Archivi tag: Tav

Cantieri nel 2017? La lotta non si ferma finché il progetto non sarà ritirato!

Dopo aver appreso la notizia che i cantieri del TAV potrebbero essere rimandati a fine 2017 se non addirittura al 2018, come Coordinamento dei Comitati NO TAV Brescia-Verona non possiamo che esprimere da un lato la nostra soddisfazione per una battaglia che comincia a dare i frutti sperati, pur aspettando conferme più certe riguardo questa notizia.

In ogni caso rimandare di due anni cantieri che venivano dati per certi e avviati già a giugno di quest’anno, dimostra tutta la debolezza di un progetto che crea danni enormi al territorio bresciano e veronese, senza apportare concreti benefici.
E contro quest’inutile opera si sono mosse molte voci discordanti, anche se con obbiettivi e determinazione diversi: dai movimenti popolari come il nostro, ai Comuni, alle categorie imprenditoriali del Garda.
La decisa opposizione popolare e le decine di osservazioni presentate al consorzio Cepav2, incaricato di costruire l’opera senza un reale appalto pubblico, hanno di certo incrinato l’iter procedurale.

Riteniamo inoltre che elemento di grande difficoltà sia la sostanziale mancanza di fondi: i parziali stanziamenti a bilancio “di competenza” non saranno disponibili in cassa almeno fino al 2018…e tenendo conto del persistere della crisi economico-finanziaria i dubbi sulla reale disponibilità finanziaria futura sono ben fondati. Dall’altro lato non abbassiamo e non abbasseremo la guardia finché il progetto non verrà ritirato.
Troppi sono stati i proclami politici lungo l’arco di questo progetto che è ormai vecchio e superato e troppa l’arroganza dell’impresa costruttrice e di enti locali verso i cittadini che chiedevano di essere ascoltati e di essere tutelati, per poterci fidare delle parole uscite dal Ministero delle Infrastrutture riguardo all’ennesimo rinvio dei cantieri.
Parole pronunciate davanti ai Sindaci del basso Garda che per l’ennesima volta hanno chiesto di spostare il progetto sul potenziamento della linea ferroviaria esistente e che si sono visti rispondere ancora una volta “no”.

A questi Sindaci noi chiediamo di insistere e di portare avanti la richiesta del potenziamento della linea esistente: è un’alternativa valida e il momento di debolezza che sta vivendo il progetto della linea TAV va sfruttato fino in fondo per difendere i propri cittadini, l’economia del basso Garda e il proprio territorio.

Dal canto nostro, come movimento popolare, continueremo il percorso di contrasto all’opera attraverso percorsi informativi, iniziative culturali e agendo anche sul piano giuridico perché ricordiamo che il progetto TAV Brescia-Verona viola il diritto comunitario sotto diversi aspetti e in particolare sotto il profilo della gestione dell’appalto, affidato tramite la formula del “general contractor” a Cepav2 come previsto dalla legge Obbiettivo del 2001, legge definita “criminogena” dal Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone.

Ribadiamo quindi che la nostra lotta non si ferma e continuerà finché questo progetto costoso ed inutile verrà definitivamente ritirato.

Come Coordinamento dei Comitati No Tav Brescia-Verona parteciperemo l’8 dicembre prossimo alla manifestazione nazionale No Tav che si terrà in Val Susa e organizzeremo un pullman al quale tutti potranno partecipare.

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

INVITIAMO CHI NON L’HA ANCORA FATTO A FIRMARE LA PETIZIONE PER CHIEDERE IL RITIRO DEL PROGETTO TAV BRESCIA-VERONA

Dal 5 al 8 novembre 2015 la sessione conclusiva del Tribunale Permanente dei Popoli

Sessione conclusiva del Tribunale Permanente dei Popoli dedicata a Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere.

Si terrà dal 5 al 8 novembre 2015 la sessione conclusiva del Tribunale Permanente dei Popoli (TPP)su grandi opere e diritti fondamentali dei cittadini e delle comunità locali.
La sessione si concluderà con una “sentenza” a cui guardiamo con speranza e ottimismo.
La Val di Susa sarà l’osservato speciale ma sarà in compagnia di altre realtà italiane ed europee: MOSE, MUOS, Notre Dame des Landes,…
Le conclusioni avranno un grande rilievo considerata l’autorevolezza di un organismo quale il Tribunale Permanente dei Popoli che gode di grande prestigio internazionale.
Faranno parte della giuria giudici provenienti da Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Cile e Colombia.
Saranno quattro giorni intensi da seguire con attenzione.

Schermata 2015-10-23 alle 14.52.35Vedi anche:

Mugello: il presagio di quello che accadrà nel basso garda?

Pensiamo sia importante condividere questo resoconto sulla situazione del Mugello poco dopo la costruzione del TAV Firenze-Bologna; una storia che non parla di progresso ma al contrario racconta della distruzione dei territori.
Una storia comune a tanti altri posti, una storia che potrebbe essere la nostra se permettiamo la costruzione del TAV Brescia-Verona.

Ad aprile del 2012, a più di due anni dal passaggio del primo treno alta velocità sulla tratta Firenze-Bologna il Mugello è una terra devastata:a essere sconvolto è stato l’intero equilibrio idrogeologico del territorio.

La diminuzione dell’acqua ha comportato ricadute pesanti sull’ecosistema montano, influendo negativamente sia sulla flora che sulla fauna e costringendo aziende agro-zootecniche a chiudere i battenti.

Le tre gallerie principali del Tav, Vaglia (18,561 km), Firenzuola (15,060 km) e Raticosa (10,450 km), hanno svuotato come cannucce la montagna: la loro azione drenante ha fatto scomparire sorgenti, pozzi e torrenti.

Poco importa, al teatrino della politica, se dei corsi d’acqua sono stati dichiarati biologicamente morti, a causa della perdita totale del deflusso estivo, dovuta all’azione drenante delle gallerie.
Al Tav i lustrini dell’inaugurazione non potevano mancare: fu così che il 5 dicembre 2009, per celebrare la fine dei lavori e il passaggio del primo treno Frecciarossa, il sindaco di Bologna Flavio Delbono, e il collega fiorentino Matteo Renzi si abbracciarono sul primo binario della stazione di Bologna. Intesero simboleggiare l’unione delle loro città divise dall’Appennino e inaugurarono così la linea ad alta velocità da Salerno a Milano.

