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Raccolta fondi per i terremotati: non lasciamoli soli!

Da sempre come movimento no tav lottiamo per la salvaguardia del territorio e in casi come questo non possiamo che aiutare in prima persona la popolazione colpita dalla tragedia del terremoto in Italia centrale e ribadire che i fondi destinati per l’inutile e costosa alta velocità dovrebbero essere utilizzati per la messa in sicurezza di abitazioni ed edifici pubblici in un Paese come l’Italia ad alto rischio sismico.

Come movimento No Tav abbiamo quindi deciso di fare una raccolta di fondi per aiutare le popolazioni in difficoltà. Questi fondi verranno investiti nelle prossime settimane nell’acquisto di beni di prima necessità chiedendo indicazioni al Comune di Rieti e alle autorità competenti su cosa serve effettivamente. Dalle informazioni che ci giungono, infatti, il rischio è che vengano inviate tonnellate di beni senza una effettiva organizzazione degli stessi e senza tener conto nello specifico dei reali bisogni. In attesa di informazioni precise non vogliamo però restare con le mani in mano e usufruire della nostra presenza alla Festa di Radio Onda d’Urto per raccogliere fondi da destinare poi a beni di prima necessità: POTRETE RECARVI AL BANCHETTO NO TAV (vicino alla Tenda Blu). Inoltre a inizio serata attivisti No Tav saranno presenti anche all’ingresso della festa.

Nei prossimi giorni vi terremo aqgiornati nei post di questo evento e sul sito www.notavbs.org sui fondi raccolti, sul loro concreto impiego e se faremo partire dei punti di raccolta per i beni necessari.

Terremoto Centro Italia: oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere

di Antonello Caporale per ilfattoquotidiano.it
L’Italia ha la mappa meglio aggiornata del rischio sismicoSappiamo cosa fare ma non facciamo. C’è un perché, anzi due.

La prevenzione del rischio sismico e di quello idrogeologico punta a una cucitura lenta e vasta dell’Appennino. Piccoli cantieri, piccole opere, ma molto utili. Lavoro faticoso e invisibile. L’adeguamento antisismico inciderebbe un minimo rispetto al costo dell’edificio ma chi lo riconoscerebbe? La riconoscibilità politica di un’opera è essenziale per la propaganda.

Le due Tav più il Mose avrebbero condotto l’Italia più fragile alla salvezza. Il costo di mezza Metro C di Roma avrebbe potuto far riattivare gli ottomila chilometri di binari morti. Ma queste grandi opere hanno grandi costruttoriche muovono grandi interessi. La lobby ha un valore e un potere. Sono imprese spesso multinazionali con fatturati miliardari che pressano, indicano, consigliano ed eleggono deputati e senatori. Avrebbe infatti avuto senso spendere centinaia di milioni di euro per il solo studio di fattibilità (solo lo studio eh?) del Ponte sullo Stretto invece che mettere in sicurezza l’area dello Stretto, la più esposta d’Italia al rischio sismico e idrogeologico?

Seconda spiegazione del perché. Il valore e il costo dell’emergenza è molto più elevato di quella prevenzione. SoloL’Aquila (meno di centomila abitanti) ha prodotto un fatturato per le grandi aziende (compresa quella dell’ex presidente di Confindustria che ha fatto milioni con i suoi ponteggi). Vogliamo parlare dell’Irpinia e dei 56mila miliardi spesi, oppure del piccolo terremoto del piccolo San Giuliano di Puglia esteso artificiosamente a tutto il Molise?

Mi scrivono, gli imbecilli, che oggi è il tempo della solidarietà. Ma che bravi, e come no? Oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere.