa opposizione popolare e le decine di osservazioni presentate al consorzio Cepav2, incaricato di costruire l’opera senza un reale appalto pubblico, hanno di certo incrinato l’iter procedurale.

Riteniamo inoltre che elemento di grande difficoltà sia la sostanziale mancanza di fondi: i parziali stanziamenti a bilancio “di competenza” non saranno disponibili in cassa almeno fino al 2018…e tenendo conto del persistere della crisi economico-finanziaria i dubbi sulla reale disponibilità finanziaria futura sono ben fondati. Dall’altro lato non abbassiamo e non abbasseremo la guardia finché il progetto non verrà ritirato.
Troppi sono stati i proclami politici lungo l’arco di questo progetto che è ormai vecchio e superato e troppa l’arroganza dell’impresa costruttrice e di enti locali verso i cittadini che chiedevano di essere ascoltati e di essere tutelati, per poterci fidare delle parole uscite dal Ministero delle Infrastrutture riguardo all’ennesimo rinvio dei cantieri.
Parole pronunciate davanti ai Sindaci del basso Garda che per l’ennesima volta hanno chiesto di spostare il progetto sul potenziamento della linea ferroviaria esistente e che si sono visti rispondere ancora una volta “no”.

A questi Sindaci noi chiediamo di insistere e di portare avanti la richiesta del potenziamento della linea esistente: è un’alternativa valida e il momento di debolezza che sta vivendo il progetto della linea TAV va sfruttato fino in fondo per difendere i propri cittadini, l’economia del basso Garda e il proprio territorio.

Dal canto nostro, come movimento popolare, continueremo il percorso di contrasto all’opera attraverso percorsi informativi, iniziative culturali e agendo anche sul piano giuridico perché ricordiamo che il progetto TAV Brescia-Verona viola il diritto comunitario sotto diversi aspetti e in particolare sotto il profilo della gestione dell’appalto, affidato tramite la formula del “general contractor” a Cepav2 come previsto dalla legge Obbiettivo del 2001, legge definita “criminogena” dal Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone.

Ribadiamo quindi che la nostra lotta non si ferma e continuerà finché questo progetto costoso ed inutile verrà definitivamente ritirato.

Come Coordinamento dei Comitati No Tav Brescia-Verona parteciperemo l’8 dicembre prossimo alla manifestazione nazionale No Tav che si terrà in Val Susa e organizzeremo un pullman al quale tutti potranno partecipare.

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

INVITIAMO CHI NON L’HA ANCORA FATTO A FIRMARE LA PETIZIONE PER CHIEDERE IL RITIRO DEL PROGETTO TAV BRESCIA-VERONA