La maxi-opera, se si aggiunge anche la tratta Torino-Milano, è costata la cifra faraonica di 32 miliardi di euro. Circa 5,5 miliardi si sono spesi per i soli 78,5 km della Firenze-Bologna, vale a dire 70 milioni di euro al chilometro. Cifra ragguardevole per guadagnare solo 22 minuti, rispetto alla precedente linea.

Tra i torrenti prosciugati del Mugello vi è l’Erci (o Cannaticce), che scorreva nell’omonima località del Comune di Borgo San Lorenzo. In questa stagione, prima dei lavori del Tav, era un rio di montagna rigoglioso, habitat di trote e gamberi di fiume. Dopo 2 anni dal passaggio del primo treno ne rimane una pietraia desolante. Dai tavolini da picnic, costruiti per i visitatori che non ci sono più, si osserva l’alveo completamente secco. È solo un tratto dei 57 km d’acqua persi a causa dei lavori di scavo.
In generale non possiamo dire che l’acqua sia sparita, ma la falda si è abbassata di almeno 200 metri.

L’intera comunità mugellana ha sopportato i disagi della costruzione del Tav per 13 lunghi anni, dall’apertura del primo cantiere nel 1996. Tutto ciò senza nessun vantaggio, visto che da queste montagne, per prendere il treno AV, è necessario raggiungere Bologna o Firenze. Nessuna fermata “Mugello” è stata costruita, come si sostenne in un primo tempo e ai Comuni sono rimasti solo i danari delle onerose contropartite, stanziati a titolo di indennizzo.

Una grande opera non è mai a impatto zero, ma in questo caso, come in tanti altri purtroppo, non resta che constatare amaramente che il bilancio tra i costi e i benefici risulta quanto mai sfavorevole al territorio. 

Per questo e altri danni lo Stato e Tav, nel luglio del 2002, sottoscrissero un addendum all’accordo procedimentale del 1995. Furono stanziati 53 milioni di euro, ma non tutte le opere di ripristino ambientale progettate sono state realizzate in tempo, poiché a due anni dal passaggio del primo treno mancavano ancora 13 milioni. Nel frattempo, il Mugello leccandosi le sue ferite e in attesa di altri finanziamenti, si trovò a portare l’acqua con dei rilanci in zone a monte, dove prima pervenivano per caduta. Ciò ovviamente ha comportato il dispendio di molta energia elettrica e le stesse acque poi presentavano un decadimento delle loro qualità rendendo necessari costosi interventi di potabilizzazione.

Gli abitanti della comunità montana del Mugello che hanno criticato con vigore il Tav non hanno mai inteso portare avanti una crociata contro il progresso. Nel sostenere comunque la loro contrarietà all’opera hanno evidenziando come in ogni caso i lavori sarebbero dovuti essere preceduti da una seria valutazione di impatto ambientale, più approfondita e che tenesse nella dovuta considerazione la distribuzione dei tipi di terreni da attraversare. Si sarebbe così evitato, ad esempio, di dover ricostruire alcune gallerie minori che avevano fatto registrare deformazioni importanti, sotto la spinta di terreni argillosi.

Inoltre nell’iter processuale è stato cancellato il maxi-risarcimento da 150 milioni di euro deciso in prima istanza, il 3 marzo 2009, a favore degli enti di Emilia e Toscana e alle persone che abitano le valli del Mugello. Hanno tolto loro l’acqua, aperto crepe nelle case, li hanno costretti a convivere per anni, dalla mattina alla sera, con polveri che si depositano ovunque, rumori assordanti delle esplosioni e bip dei camion in retromarcia.

Le opere di ripristino che si sono realizzate consentono di migliorare in parte la situazione, ma per gli abitanti del Mugello i loro fiumi non canteranno mai più come prima.

Tav: “Senatore della Lega fermò causa per cava abusiva e ci promise ‘legge mancia’”

Articolo tratto da: ilfattoquotidiano.it

L’ex vicesindaco di Sedriano, primo comune lombardo sciolto per mafia, racconta a verbale un intervento di Massimo Garavaglia per evitare che il Comune agisse contro la società dell’Alta velocità. “In cambio ci offrì lo stanziamento di fondi per 500mila euro”. L’assessore maroniano si difende: “Azione legale non avrebbe portato da nessuna parte, ma nessuna offerta”
L’attuale assessore regionale vicinissimo al presidente Roberto Maroni conferma in parte la circostanza risalente al 2009. Chiamato mercoledì 1 luglio a deporre dai legali della difesa e incalzato dal Pm antimafia, Giuseppe D’Amico, Garavaglia dichiara: “E’ vero, partecipai a un incontro a Sedriano e sconsigliai di intentare una causa contro il Tav, queste cose non portano da nessuna parte”. Perché un senatore della repubblica chiede a un amministratore locale del suo partito di desistere dall’ottenere giustizia rispetto al torto subito da Tav? “Vincere la causa sarebbe stato impensabile. Consigliai di trovare un accordo”. Però sulla promessa di far piovere su Sedriano 500mila euro Garavaglia, all’epoca vicepresidente della commissione Bilancio del Senato e responsabile economico della Lega, nega: “Non ne ho mai parlato”.

Ma l’avvocato dell’ex sindaco di Sedriano, Giorgio Bonamassa, legge gli eventi in altro modo: per lui Garavaglia fu grande sponsor della Tav fin dagli anni ’90, quando era sindaco di Marcallo con Casone (1999-2009), uno dei comuni interessati al passaggio del treno super veloce. Nel corso dell’interrogatorio spuntano due società a maggioranza pubblica: Scr e E2Sco, nei cui Cda compareRenzo Pravettoni, patron di Ecoter, un colosso nel mondo delle escavazioni, ma compare anche Marina Roma, moglie di Garavaglia. Le società lavorano molto negli anni del Tav. In entrambe è il comune di Marcallo a fare la parte del leone, possedendo il 25 per cento delle azioni. Quando il Tav viene inaugurato, il conto da pagare è di 2,7 miliardi di euro. Secondo Garavaglia il treno super veloce porta progresso e lavoro. Già. Però lascia anche in eredità sette cave abusive (sequestrate dalla Procura di Milano nel 2008) tra Cornaredo, Arluno, Ossona,Boffalora, Magenta, Sedriano e Marcallo: siti utilizzati per l’Alta Velocità e poi riempiti con rifiuti pericolosi come cemento, amianto e plastica. Risultato: 84mila metri cubi di scorie di edilizia inquinante da mercurio, piombo e benzopirene finiscono sotto terra. Una notte, a Sedriano, i cittadini chiamano i vigili: “Da un campo stanno uscendo fumi colorati”. Gli agenti non ci credono. Si recano sul posto. Ed è tutto vero. Dietro il business della cave abusive e dei rifiuti tossici c’è la ‘ndrangheta, come emerge da diverse inchieste.

