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Esposito scopre i costi del tav e prepara i braccioli in vista della nave che affonda

0750_braccioliPubblichiamo qui un articolo di Repubblica per intero dove il “borghezio del pd”, il senatore Stefano Esposito, acerrimo nemico del movimento del TAV e forte sostenitore della costruzione dell’alta velocità, scopre che i costi del tav sono insostenibili e han fatto la cresta senza che lui sapesse niente. Ingenuo? Malinformato? Troppo impegnato sui social network? Chissà, sta di fatto che il senatore Pd gioca questa mossa e che conoscendolo userà per avere più rassicurazioni sulla linea dei suoi sogni.

Intanto per non sbagliare indossa i braccioli, si sa mai che la nave affonda a breve!

Da Repubblica:

Esposito: “Se il costo della Tav è di 7 miliardi, meglio rinunciare all’opera”

Il senatore pd, da sempre favorevole alla Torino-Lione, all’attacco: secondo alcuni dati di Rfi la spesa sarebbe più che doppia. Chiesta l’audizione urgente in commissione Trasporti del ministro Lupi e dei vertici delle ferrovie

“Nei giorni scorsi Il Sole 24 ore ha pubblicato documenti di Rfi dai quali risulterebbe che, contrariamente a quanto deciso e discusso fino a d oggi nelle aule parlamentari, il costo della tratta internazionale della Torino-Lione non sarebbe di 2,9 miliardi ma di 7 miliardi”. Lo afferma il senatore del Pd Stefano Esposito.

Il presidente Ue della commissione trasporti: “L’opera non è nostra priorità”

“Questa mattina – riferisce Esposito in una nota – ho chiesto in Commissione trasporti al Senato l’audizione urgente dei vertici Rfi, del ministro Maurizio Lupi e del ministero dell’Economia. Pretendo una risposta chiara, credibile e certa sui reali costi della Torino-Lione”. Per il senatore del Pd “nel caso in cui dovessero essere confermate le cifre date da Rfi, non indugerò un solo minuto a presentare una mozione parlamentare per chiedere al governo l’immediata interruzione dei lavori e la rinuncia alla realizzazione della tratta italiana del corridoio mediterraneo”.

Bloccata sul nascere la nuova società di costruzione dell’opera

La “novità – riporta Esposito – sarebbe frutto di un accordo di programma tra ministero dei Trasporti e Rfi, di cui nessuno era a conoscenza, men che meno il Parlamento”. Il senatore democratico ricorda che “questa opera è al centro di un aspro dibattito e non intendo accettare che non ci sia totale trasparenza e chiarezza sui costi, non mi accontenterò di spiegazioni tecniciste e burocratiche. Mi auguro di ottenere la conferma che quanto fino ad ora dichiarato e contenuto negli atti legislativi trovi pieno riscontro, nel qual caso chi si è reso responsabile di questi numeri in libertà dovrà pagarne le conseguenze”. In caso contrario scatterebbe la proposta di fermare la realizzazione dell’opera: “infatti – conclude Esposito – se il costo della Torino-Lione fosse di 7 miliardi meglio pagare le penali alla Francia. Basta con il paese dei furbi e dei burocrati che decidono senza rispettare il Parlamento”

TAV e sfratti: un’esperienza umana

Pequod vi propone un’intervista che tenta di approfondire l’esperienza dello sfratto, dell’“espropriazione per pubblica utilità” che nel concreto significa abbandonare forzosamente la propria casa, in virtù della realizzazione di un progetto più grande. Anche quando non si condivide tale progetto.
 Ne abbiamo parlato con Alessandra Zanini, dietista di 25 anni che ha sempre vissuto in un’abitazione di via Toscana, a Brescia, fino a quando le hanno comunicato di dover lasciare la sua casa per la realizzazione di una tratta ferroviaria ad alta velocità.
 Ciò che spesso sfugge tra le pagine dei quotidiani è la dimensione umana di tali esperienze, che tocca tutti al di là delle personali posizioni ideologiche e dei tecnicismi.
  
Alessandra, partiamo dall’inizio: la tua famiglia come ha saputo dell’esproprio? Sul Giornale di Brescia (26 luglio 2012) leggo le parole di Maurizio Zanini, tuo padre: siete stati informati solo dai giornali?
 «Tutto è iniziato nel luglio 2012, quando da un articolo del Giornale di Brescia si parlava di lavori in città che nei prossimi anni avrebbero recato disagi al traffico e alla cittadinanza; tra questi c’erano quelli previsti per il TAV a Brescia, con l’abbattimento di alcune palazzine. C’era la foto di casa nostra.
 Solo in via Toscana si tratta di 23 abitazioni; si aggiungono le 4 di Villaggio Violino e i giardini privati di via Roncadelle, per un totale di circa cento persone coinvolte direttamente.
 Abbiamo chiesto informazioni alle amministrazioni, ma nessuno sembrava saper nulla. Ad agosto arrivano le prime comunicazioni di Italferr [ditta incaricata dei lavori per la tratta bresciana del TAV, n.d.A], che chiede di formulare una proposta di indennizzo per l’esproprio della propria casa, ma cercando sul sito di Italferr apprendiamo che l’ammontare degli espropri era già stato fissato. Intanto nessun politico o ente competente ci ha dato informazioni, lasciando che si generasse il panico totale. Considera che la maggior parte dei coinvolti sono anziani che vivono in casa loro “da tutta una vita” e lì hanno cresciuto tutta la famiglia.»
Le case di via Toscana che saranno abbattute per la costruzione del TAV.
Quali sono state le risposte del comune di Brescia?
 «Dopo una pressante richiesta mediatica, il 2 ottobre 2012 riusciamo ad avere un incontro con il sindaco di Brescia (ai tempi Adriano Paroli) e Italferr, che ribadisce di non voler modificare il progetto per evitare di abbattere le case coinvolte.
 A fine anno si ha solo la certezza che le case dovranno essere lasciate entro fine 2013, ma a febbraio Italferr comunica che chiede la disponibilità delle case entro gennaio 2014. Essendo vicino alle elezioni amministrative, Paroli, sindaco PDL in carica, fa promesse di ogni tipo agli abitanti di via Toscana: parla di salvare una palazzina, di ricostruire una “piccola via Toscana” in una zona vicina… ma la realtà è diversa. La gente era spaventata, le mie vicine di casa più anziane si auguravano di morire prima di dover lasciare casa. Intanto Italferr fa un vero e proprio ricatto: o accettate i soldi dell’indennizzo o subentra l’esproprio coatto e venite sbattuti fuori senza prendere niente.
 Gli abitanti di via Toscana, uniti in un comitato per tutelarsi, riescono a ottenere un incontro con i principali candidati sindaci e proiettano il video Tav – Storie di espropri a Brescia, per far capire a tutti che la casa non è solo mattoni, soldi e nulla più. La casa è ricordi, emozioni, sentimenti. In questo penoso incontro i candidati si dimostrano completamente disinformati sulla questione TAV a Brescia, fatto seriamente vergognoso visto il costo e l’impatto ambientale che ha sulla città.
 Con l’aiuto di un tecnico il comitato obbliga Italferr a riconsiderare il valore effettivo di ogni abitazione e così l’indennizzo diventa più congruo al valore della casa, ma non permette di ricomprarsene una di uguali caratteristiche e soprattutto non considera il danno morale alle persone, costrette ad abbandonare abitudini e ritmi di vita consolidati.
 Da settembre 2013 iniziano le prime cessioni obbligatorie delle abitazioni, che tra pochi giorni saranno completamente vuote.»
Come pensavate sarebbe cambiata la vostra vita e come è realmente cambiata, nel quotidiano?
 «Abbiamo passato un anno e mezzo devastante, pieno di sofferenza, rabbia e frustrazione per non essere riuscite a far nulla per le nostre case e a far capire che il passaggio del TAV creerebbe danni a tutti: inquinamento, devastazione ambientale e disagi dovuti ai lavori. Molte persone ancora non sanno, o forse fingono di non sapere. Come i negozianti e i cittadini che fingono di non sapere che si troveranno i cantieri davanti alle attività, sotto le finestre di casa. Per ora non c’è, quindi non è un problema. La storia della Val Susa e di altre città già segnate dal TAV purtroppo alla popolazione “media” non è arrivata nel modo giusto. Credo che in questo caso i mass media abbiano creato lostereotipo del No Tav = Black Block che spaventa chi non conosce i motivi e le modalità di questa lotta.»
È da quel momento che hai deciso di partecipare attivamente nel gruppo NoTAV di Brescia oppure eri già coinvolta nelle iniziative?
«Da agosto 2012, conoscendo gli attivisti della Rete Antinocività Bresciana, decidiamo di creare un gruppo, inizialmente composto da 3-4 persone tra cui io e mia sorella Valentina, per fare informazione sul TAV nella nostra città. Il gruppo cresce e creiamo varie iniziative: spettacoli di teatro, presidi, volantinaggi, presentazioni di libri, proiezioni di video, dibatti ecc. Partecipiamo anche a livello nazionale a una lotta che negli ultimi tempi è emersa non solo come lotta contro un treno, ma contro un modello di sviluppo che non funziona.
 Essendo parte di Rete Antinocività per noi la questione ambientale di Brescia è un punto fondamentale per far emergere come i soldi pubblici vengano spesi per grandi opere i cui i profitti vanno a pochi, mentre l’ambiente e la salute dei cittadini sono all’ultimo posto nell’agenda della amministrazioni.»
 
Una delle prime iniziative organizzate da Alessandra Zanini all’intero del gruppo No TAV.
Se l’“espropriazione per pubblica utilità” è un provvedimento giuridico che sacrifica il bene privato per il bene della collettività, quali considerazioni puoi fare, considerando le specifiche problematiche di Brescia?
 «“Bene della collettività”? Sia l’attuale sindaco Del Bono che la dirigente Italferr della tratta bresciana, a questa domanda hanno saputo rispondere solo: «Un guadagno di più di 10 minuti di tempo tra Milano e Brescia». A che costo però? 2 miliardi di euro e capannoni, case, campi espropriati e distrutti… e un biglietto che sarà inaccessibile a tutti.
 Pensa che a Brescia questa bretella non doveva nemmeno passare… l’ha voluta, per il prestigio della città, l’ex sindaco PD Corsini, amico di partito della Lorenzetti, arrestata per il traffico illecito di rifiuti legato al TAV.
 In generale, Brescia è in uno stato di emergenza ambientale. L’acqua è contaminata da cromo esavalente, sostanza cancerogena, tanto che in alcune zone l’acqua del rubinetto è non potabile. Anche l’aria è molto inquinata; nelle scorse settimane oltre a PM10 è stata rilevata una concentrazione di PCB inspiegabile. E poi la contaminazione del suolo con materiale radioattivo, amianto…
 Viviamo in una città letale e le cose non cambieranno finché la gente non cambierà mentalità.»
 
Sacchi di amianto presso il cantiere TAV di via Roncadelle (BS), il settimo ritrovamento di sostanze nocive in poco più di 2 km di tratta in fase di esecuzione dei lavori.
 
Denuncia del ritrovamento di amianto sul Giornale di Brescia del 4 aprile 2014.
Nella foto, a destra, Valentina Zanini.
Tu e tua sorella state realizzando un video per raccontare la vostra esperienza e la difficoltà anzituttoumana di affrontare l’allontanamento forzoso dalla propria casa…
 «È un’idea di mia sorella, che ha scritto delle frasi su emozioni e pensieri riferiti a ogni stanza della nostra casa. Questo per comunicare quello che abbiamo provato e stiamo provando: dolore, rabbia, rancore… Perdiamo non una casa, ma i ricordi di una vita, i ricordi di nostra madre, di noi piccole… e in tutto questo ci sentiamo solo giudicate, da una parte come “ribelli” e dall’altra come “vendute”. Questo non ci demotiva, anche se portare avanti questa lotta è stato difficile. Per noi la lotta No TAV non finiva terminata una riunione; per mesi si è parlato solo di quello in casa, ogni pranzo e ogni cena. Con le difficoltà che un nucleo famigliare può avere nell’affrontare la cosa. Noi vivevamo solo con nostro padre, che essendo in pensione e avendo due figlie disoccupate, ha deciso di proteggere la sua famiglia accettando l’esproprio. Noi invece avremmo lottato con le altre famiglie.»
Con quale stato d’animo ti sei avvicinata alla “consegna delle chiavi” di lunedì 7 aprile?
 «Abbiamo cercato di non pensarci fino all’ultimo. Sarà difficilissimo, significherà arrendersi, mettere da parte i propri ideali… ma non ci fermerà. Questo è successo a noi, ma non dovrà più accadere! La gente ha il diritto di essere informata! Pensa che alcune persone di via Toscana avevano comprato casa da poco e nessuno li aveva avvisati di quello che sarebbe successo. Questo non è accettabile! Tutti devono capire che dietro a quest’opera si nascondono corruzione, devastazione dei territori, pericoli per la salute dei cittadini e le generazioni future.
 Consegnare le chiavi sarà perdere una parte di questa battaglia, perdere una parte della nostra vita
Articolo tratto da: http://pequodrivista.blogspot.it/

Giù la maschera alla green – economy! Le grandi opere sono tutte figlie della stessa speculazione!

Per lunedì sera è stato organizzato un incontro dagli Ecologisti Democratici dal titolo ambivalente, “Scambi di vedute. Treni ad alta velocità: utili, inutili o dannosi?”. Basta dare un occhiata ai relatori invitati a parlare (Stefano Esposito senatore del PD, Damiano di Simine presidente di Legambiente Lombardia e Maurizio Tira assessore all’urbanistica di Desenzano ed esponente del Pd) per capire però di che cosa si tratta, o quantomeno immaginare il messaggio che verrà fatto passare durante quell’incontro. La conclusione inevitabile sarà che tutto sommato si tratta di una ferrovia, che è bene costruire perché altrimenti si dovranno realizzare altre autostrade ed è comunque preferibile ad aereo e macchine. Discorso che inevitabilmente si concluderà con frasi tipo: “Qualche soluzione alternativa al trasporto merci bisognerà pur trovarla…”. Continua la lettura di Giù la maschera alla green – economy! Le grandi opere sono tutte figlie della stessa speculazione!

8 dicembre: NO TAV BRESCIA NEI SEGGI DEL PD A BRESCIA

Oggi va in scena la farsa delle primarie del PD, l’ennesimo stucchevole tentativo da parte di questa forza politica per provare a darsi una parvenza di democraticità, di far credere ai cittadini che ancora qualcosa contano.
Al di là dei proclami elettorali, la realtà delle cose è ben diversa e l’affare TAV, e più in generale il modello delle “grandi opere”, diventa emblematico in questo senso: nelle politiche messe in atto dal governo delle larghe intese, di cui il PD è l’artefice, l’unica via d’uscita dalla crisi presa in considerazione parla esclusivamente di nuovo cemento, di grandi infrastrutture e di grandi eventi. Tutto a scapito della sovranità decisionale di chi vive e abita le città ed i territori.
Al primo posto, quindi, ci sono esclusivamente le concessioni alle lobbies del cemento, cooperative di costruzione su tutte, e ai loro inattaccabili profitti legati a rendita finanziaria e consumo di suolo. Dalla Cmc in Val di Susa (colosso internazionale delle cooperative romagnole di costruzione, di cui è stato amministratore delegato niente meno che Pierluigi Bersani) a Italferr a Brescia e Firenze (con l’inchiesta che ha portato all’arresto della Lorenzetti e di Bellomo, esponenti di spicco del Pd), da Cociv fino ad arrivare a CoopSette (quella di Campione del Garda per intenderci). Tutto ciò mentre ogni giorno precari, studenti, disoccupati, lavoratori, sfrattati, migranti fanno i conti con le violenze e le sofferenze sempre più forti generate dalla crisi economica.
Interessi da difendere anche a costo della militarizzazione (come in Valle di Susa) e del sacrificio di interi territori (si pensi all’Aquila dove la ricostruzione appare ben lontana dal compiersi). Anche a Brescia, dove i cantieri ultramiliardari di TAV e BRE-BE-MI sono ormai alle porte della città, sono arrivati soltanto pochi spiccioli per bonifiche ambientali e politiche sociali, nonostante la situazione appaia sempre più emergenziale e insostenibile.
È per questi motivi che l’unica strada che ci appare praticabile è quella che parla di resistenza, di lotta, d’impegno in prima persona per fermare e arginare un modello di sviluppo che crea solamente debito, devastazione ambientale e sociale e precarietà. Per riappropriaci di quella ricchezza e di quelle risorse, che ci sono state espropriate per alimentare la macchina delle grandi opere, e per ridare, quindi, un futuro al nostro territorio.
Soprattutto ora che il grande Nemico è “decaduto”, ora che non è più possibile semplicemente far ricadere tutte le colpe su di lui, ora che non è più possibile nascondersi al riparo esclusivo di proclami giustizialisti, diventa per noi necessario che il Partito Democratico si prenda, senza più sconti, tutte le responsabilità della devastazione sociale che ha contribuito a creare in questo Paese!
Per quanto il voto di oggi possa far credere in una possibilità di scelta da parte del cittadino, è bene rendersi conto che una vera scelta non ci sarà. Che vinca Cuperlo, Renzi o Civati non ci sarà né differenza né un cambiamento che porti ad allontanarsi da tutti gli intrecci di interesse che circondano questo partito. E questa è una sconfitta per tutti.

Qui l’intervista di stamattina a Roberto, attivista del nostro movimento: http://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2013/12/rec1208-112805.mp3

SERVIZIO PUBBLICO – “Sovversivi chi?”

In Val di Susa si consuma il sabotaggio contro il Tav, in una parte del Paese si diffonde l’idea di riprendere in mano la rivolta fiscale e il corteo dei movimenti che sabato ha invaso Roma contesta il sistema e la politica, mobilitando decine di migliaia di persone e sostenendo che sovversivo è lo Stato che non garantisce i diritti fondamentali come la casa. Ma chi sono i protagonisti di queste proteste? E cosa vogliono ottenere?

Per vedere l’intera puntata:

http://www.la7.it/serviziopubblico/pvideo-stream?id=i763031

Per vedere invece la dimostrazione dell’ignoranza dei politici favorevoli al TAV:

http://www.youtube.com/watch?feature=share&v=2oD5wvDcrY4&desktop_uri=%2Fwatch%3Fv%3D2oD5wvDcrY4%26feature%3Dshare&app=desktop

 

Fate qualcosa! – Appello delle donne NO TAV

donnenotavFate qualcosa.