Pavoni, presidente del Collegio dei costruttori Bresciani, cosa stai dicendo? Gente aprite gli occhi da chi fa solo i propri interessi!

Nelle scorse settimane sul quotidiano BresciaOggi è stato pubblicato un articolo dal titolo “L’Alta velocità è una grande occasione», in cui Pavoni, presidente del Collegio costruttori della provincia di Brescia, ha dichiarato di essere convinto della bontà del progetto TAV Brescia-Verona, aggiungendo anche che «un’infrastruttura così non può essere a costo zero».

Le valutazioni che Pavoni ha fatto a nome del Collegio, a nostro parare, dimostrano una totale disinformazione riguardo quest’opera e, soprattutto, una globale mancanza di corrette informazioni che permettano di poter giungere alle conclusioni da lui tratte. Conclusioni che rientrano perfettamente nella retorica da slogan per cui le grandi opere servono, portano lavoro e ci collegano all’Europa.

Ma sappiamo bene che le cose non sono proprio così.

Prima di tutto presentiamo il Sig. Tiziano Pavoni, Presidente del Consiglio di Amministrazione della Pavoni SPA, azienda attiva nel settore dell’edilizia civile e industriale, stradale, delle infrastrutture e del movimento terra. Azienda che ha un fatturato di oltre 17 milioni di euro l’anno.

Premesso che lo stesso  è componente del consiglio di amministrazione anche di altre aziende operanti nel settore edile, il signor Pavoni è anche il presidente dei costruttori e ovviamente parla per interesse di chi rappresenta.

Già dopo le prime righe dell’articolo (che per onore di cronaca riportiamo di seguito alle nostre osservazioni) è evidente che siano solo i meri profitti a far parlare così Pavoni.

Pavoni parla del “l’importanza strategica di questa nuova infrastruttura”: curioso sottolineare che di “nuovo” non c’è proprio nulla in un progetto datato 1991. Ma soprattutto di strategico c’è ancora meno. Vedere il TAV come la strategia corretta per far ripartire l’aeroporto fantasma di Montichiari (che non è mai partito e che ora gli stessi promotori dell’opera TAV vorrebbero accantonare come un’eventuale ultimo lotto costruttivo la parte di Tav passante da Montichiari) è veramente utopico. Ma altrettanto irreale è pensare che il TAV sia lo strumento adatto per far ripartire il lavoro e l’economia bresciana, quando sappiamo bene che generalmente la costruzione di queste opere non porta lavoro ai locali. Non per altro, per il TAV Treviglio-Brescia attualmente in costruzione, i lavori sono stati subappaltati alla Società Condotte, che a sua volta utilizza aziende di Sondrio, Frosinone, ecc.

Ovviamente è chiaro come l’interesse molto spiccato nei confronti della costruzione di quest’opera da una parte del mondo imprenditoriale sia dovuta al fatto che il 60% dell’importo dei lavori che Cepav Due dovrà fare, dovrà essere appaltato a terzi con gare pubbliche (obbligo imposto all’Italia per evitare una procedura di infrazione europea); sono in gioco quindi una quantità esorbitante di soldi, anche se non materialmente presenti, cui queste ditte sperano di beneficiare in un momento di crisi come questo, a prescindere  ovviamente dall’utilità o meno dell’opera finita. Un modus operandi tipico all’italiana: prima costruiamo e cerchiamo di guadagnare, poi ci preoccuperemo di vedere cosa ne sarà del progetto finito!

Pensiamo ad esempio alla sorte che è toccata a quei piccoli imprenditori che hanno collaborato alla costruzione della BreBeMi (altra grande opera “utile e strategica” che ad un anno dall’apertura si è dimostrata un flop totale andando ad aggiungersi al debito pubblico italiano) che non sono stati pagati, per poi fallire miseramente. Stessa sorte sta toccando alle ditte a cui sono stati appaltati i lavori per la costruzione del TAV tra Liguria e Piemonte, il famoso Terzo Valico.

Ovviamente per questa “nuova” opera ci si auspica una fine diversa, ma noi crediamo ai fatti e non alle favole, soprattutto se di mezzo ci sono delle perdite economico/sociali/ambientali di questo livello.

In ogni caso resta abbastanza controversa l’idea di far guadagnare l’economia nazionale, agevolando o rilanciando alcune categorie produttive, al prezzo della distruzione di altre: molte aziende agricole saranno danneggiate a tal punto da rischiare la chiusura, per non parlare del settore del turismo (ricordiamo che il Lago di Garda è il terzo polo turistico italiano) che negli anni dei cantieri verrà pesantemente penalizzato. Anche queste attività danno lavoro, fatturano, creano indotto. Su che criterio si basa la scelta di chi sopravvive e di chi affonda?

Il continuare a perpetuare l’idea che servano grandi opere pubbliche per alleviare la pesante crisi economica del settore, ci fa sorgere spontanee alcune domande: terminato il TAV (chissà con quanti anni di ritardo rispetto ai 7 anni preventivati), cosa dovremo costruire per alleviare la crisi aggiuntiva in cui si troveranno questi costruttori? Ma soprattutto perché, ad esempio, per aiutare questo settore non iniziamo con le “piccole opere” utili, mettendo a norma tutte le strutture scolastiche che cadono a pezzi in testa ai nostri figli, dando lavoro utile e onesto alle imprese locali? Solo uno di tanti esempi di “piccole opere” utili di cui l’Italia avrebbe veramente bisogno nei diversi settori: scolastico, sanitario, culturale ecc.

Forse a queste “piccole opere” non si pensa perché gli interessi economici sono inferiori (assurdo considerando che di mezzo c’è l’incolumità e l’istruzione dei nostri figli, ad esempio), e verrebbe a mancare quel facile e cospicuo guadagno di alcuni, come nel caso dei General Contractor.

Andando avanti a leggere l’articolo in questione, riteniamo che sia fortemente offensiva l’affermazione che il progetto “è frutto di accordi transnazionali datati e non discutibili da singole comunità”.

Questi accordi “trans-nazionali”, tanto per cominciare, vengono pagati dalle nazioni interessate (Italia in questo caso) e soprattutto “trans-nazionali” implicherebbe che l’opera venga costruita anche da altre parti, quando invece è solo l’Italia che sta effettivamente portando avanti questo progetto. Assurdo e antidemocratico inoltre pensare che le comunità locali interessate dalla costruzione di un opera cosi impattante sul territorio, non debbano essere prese in considerazioni nelle decisioni che li riguardano.

Anche nell’assurdità della stessa legge Obbiettivo viene sottolineato come “la partecipazione dei cittadini assume un ruolo rilevante nella procedura di valutazione di impatto ambientale che deve considerare oltre agli aspetti tecnici e scientifici anche la molteplicità di interessi e conflitti legali alla realizzazione dell’opera..” Sono solo parole quelle contenute nelle nostre leggi, oppure la legge andrebbe rispettata?

Per non parlare dell’assurdità del ragionamento che riguarda l’aeroporto di Montichiari e che paragona Brescia e Montichiari a Parigi e Lione. Nei nostri territori, tanto per cominciare, non si arriverebbe ad avere una vera e propria alta velocità se non per brevissimi tratti essendo le fermate comunque molto vicine tra loro e all’interno di centri abitati ma, soprattutto, prendere come esempio la Francia, che al momento non vuole costruire l’alta velocità per dare la priorità al riammodernamento dei treni già esistenti, ci sembra al quanto emblematico.

Entrando nello specifico sulla questione merci ( alta capacità), ribadiamo per l’ennesima volta che non esiste ad oggi su alcuna tratta TAV in funzione in Italia, nessun servizio merci che transita, e non risulta alcuna previsione in tal senso nel breve o medio periodo!

Tecnicamente, inoltre, sulle linea a 25 mila volt come quella del TAV italiano non possono viaggiare treni merci, cosa che in ogni caso non accade in nessun altro paese del mondo. Sfatiamo quindi definitivamente anche il mito che il TAV serva per trasportare merci; oltre ai molteplici impedimenti tecnici per questo genere di progetto e trasporto (che anche le ferrovie conoscono), la questione della logistica e dei costi, per il quale infatti non c’è richiesta di trasposto merci su ferro da parte delle nostre aziende, non è certamente trascurabile.

Infine, Pavoni ritiene che il TAV sia un’opera che porterà un notevole e decisivo passo avanti sul fronte dei collegamenti locali indispensabili per sostenere l’economia bresciana (non vi ricorda l’elogio alla BreBeMi?), allora ci domandiamo perché se quest’opera è veramente frutto di una strategia e porterà guadagno, non vengono fatti investimenti privati da ditte come quella dello stesso Pavoni? Perché si parla di un miglioramento dei collegamenti bresciani, quando questo treno avrà pochissime fermate solamente nei grossi centri urbani, tagliando fuori tutte le piccole realtà (che sono anche spesso le più colpite dai lavori)?

Pavoni, infine, sostiene che “un’ infrastruttura così non può essere a costo zero”, e su questo noi gli diamo pienamente ragione. L’onere economico per la costruzione del Tav e il sacrificio del consumo di ettari di suolo non sono assolutamente a costo zero,  in questo caso “di zero” ci sarebbero solamente i benefici per le persone coinvolte direttamente o non ( i soldi spesi per il Tav sono soldi della collettività) da anni di cantieri.

Restiamo dell’idea che forse i costruttori bresciani, che “dovrebbero” comunque rientrare tra gli attori economici dell’opera secondo quanto dichiarato, a nostro parere meriterebbero di lavorare diversamente e favore dell’intera comunità, di cui loro stessi fanno parte. Cosa lasceranno in termini di infrastrutture utili ai loro figli e nipoti? Il Tav e un immenso debito pubblico di un’opera, dati alla mano, inutile. Siamo anche noi a favore dello “sviluppo” citato da Pavoni, ma quando è utile e privo di speculazioni.

Avremmo potuto scrivere infinite pagine per smontare più nel dettaglio quest’articolo ma crediamo che già quanto detto possa bastare a indurre verso un ragionamento più realistico, e privo di interessi, chi deve essere informato o chi è direttamente coinvolto.

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

 

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

«L’Alta velocità è una grande occasione»

Pavoni resta convinto della bontà del progetto: «Un’infrastruttura così non può essere a costo zero»