La rete di persone che in questi lunghissimi anni è stata tessuta in Italia e anche all’estero si fa viva con telefonate, e-mail, sms per chiedere che si faccia qualcosa (con urgenza), che ci si materializzi per cercare di arginare la valanga di fango che scientificamente orchestrata tenta di sommergerci. (Fate qualcosa).  Ma come, ancora? Pensavamo di aver fatto e detto/di tutto. Cos’altro ci dobbiamo ancora inventare? Strano come questa domanda rappresenti bene il quotidiano femminile (domanda storica). Sempre pronte ad interrogarci a inizio come a fine giornata: Ho dimenticato qualcosa? E’ tutto a posto? Ho fatto tutto? (come sempre e sempre di più delegate a coprire le mancanze dello stato sociale).

Questa volta in ballo c’è la difesa di un grande movimento popolare, di più, c’è una storia di oltre vent’anni dove ogni giorno è stato vissuto con intensità. Migliaia di persone quotidianamente hanno contribuito a renderla concreta mettendoci la faccia, portando idee, rendendosi disponibili, finanziandola. Una lotta, un’esperienza di territorio che molti non esitano a definire unica e che è partita e ha messo le sue basi non su un preconcetto ideologico ma studiando i progetti, i flussi di merci, l’impatto ambientale, i costi, verificando sul campo i dati in possesso. Negli anni è cresciuta anche la consapevolezza di avere fra le mani, di veder crescere qualche cosa che va oltre la semplice opposizione ad una grande opera inutile e devastante. Un modello di presa di coscienza collettiva che difficilmente può retrocedere, anzi, si allarga assumendo in sé tutti i temi più attuali: dal lavoro, ai servizi, alla sanità ecc. Partecipando e interrogandosi sempre.

Come ora. Ci si interroga sui fatti accaduti, sul significato che tutto questo assume, è un clima pesante, opprimente e sentiamo soprattutto ingiusto. E’ tale la violenza del linguaggio usato, la sproporzione dei racconti sui fatti realmente accaduti che vengono a mancare le parole per spiegare ai nostri figli increduli (e smarriti). Vediamo e sentiamo raccontare da giornali e Tv una storia che Non ci appartiene. Non siamo un problema di ordine pubblico, siamo una risorsa per questo Paese, siamo una risorsa perché in tutti questi anni il movimento è diventato una comunità critica, consapevole, che sa scegliere. E’ questo che fa paura?

Rivendichiamo il diritto alla partecipazione e alla gestione della cosa pubblica nel rispetto del bene comune e della volontà della popolazione.

Fate qualcosa, ci chiedono da tutte le parti.

Possiamo per esempio fare due conti (siamo abituate a far quadrare bilanci), e dunque siamo consapevoli dello spreco enorme di denaro pubblico sia per l’opera e sia per la badanza armata all’opera. E’ evidente che le dichiarazioni dei ministri che si dicono pronti a sborsare laute ricompense facciano venire l’acquolina in bocca a molti: imprenditori avvezzi a trafficare con fatture false, giri strani, fallimenti e nuove società a scatole cinesi. A chi ha sperato di guadagnare dalle olimpiadi costruendo mega hotel (che neppure in riviera potrebbero trovare clientele tali da soddisfare centinaia di posti letto), ed ora non ha gli occhi per piangere fa tanto comodo buttare la croce addosso ai notav e invocare lo stato di crisi sperando nelle compensazioni.

Chiediamo alle donne (e però non solo alle donne), di prendere parola su quello che sta succedendo.

Conosciamo direttamente sulla nostra pelle la violenza, per questo la rifiutiamo, per questo deve fermarsi lo stupro della nostra valle, e deve finire l’autoritarismo militare su un intero territorio.

Fate qualcosa. Ci verrebbe da ribaltare la domanda e dire noi a voi: fate qualcosa.

Aiutateci ad impedire lo stato di polizia permanente in cui ci vogliono far vivere.

Fate qualcosa per denunciare questa campagna di stampa (che non si pone domande, non fa distinzioni, non esamina fatti e cose decisamente incongruenti che pure sono sotto gli occhi di tutti).

Fate qualcosa perché la storia di un movimento popolare come il nostro non venga liquidata manu militari fra le carte di una procura.

Stiamo resistendo perché vogliamo andare avanti, vogliamo vivere in pace nella nostra valle,vogliamo raccogliere i frutti di oltre vent’anni di crescita collettiva su tutte le questioni a noi care: ilfuturo delle prossime generazioni, le risorse del nostro territorio, intervenendo per risparmiarlo,risanarlo, non per rapinarlo; mettendo a disposizione le nostre capacità come alternativa al consumo dissennato e per un uso responsabile e consapevole delle risorse. Vogliamo riappropriarci del nostro tempo per partecipare alla gestione e alla cura della nostra comunità. Liberarci dal tav.

 

                                               Donne in Movimento Valle di Susa

 

Articolo tratto da: http://www.notav.info

Tav, Alfano: “Nessuno la fermerà. E’ stata decisa dallo Stato sovrano”

Il ministro dell’Interno visita i cantieri di Chiomonte: “Questa è un’opera enorme che stiamo proteggendo in vari modi, anche raddoppiando il contingente dei militari. I 200 soldati in più? Non sono una spesa aggiuntiva”

Tav, Alfano: “Nessuno la fermerà. E’ stata decisa dallo Stato sovrano”

Chi fermerà il Tav? Nessuno. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano visita il cantiere della linea ad alta velocità di Chiomonte perché lo Stato protegge quest’opera, ne assicura la realizzazione ed è mestiere dello Stato non solo difendere i cittadini ma anche difendere opere come questa”. Alfano è chiaro: ”Nessuno potrà fermare un’opera che è stata decisa da uno Stato sovrano, consultando le comunità locali”. Accompagnato dal commissario di governo Mario Virano, il ministro visita il tunnel dove due giorni fa è entrata la fresa che tra una ventina di giorni comincerà a scavare la montagna, già perforata per i primi 220 metri con tecniche tradizionali. Il capo del Viminale è accompagnato dal Capo della Polizia, prefetto Alessandro Pansa. Con lui anche il prefetto di Torino, Paola Basilone, il governatore del Piemonte, Roberto Cota, il presidente della Provincia di Torino,Antonio Saitta, e i sindaci di Chiomonte e Susa, Renzo Pinard e Gemma Amprino.

“I 200 soldati che inviamo – ha spiegato Alfano tornando sulla decisione di rafforzare la presenza delle forze dell’ordine a difesa dei cantieri – sono già pagati dallo Stato, non rappresentano una spesa aggiuntiva e noi i militari li usiamo dove serve: qui, o a caserta per esempio, contro la camorra”. Il ministro sottolinea che “lo Stato è unito, fa squadra ed è impegnato affinché vengano rispettate le proprie decisioni. Abbiamo voluto essere qui a pochi giorni dall’inizio dell’attività di importanti tecnologie, questa è un’opera enorme che stiamo proteggendo in vari modi: raddoppiando il contingente dei militari, con la legge che equipara questo sito a uno di interesse militare, e con l’emendamento al decreto che indennizza le vittime di delitti non compositi, esattamente come avviene per chi subisce attacchi della mafia”.

 

tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it

Lavori in corso – Servizio di Presa Diretta

Ferrovie, strade, porti, vi mostriamo quanto c’è ancora da fare per modernizzare le nostre infrastrutture e i mille cantieri che si potrebbero aprire per dare lavoro a centinaia di migliaia di persone. Mentre il “cantiere Italia” non riesce a decollare, le grandi opere rischiano di trasformarsi in grandi sprechi di denaro pubblico. PRESADIRETTA vi racconta l’ultima inchiesta aperta dalla Procura di Firenze sul cantiere dell’alta velocità di Firenze, quella che ha portato agli arresti domiciliari l’ex governatrice della Regione Umbria Lorenzetti e un gruppo di dirigenti pubblici. Vi raccontiamo il disastro dei collegamenti ferroviari del sud Italia, stazioni abbandonate, treni soppressi, linee tagliate. Un pezzo del nostro paese staccato dal resto del mondo. E quanto paghiamo per questo ritardo? Pensate che c’è chi ha stimato in 92 miliardi di euro il costo dei 700 chilometri di ferrovie convenzionali non costruite. PRESADIRETTA vi porta sulla Salerno – Reggio Calabria, l’autostrada degli eterni cantieri. E’ stato il più grande affare per le cosche della ndrangheta. Non c’è un solo chilometro che non sia entrato in un inchiesta della magistratura. Testimonianze esclusive, intercettazioni e retroscena dell’operazione “Alba di Scilla”. L’ultimo tratto della Salerno Reggio Calabria doveva essere ultimato alla fine dello scorso anno e invece, dopo una spesa di 12 miliardi e mezzo di euro, mancano ancora 58 chilometri. Ma i soldi sono finiti. Siamo andati a vedere come lavorano i più grandi porti italiani e quelli del nord Europa. PRESADIRETTA ha scoperto che 1 milione e 240mila tonnellate di merce, destinate all’Italia, passano per il porto di Anversa, in Belgio, invece che attraverso i porti italiani. Quanta ricchezza perdiamo ogni anno per colpa della disorganizzazione e per l’eccesso di burocrazia che strangola il porto di Genova? Un’immensa ricchezza che se ne va altrove.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-44110737-9255-4a41-b0ef-f764d4e8a619.html

Tav, il geologo del ministero arrestato: “Sto forzando la mano per fare la Cispadana”

Nell’ambito della maxi-inchiesta della procura di Firenze sugli appalti Tav, che ha portato agli arresti tra gli altri dell’ex governatrice Pd dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti, spuntano le conversazioni di Walter Bellomo, militante Pd e membro della commissione di impatto ambientale. Al centro delle telefonate l’iter per l’approvazione della grande opera emiliana.