11/06/2015

Il presidente Tiziano Pavoni

Il presidente Tiziano Pavoni

L’Alta velocità si avvicina a grandi passi a Brescia, puntando giorno dopo giorno e chilometro dopo chilometro su Verona. Così, mentre il dibattito degli ultimi mesi si è incentrato sul passaggio o meno da Montichiari, ieri il Collegio costruttori della provincia di Brescia, per voce del presidente Tiziano Pavoni, è intervenuto sull’opera esponendo le proprie valutazioni. «L’importanza strategica di questa nuova infrastruttura ferroviaria è sotto gli occhi di tutti noi – ha ricordato Pavoni -. La pianificazione dell’opera rappresenta per il nostro territorio un deciso passo in avanti sul fronte dei collegamenti indispensabili per sostenere lo sviluppo dell’economia. La soluzione di interscambio con l’aeroporto di Montichiari rappresenta un’occasione di sviluppo unica nel nostro territorio che agevolerà indubbiamente gli spostamenti per Brescia con ampie ed indiscutibili ricadute occupazionali e che porta la nostra città a candidarsi a diventare, al pari di Parigi e Lione, uno dei principali punti di interscambio per i trasporti Europei». Come dire che la presenza delle due interconnessioni in ingresso e in uscita da Brescia garantirà nel tempo la possibilità dei treni anche di fermarsi nella stazione della nostra città, oltre che nella prevista fermata di Montichiari, ormai inserita nell’area metropolitana di Brescia.«Ho seguito con molta attenzione il dibattito che in questi ultimi giorni ha accompagnato l’iter di approvazione della valutazione dell’impatto ambientale che l’opera produrrà sul nostro territorio – ha proseguito il presidente -. E un’opera che travalica gli interessi non solo locali ma anche nazionali proprio perché coinvolge l’intero continente, è frutto di accordi transnazionali, datati e non discutibili da singole comunità locali. È peraltro noto che il miglioramento dei sistemi di trasporto, sia a livello nazionale che transnazionale, agevola la crescita e lo sviluppo economico delle aree interessate ed in questa prospettiva mi sento di poter affermare che l’opera costituisce un’importante occasione anche per lo sviluppo economico della nostra Provincia».NON SOLO. «Certo non possiamo pensare che un’infrastruttura di tale rilevanza sia a costo zero e non produca alcun effetto e non comporti sacrifici – ha precisato Pavoni -. Non è mio intendimento relegare gli aspetti ambientali in secondo piano. Ritengo però che sia terminato il tempo della discussione: chi aveva interessi legittimi da far valere non doveva certo attendere l’avvio dell’opera. Credo perciò che, pur non negando che ci possano essere ancora margini di manovra per conciliare al meglio le esigenze della tutela ambientale con il necessario avvio dell’opera, questo non debba comportare inutili rinvii. Non possiamo attendere oltre: le scelte sono state da tempo fatte, non possiamo mettere in discussione l’intera realizzazione». Chiaro, quanto l’intenzione di non schierarsi. «Non voglio schierarmi nelle discussioni in atto – ha tenuto a precisare Pavoni -, nemmeno in merito alla localizzazione delle aree di coltivazione delle cave per il reperimento degli inerti necessari alla realizzazione dell’opera. Chiedo però che non siano solo occasioni per procrastinare l’avvio dei lavori. Inoltre ritengo che in questa negativa fase congiunturale gli investimenti in opere pubbliche, quali quelli previsti per l’opera in parola, riescano a conciliare vari obiettivi: sono il miglior contributo per cercare di alleviare la pesante crisi economica. E in questa ottica voglio sottolineare – prosegue il presidente dei Costruttori – l’importanza dei riflessi che la realizzazione dell’opera può comportare per il comparto edile della Provincia di Brescia. Le difficoltà che il settore edile sta attualmente attraversando sono note. Il numero delle aziende esposte ai venti della crisi, che hanno dovuto ridimensionare o addirittura cessare la propria attività, è da anni in costante ascesa. Ciò ha comportato la perdita dall’anno 2008 a oggi di circa 9 mila operai, quasi la metà della forza lavoro del comparto bresciano. Quindi l’avvio dei lavori per l’Alta velocità può costituire un irripetibile occasione di sviluppo».

Giuseppe Spatola

ANCHE LA TRATTA AD ALTA VELOCITA’ BRESCIA – VERONA NEL MIRINO DELLA PROCURA

ordinanza Firenze

 

Ci sono anche la Tav Brescia-Verona e il Consorzio Cepav Due tra gli indagati finiti nel mirino degli inquirenti  che hanno portato all’arresto del dirigente del ministero dei Lavori Pubblici Ercole Incalza, del suo collaboratore Sandro Pacella e degli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo, presidente del Cda di Centostazioni Spa, società del gruppo Ferrovie dello Stato. L’inchiesta condotta dal procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo coinvolge cinquanta indagati. Tra le figure chiave l’ingegnere Stefano Perotti, responsabile della società Ingegneria Spm, a cui sono stati affidati incarichi di direzione lavori per la realizzazione di diverse «Grandi Opere», ferroviarie ed autostradali. Oltre alla tratta Milano -Verona, anche il nodo tav di Firenze per il sotto attraversamento della città, la tratta ferroviaria Firenze-Bologna, la tratta Genova – Milano Terzo Valico di Giovi,l’autostrada Civitavecchia – Orte – Mestre, l’autostrada Reggiolo Rolo – Ferrara, l’Autostrada Eas Ejder -Emssad in Libia, conferiti da Anas International Enterprise spa. Dall’indagine è emerso altresì come Perotti abbia influito illecitamente sulla aggiudicazione dei lavori di realizzazione del Palazzo Italia Expo.
Proprio il rapporto di «dipendenza» del controllore (che dovrebbe agire nell’interesse della pubblica amministrazione) con il controllato è stato sfruttato dagli indagati per la realizzazione dei propri fini di arricchimento illecito, facilitando l’accoglimento delle pretese degli esecutori dell’opera in termini di minori controlli e accettazione di riserve e varianti, con il conseguente incremento dei costi dell’opera e quindi dei guadagni.

Secondo l’inchiesta, appalti per 25 miliardi di euro in 10 anni furono affidati a società legate all’imprenditore Stefano Perotti con modifiche alla direzione dei lavori che permettevano di far lievitare i costi fino al 40%. Perotti affidava consulenze retribuite a Incalza che avrebbe influito in modo illecito sulla aggiudicazione dei lavori del ‘Palazzo Italia Expo’. Per questo filone d’inchiesta è indagato pure Antonio Acerbo, l’ex manager di Expo già arrestato lo scorso ottobre per la cosiddetta ‘cupola milanese degli appalti’.

Sempre dall’inchiesta spuntano poi “incarichi di lavoro procurati a Luca Lupi”, figlio del ministro delle Infrastrutture, il ciellino, Maurizio Lupi, che lunedì prossimo ha annunciato la propria visita a Brescia, al Pirellino, per incontrare i sindaci dei comuni coinvolti dal Tav verso Verona.