Cispadana

“Io mi sono preso l’impegno che in tempi rapidissimi, quindi significa marzo, massimo primi di aprile, noi chiudiamo questa procedura”. È il 10 gennaio 2013, Walter Bellomo, geologo, membro della Commissione per la Valutazione d’impatto ambientale (VIA) è al telefono con un suo collega del ministero dell’Ambiente, che sta trattando in quei giorni la pratica per approvare il progetto dellaCispadana. Si tratta di un’opera sponsorizzata dal Pd, la prima autostrada regionale in Italia, avversata da anni dalle popolazioni dell’Emilia, tra Reggiolo e Ferrara, le stesse popolazioni colpite nel frattempo dai disastrosi terremoti del 2012. Ora, nell’ambito della maxi-inchiesta della procura di Firenze sugli appalti Tav, che ha portato agli arresti tra gli altri dell’ex governatrice Pd dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti e lo stesso Bellomo, anche lui militante Pd, spuntano le conversazioni telefoniche che hanno riguardato anche l’iter per l’approvazione della grande opera emiliana.

Le carte della Cispadana arrivano alla VIA il 3 ottobre 2012. Bellomo, è quanto scrive il gip Angelo Antonio Pezzuti, si dà da fare immediatamente per velocizzare l’iter burocratico in cambio di alcuni favori. L’ingegnere palermitano prende contatti con Cinzia Cammarata, dirigente di CoopSette, colosso delle cooperative rosse emiliane e in quanto tale anche dirigente di ARC, il consorzio creato per costruire la Cispadana, di cui CoopSette è tra i principali azionisti. “Siccome giustamente io sto forzando un po’ la mano… e Francesco Di Mino e Giuseppe Chiriatti [entrambi componenti della commissione VIA e non indagati, ndr] non avranno la possibilità di venire avendosi letto tutte le carte (…), la cosa che ti chiedo – spiega Bellomo a Cammarata – è comunque di evidenziare tutte le criticità che ci possono essere così da evitare un secondo sopralluogo”. Sempre con Cinzia Cammarata (che non è indagata), Bellomo si premura affinché sia preparata una relazione sintetica per la commissione: “Avete messo in crisi i miei poveri commissari (…) visto che oggi ci hanno liquidato in mezz’ora dicendo: ‘No no… abbiamo già capito tutto … però tornate con la sintesi’”. Bellomo prosegue rivolto alla rappresentante dei costruttori dell’autostrada: “Ora tu devi fare una cosa (…) perché noi vogliamo raggiungere l’obiettivo, perché non li possiamo costringere a studiarsi tutte queste carte”.

Chi sembra avere perso di vista l’obiettivo comune invece è il commissario Di Mino. Il 10 gennaio 2013 Bellomo ribadisce a Giuseppe Chiriatti che il loro collega nella commissione VIA sembra non reggere più una cosa “molto più grossa di quello che lui possa fare”: “Se lui ha questa difficoltà perché capisce che il problema è troppo grosso per poterlo lui affrontare in maniera adeguata, io cercherò… non ci vuole niente: lo sostituiamo. Non è che ora casca il mondo”. Chiriatti dal canto suo sembra pronto a occuparsi del problema personalmente: “Walter ti stoppo subito. Me la vedo io. Se lui ha difficoltà prendo la referenza e vado avanti, non ti preoccupare ci penso io”. A far dubitare Bellomo è stata la reazione di Di Mino a un’obiezione presentata dall’associazione ambientalista Wwf in commissione VIA: “Se lui [Di Mino] parte dal presupposto ‘Ah! ma io c’ho un’osservazione del Wwf che mi dice che il lavoro è inutile e quindi poi facciamolo approvare un progetto che c’è il Wwf che mi dice che è inutile’…”. Bellomo è preoccupato: “Io mi sono preso l’impegno che in tempi rapidissimi chiudiamo questa procedura. Lui [Di Mino] non sta lavorando per raggiungere questo obiettivo, perché se lui vuole raggiungere questo obiettivo, già come dire, è partito male”.

A metà dicembre 2012 Bellomo scrive un messaggio a Cammarata spiegandole dell’approvazione da parte della commissione dei pareri sul Put e sulle varianti di autorizzazione paesaggistica. “È il mio regalo di Buon Natale!”, scrive Bellomo. Ma a metà gennaio il giochino si interrompe: Walter Bellomo è oggetto di una perquisizione della Guardia di Finanza il 17 gennaio. Anche l’ex governatrice Lorenzetti quel giorno riceve la visita delle fiamme gialle. L’inchiesta della procura di Firenze sta portando i primi frutti. L’affare della Cispadana per Bellomo è ormai una rogna: “Sì, ho qualche problema”, spiega al telefono al commissario Di Mino. “No no… fai quello che ti consiglio io: fai una nota in cui metti in evidenza la difficoltà del problema e la necessità di aspettare”. Poi senza mezzi termini conclude: “Nello specifico io di questa cosa non me ne voglio occupare più”.

Secondo il giudice per le indagini preliminari Pezzuti che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, Walter Bellomo, che a febbraio 2013 è stato a un passo dalla candidatura in parlamento col Pd, ha tratto da tutto questo intreccio di contatti, compreso l’affaire Cispadana, una serie di vantaggi come consulenze professionali, assunzioni di parenti. Tutte cose incompatibili con la sua funzione di pubblico ufficiale, che dovrebbe valutare quei progetti, per i quali invece le imprese si rivolgevano a lui cercando un’approvazione più rapida. Nei giorni scorsi il Movimento 5 Stelle in parlamento, il consigliere regionale Giovanni Favia e i comitati dei cittadini hanno chiesto di fermare il progetto dell’opera alla luce degli svuiluppi giudiziari.

La replica. “Mi sono occupato della cosa solo nelle fasi embrionali”, spiega a ilfattoquotidiano.itGiuseppe Chiriatti, membro della commissione VIA che compare nelle intercettazioni. “Dal 9 dicembre sino a marzo ho infatti avuto gravi problemi di salute: a dicembre e gennaio ancora dialogavo, ma da febbraio sono stato in rianimazione. Non ero in condizioni di poter valutare i documenti. Sì, ci fu forse qualche telefonata, ma si parlava di cose che poi si sarebbero dovute comunque valutare dopo. Io poi fui estromesso dal gruppo che si occcupava del tema. In quel periodo – ha proseguito Chiriatti – avevo sentito anche l’ingegnere Di Mino, referente del gruppo, e ho potuto dare una mano iniziale nell’andare a fare una disamina di tutta la documentazione, ma poi sono scomparso dalla vicenda”.

 

Tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it

VAL DI SUSA: IN ARRIVO ALTRI 200 MILITARI, INTANTO SI PREPARA LA TALPA.

no tavTav: il Leviatano è vicino a crollare, ma gli ultimi colpi di coda sono i più velenosi. Tra processi, nuovi militari, promesse mirabolanti e una campagna di disinformazione mediatica da fare invidia al vituperato pregiudicato di Arcore, la trasversale lobby Sì Tav ha lanciato nelle ultime ore una nuova offensiva contro la Valle che Resiste. Partiamo dalla militarizzazione crescente. Altri 200 soldati saranno inviati al cantiere di Chiomonte. Ad annunciarlo il Viminale. Non chiarite le regole di ingaggio. Finora erano circa 215 i militari del quinto reggimento Alpini impiegati nella difesa della recinzione del cantiere: in pratica, quindi, raddoppieranno.

Non solo militari. Sono infatti saliti a quattro, nelle scorse settimane, i magistrati della procura di Torino impegnati nelle inchieste sui No Tav. Il nuovo ingresso è un pm che fa parte della squadra antiterrorismo. I procuratori aggiunti che coordinano il lavoro dei pm sono Andrea Beconi e il numero 2 della procura, Sandro Ausiello. Sul fronte politico, infine, da registrare due prese di posizione contrarie nel coro di approvazione dei Sì Tav alla repressione statale: Rifondazione comunista si schiera contro “l’ulteriore militarizzazione del territorio”, mentre i 5 Stelle parlano di “scelta insensata: la val di Susa non è l’Afghanistan”.

Non arrivano però solo brutte notizie dalla Val di Susa. Un problema formale ha vanificato le misure restrittive che erano state emesse a carico di due attivisti No Tav indagati per il blocco di un tir sull’autostrada del Frejus: il tribunale del riesame di Torino ha dichiarato “inefficace” la disposizione – si trattava di un obbligo di dimora – perché l’ufficio del gip non ha trasmesso gli atti del procedimento. I due restano quindi solo indagati a piede libero.

Il tribunale del Riesame di Torino ha infine disposto i domiciliari per Davide e Paolo, 21 e 26 anni, i due attivisti No Tav arrestati dai carabinierinei giorni scorsi perché a bordo di un’automobile c’erano petardi e chiodi: tanto è bastato alla stampa mainstream, che oggi ospita una nutrita serie di reportage sul rischio “terrorismo” in Valle, per definirla “l’auto arsenale”. I giudici, pur avendo affievolito il regime di custodiaper gli indagati, hanno comunque confermato la loro convinzione nel teorema accusatorio della procura di Torino.

Qui di seguito alcuni commenti ai nostri microfoni:

Nicoletta Dosiomovimento No TavAscolta.

Giovanni Vighettimovimento No TavAscolta.

 

Articolo tratto da: http://www.radiondadurto.org/2013/09/20/val-di-susa-in-arrivo-altri-200-militari-intanto-si-prepara-la-talpa/