Comunicato stampa

Firenze, 16 marzo 2015

Sugli arresti eccellenti a seguito dell’inchiesta sul Passante TAV fiorentino

La giornata del 16 marzo 2015, oggi, sta mostrando una Italia schizofrenica: mentre a Torino si sta celebrando un processo allo scrittore Erri De Luca per “istigazione al sabotaggio”, a Firenze l’inchiesta partita dalle indagini sul “Passante TAV di Firenze” sta mostrando, ancora una volta, il vero volto delle grandi opere inutili, cioè un enorme verminaio di  corruzione e pessima economia che sta contribuendo in maniera sostanziale al disastro sociale ed economico italiano.
Le/i cittadine/i non possono che ringraziare la magistratura per aver sollevato il velo che copre il corpo in decomposizione del mondo delle infrastrutture. Le inchieste non fanno altro che confermare le denunce della cittadinanza attiva, in tutta Italia, che da più di un decennio sta indicando le gravissime anomalie del mondo delle grandi opere.
Ovviamente dovremo aspettare di leggere le motivazioni dei provvedimenti da parte della magistratura, ma il quadro che ormai abbiamo sotto gli occhi è abbastanza chiaro: qui non si tratta di qualche mela marcia – come si affanneranno presto a dire molti esponenti politici – ma di una finestra spalancata su un sistema complessivo di malaffare.
Ercole Incalza non è un dirigente qualunque: capo della Struttura di Missione del Ministero delle Infrastrutture sotto governi di tutti i colori, primo amministratore delegato di TAV S.p.A. che ha introdotto il sistema criminogeno del “general contractor all’italiana” e la spartizione del primo enorme regalo al sistema di grandi imprese parassitarie. Incalza ha presenziato a tutto il sistema delle grandi opere inutili che hanno parassitato parecchie centinaia di miliardi di euro agli Italiani.
Se, come pare, nessun politico è coinvolto nell’inchiesta, è tutta la politica nazionale e locale ad essere chiamata in causa. La magistratura ha svolto il suo compito, quello di scoprire reati commessi; al governo e al parlamento spetterebbe il compito di legiferare perché il sistema criminogeno che è stato messo in opera venisse smantellato.
Il Ministero del Tesoro dovrebbe cominciare a guardare cosa succede dentro le Ferrovie dello Stato, visto che ne controlla il 100% delle azioni: l’amministratore delegato Michele Mario Elia, di fronte alla denuncia del comitato fiorentino dell’esplosione dei costi del Passante, non ha trovato di meglio che minimizzare e affermare il falso dicendo che i cantieri fiorentini sono fermi. I lavori vanno avanti in maniera molto rallentata, ma i costi stanno volando alle stelle in maniera incontrollata davanti alla colpevole cecità della politica locale, nazionale e delle stesse FS.
Il Governo del premier più querulo della storia repubblicana si spera trovi non solo battute di spirito, ma strumenti per smantellare completamente il sistema criminogeno delle infrastrutture e lo stesso decreto sblocca-Italia che è nella scia della “legge obiettivo”, uno dei più fallimentari provvedimenti degli ultimi decenni: le opere concluse sono solo l’8%, mentre il flusso di denaro verso il sistema politico-economico-mafioso si è mantenuto costante e generoso.
Ormai è chiaro a tutti: il sistema di deregulation delle grandi opere non è finalizzato ad una più efficiente realizzazione delle stesse, ma a garantire un generoso finanziamento del sistema parassitario che le gestisce.
Ad una politica seria resterebbe solo una cosa da fare: sabotare questo vergognoso malaffare.

Comitato No Tunnel TAV Firenze

http://www.notavterzovalico.info/2015/03/16/arrestato-incalza-gestione-illecita-grandi-opere-fra-cui-il-terzo-valico/

http://www.notav.info/post/arrestato-incalza-cade-un-pezzo-del-sistema-tav/

http://www.notav.info/post/incalza-e-lillegittimo-utilizzo-della-legge-obiettivo-per-il-mantenimento-dellappalto-del-2005-per-il-tunnel-di-venaus/

http://www.notav.info/post/incalza-uno-degli-imprenditori-arrestati-procuro-lavori-al-figlio-di-lupi/

http://www.radiondadurto.org/2015/03/16/grandi-opere-un-vero-affare-davvero-chi-si-ribella-e-il-criminale/

http://www.radiondadurto.org/2015/03/16/tav-arrestato-ercole-incalza-luono-forte-degli-appalti-pubblici/

 

 

 

GIOVEDI 5 MARZO DIBATTITO PUBBLICO A MONTICHIARI

10410618_1050630874952352_6868042031253846552_n

Riprendiamo con entusiasmo l’incontro organizzato un mese fa e saltato causa meteo:
Giovedì 5 MARZO ore 21 al Cinema Gloria di Montichiari incontro e dibattito pubblico per informarsi sull’inutile e dannosa grande opera del TAV.

Interverranno:
– Dott. Erasmo Venosi: fisico nucleare, ex Vice Presidente Commissione I.P.P.C. del Ministero dell’Ambiente.
– Dott.ssa Marta Vanzetto: esperta in diritto ambientale.

Un treno inutile e dannoso.

Un debito economico per le generazioni future

10 MILIARDI DI EURO preventivati
(fonte: Il Sole 24 ore, dicembre 2014)

Erosione di suolo agricolo con danni all’economia locale e al turismo: la zona del Basso Garda e della produzione del Lugana verrà devastata con cantieri che dureranno anni.

Grave impatto ambientale: il TAV passerà su numerosi siti inquinati come sulle discariche di Montichiari provocando danni irreparabili alle falde acquifere e alla salute di tutti i cittadini.

Escavazione di nuove cave = nuove discariche.

A Montichiari il TAV avrà una fermata in mezzo alle discariche e vicino all’Aeroporto: obbiettivo dei nostri amministratori è quello di avviare a pieno ritmo l’aeroporto causando un aumento enorme di inquinamento acustico e dell’aria.

Centinaia di espropri di case, terreni agricoli e aziende.

E tutto questo loro lo chiamano “sviluppo”?

#fermarloèpossibile #fermarlotoccaanoi

facebook: Coordinamento No Tav Brescia-Verona

Esposito scopre i costi del tav e prepara i braccioli in vista della nave che affonda

0750_braccioliPubblichiamo qui un articolo di Repubblica per intero dove il “borghezio del pd”, il senatore Stefano Esposito, acerrimo nemico del movimento del TAV e forte sostenitore della costruzione dell’alta velocità, scopre che i costi del tav sono insostenibili e han fatto la cresta senza che lui sapesse niente. Ingenuo? Malinformato? Troppo impegnato sui social network? Chissà, sta di fatto che il senatore Pd gioca questa mossa e che conoscendolo userà per avere più rassicurazioni sulla linea dei suoi sogni.

Intanto per non sbagliare indossa i braccioli, si sa mai che la nave affonda a breve!

Da Repubblica:

Esposito: “Se il costo della Tav è di 7 miliardi, meglio rinunciare all’opera”

Il senatore pd, da sempre favorevole alla Torino-Lione, all’attacco: secondo alcuni dati di Rfi la spesa sarebbe più che doppia. Chiesta l’audizione urgente in commissione Trasporti del ministro Lupi e dei vertici delle ferrovie

“Nei giorni scorsi Il Sole 24 ore ha pubblicato documenti di Rfi dai quali risulterebbe che, contrariamente a quanto deciso e discusso fino a d oggi nelle aule parlamentari, il costo della tratta internazionale della Torino-Lione non sarebbe di 2,9 miliardi ma di 7 miliardi”. Lo afferma il senatore del Pd Stefano Esposito.

Il presidente Ue della commissione trasporti: “L’opera non è nostra priorità”

“Questa mattina – riferisce Esposito in una nota – ho chiesto in Commissione trasporti al Senato l’audizione urgente dei vertici Rfi, del ministro Maurizio Lupi e del ministero dell’Economia. Pretendo una risposta chiara, credibile e certa sui reali costi della Torino-Lione”. Per il senatore del Pd “nel caso in cui dovessero essere confermate le cifre date da Rfi, non indugerò un solo minuto a presentare una mozione parlamentare per chiedere al governo l’immediata interruzione dei lavori e la rinuncia alla realizzazione della tratta italiana del corridoio mediterraneo”.

Bloccata sul nascere la nuova società di costruzione dell’opera

La “novità – riporta Esposito – sarebbe frutto di un accordo di programma tra ministero dei Trasporti e Rfi, di cui nessuno era a conoscenza, men che meno il Parlamento”. Il senatore democratico ricorda che “questa opera è al centro di un aspro dibattito e non intendo accettare che non ci sia totale trasparenza e chiarezza sui costi, non mi accontenterò di spiegazioni tecniciste e burocratiche. Mi auguro di ottenere la conferma che quanto fino ad ora dichiarato e contenuto negli atti legislativi trovi pieno riscontro, nel qual caso chi si è reso responsabile di questi numeri in libertà dovrà pagarne le conseguenze”. In caso contrario scatterebbe la proposta di fermare la realizzazione dell’opera: “infatti – conclude Esposito – se il costo della Torino-Lione fosse di 7 miliardi meglio pagare le penali alla Francia. Basta con il paese dei furbi e dei burocrati che decidono senza rispettare il Parlamento”

TAV e sfratti: un’esperienza umana

Pequod vi propone un’intervista che tenta di approfondire l’esperienza dello sfratto, dell’“espropriazione per pubblica utilità” che nel concreto significa abbandonare forzosamente la propria casa, in virtù della realizzazione di un progetto più grande. Anche quando non si condivide tale progetto.
 Ne abbiamo parlato con Alessandra Zanini, dietista di 25 anni che ha sempre vissuto in un’abitazione di via Toscana, a Brescia, fino a quando le hanno comunicato di dover lasciare la sua casa per la realizzazione di una tratta ferroviaria ad alta velocità.
 Ciò che spesso sfugge tra le pagine dei quotidiani è la dimensione umana di tali esperienze, che tocca tutti al di là delle personali posizioni ideologiche e dei tecnicismi.
  
Alessandra, partiamo dall’inizio: la tua famiglia come ha saputo dell’esproprio? Sul Giornale di Brescia (26 luglio 2012) leggo le parole di Maurizio Zanini, tuo padre: siete stati informati solo dai giornali?
 «Tutto è iniziato nel luglio 2012, quando da un articolo del Giornale di Brescia si parlava di lavori in città che nei prossimi anni avrebbero recato disagi al traffico e alla cittadinanza; tra questi c’erano quelli previsti per il TAV a Brescia, con l’abbattimento di alcune palazzine. C’era la foto di casa nostra.
 Solo in via Toscana si tratta di 23 abitazioni; si aggiungono le 4 di Villaggio Violino e i giardini privati di via Roncadelle, per un totale di circa cento persone coinvolte direttamente.
 Abbiamo chiesto informazioni alle amministrazioni, ma nessuno sembrava saper nulla. Ad agosto arrivano le prime comunicazioni di Italferr [ditta incaricata dei lavori per la tratta bresciana del TAV, n.d.A], che chiede di formulare una proposta di indennizzo per l’esproprio della propria casa, ma cercando sul sito di Italferr apprendiamo che l’ammontare degli espropri era già stato fissato. Intanto nessun politico o ente competente ci ha dato informazioni, lasciando che si generasse il panico totale. Considera che la maggior parte dei coinvolti sono anziani che vivono in casa loro “da tutta una vita” e lì hanno cresciuto tutta la famiglia.»
Le case di via Toscana che saranno abbattute per la costruzione del TAV.
Quali sono state le risposte del comune di Brescia?
 «Dopo una pressante richiesta mediatica, il 2 ottobre 2012 riusciamo ad avere un incontro con il sindaco di Brescia (ai tempi Adriano Paroli) e Italferr, che ribadisce di non voler modificare il progetto per evitare di abbattere le case coinvolte.
 A fine anno si ha solo la certezza che le case dovranno essere lasciate entro fine 2013, ma a febbraio Italferr comunica che chiede la disponibilità delle case entro gennaio 2014. Essendo vicino alle elezioni amministrative, Paroli, sindaco PDL in carica, fa promesse di ogni tipo agli abitanti di via Toscana: parla di salvare una palazzina, di ricostruire una “piccola via Toscana” in una zona vicina… ma la realtà è diversa. La gente era spaventata, le mie vicine di casa più anziane si auguravano di morire prima di dover lasciare casa. Intanto Italferr fa un vero e proprio ricatto: o accettate i soldi dell’indennizzo o subentra l’esproprio coatto e venite sbattuti fuori senza prendere niente.
 Gli abitanti di via Toscana, uniti in un comitato per tutelarsi, riescono a ottenere un incontro con i principali candidati sindaci e proiettano il video Tav – Storie di espropri a Brescia, per far capire a tutti che la casa non è solo mattoni, soldi e nulla più. La casa è ricordi, emozioni, sentimenti. In questo penoso incontro i candidati si dimostrano completamente disinformati sulla questione TAV a Brescia, fatto seriamente vergognoso visto il costo e l’impatto ambientale che ha sulla città.
 Con l’aiuto di un tecnico il comitato obbliga Italferr a riconsiderare il valore effettivo di ogni abitazione e così l’indennizzo diventa più congruo al valore della casa, ma non permette di ricomprarsene una di uguali caratteristiche e soprattutto non considera il danno morale alle persone, costrette ad abbandonare abitudini e ritmi di vita consolidati.
 Da settembre 2013 iniziano le prime cessioni obbligatorie delle abitazioni, che tra pochi giorni saranno completamente vuote.»
Come pensavate sarebbe cambiata la vostra vita e come è realmente cambiata, nel quotidiano?
 «Abbiamo passato un anno e mezzo devastante, pieno di sofferenza, rabbia e frustrazione per non essere riuscite a far nulla per le nostre case e a far capire che il passaggio del TAV creerebbe danni a tutti: inquinamento, devastazione ambientale e disagi dovuti ai lavori. Molte persone ancora non sanno, o forse fingono di non sapere. Come i negozianti e i cittadini che fingono di non sapere che si troveranno i cantieri davanti alle attività, sotto le finestre di casa. Per ora non c’è, quindi non è un problema. La storia della Val Susa e di altre città già segnate dal TAV purtroppo alla popolazione “media” non è arrivata nel modo giusto. Credo che in questo caso i mass media abbiano creato lostereotipo del No Tav = Black Block che spaventa chi non conosce i motivi e le modalità di questa lotta.»
È da quel momento che hai deciso di partecipare attivamente nel gruppo NoTAV di Brescia oppure eri già coinvolta nelle iniziative?
«Da agosto 2012, conoscendo gli attivisti della Rete Antinocività Bresciana, decidiamo di creare un gruppo, inizialmente composto da 3-4 persone tra cui io e mia sorella Valentina, per fare informazione sul TAV nella nostra città. Il gruppo cresce e creiamo varie iniziative: spettacoli di teatro, presidi, volantinaggi, presentazioni di libri, proiezioni di video, dibatti ecc. Partecipiamo anche a livello nazionale a una lotta che negli ultimi tempi è emersa non solo come lotta contro un treno, ma contro un modello di sviluppo che non funziona.
 Essendo parte di Rete Antinocività per noi la questione ambientale di Brescia è un punto fondamentale per far emergere come i soldi pubblici vengano spesi per grandi opere i cui i profitti vanno a pochi, mentre l’ambiente e la salute dei cittadini sono all’ultimo posto nell’agenda della amministrazioni.»
 
Una delle prime iniziative organizzate da Alessandra Zanini all’intero del gruppo No TAV.
Se l’“espropriazione per pubblica utilità” è un provvedimento giuridico che sacrifica il bene privato per il bene della collettività, quali considerazioni puoi fare, considerando le specifiche problematiche di Brescia?
 «“Bene della collettività”? Sia l’attuale sindaco Del Bono che la dirigente Italferr della tratta bresciana, a questa domanda hanno saputo rispondere solo: «Un guadagno di più di 10 minuti di tempo tra Milano e Brescia». A che costo però? 2 miliardi di euro e capannoni, case, campi espropriati e distrutti… e un biglietto che sarà inaccessibile a tutti.
 Pensa che a Brescia questa bretella non doveva nemmeno passare… l’ha voluta, per il prestigio della città, l’ex sindaco PD Corsini, amico di partito della Lorenzetti, arrestata per il traffico illecito di rifiuti legato al TAV.
 In generale, Brescia è in uno stato di emergenza ambientale. L’acqua è contaminata da cromo esavalente, sostanza cancerogena, tanto che in alcune zone l’acqua del rubinetto è non potabile. Anche l’aria è molto inquinata; nelle scorse settimane oltre a PM10 è stata rilevata una concentrazione di PCB inspiegabile. E poi la contaminazione del suolo con materiale radioattivo, amianto…
 Viviamo in una città letale e le cose non cambieranno finché la gente non cambierà mentalità.»
 
Sacchi di amianto presso il cantiere TAV di via Roncadelle (BS), il settimo ritrovamento di sostanze nocive in poco più di 2 km di tratta in fase di esecuzione dei lavori.
 
Denuncia del ritrovamento di amianto sul Giornale di Brescia del 4 aprile 2014.
Nella foto, a destra, Valentina Zanini.
Tu e tua sorella state realizzando un video per raccontare la vostra esperienza e la difficoltà anzituttoumana di affrontare l’allontanamento forzoso dalla propria casa…
 «È un’idea di mia sorella, che ha scritto delle frasi su emozioni e pensieri riferiti a ogni stanza della nostra casa. Questo per comunicare quello che abbiamo provato e stiamo provando: dolore, rabbia, rancore… Perdiamo non una casa, ma i ricordi di una vita, i ricordi di nostra madre, di noi piccole… e in tutto questo ci sentiamo solo giudicate, da una parte come “ribelli” e dall’altra come “vendute”. Questo non ci demotiva, anche se portare avanti questa lotta è stato difficile. Per noi la lotta No TAV non finiva terminata una riunione; per mesi si è parlato solo di quello in casa, ogni pranzo e ogni cena. Con le difficoltà che un nucleo famigliare può avere nell’affrontare la cosa. Noi vivevamo solo con nostro padre, che essendo in pensione e avendo due figlie disoccupate, ha deciso di proteggere la sua famiglia accettando l’esproprio. Noi invece avremmo lottato con le altre famiglie.»
Con quale stato d’animo ti sei avvicinata alla “consegna delle chiavi” di lunedì 7 aprile?
 «Abbiamo cercato di non pensarci fino all’ultimo. Sarà difficilissimo, significherà arrendersi, mettere da parte i propri ideali… ma non ci fermerà. Questo è successo a noi, ma non dovrà più accadere! La gente ha il diritto di essere informata! Pensa che alcune persone di via Toscana avevano comprato casa da poco e nessuno li aveva avvisati di quello che sarebbe successo. Questo non è accettabile! Tutti devono capire che dietro a quest’opera si nascondono corruzione, devastazione dei territori, pericoli per la salute dei cittadini e le generazioni future.
 Consegnare le chiavi sarà perdere una parte di questa battaglia, perdere una parte della nostra vita
Articolo tratto da: http://pequodrivista.blogspot.it/

Giù la maschera alla green – economy! Le grandi opere sono tutte figlie della stessa speculazione!

Per lunedì sera è stato organizzato un incontro dagli Ecologisti Democratici dal titolo ambivalente, “Scambi di vedute. Treni ad alta velocità: utili, inutili o dannosi?”. Basta dare un occhiata ai relatori invitati a parlare (Stefano Esposito senatore del PD, Damiano di Simine presidente di Legambiente Lombardia e Maurizio Tira assessore all’urbanistica di Desenzano ed esponente del Pd) per capire però di che cosa si tratta, o quantomeno immaginare il messaggio che verrà fatto passare durante quell’incontro. La conclusione inevitabile sarà che tutto sommato si tratta di una ferrovia, che è bene costruire perché altrimenti si dovranno realizzare altre autostrade ed è comunque preferibile ad aereo e macchine. Discorso che inevitabilmente si concluderà con frasi tipo: “Qualche soluzione alternativa al trasporto merci bisognerà pur trovarla…”. Continua la lettura di Giù la maschera alla green – economy! Le grandi opere sono tutte figlie della stessa speculazione!