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6/5: Pullman da Brescia per il corteo No Tav in Val Susa

Anche il Coordinamento No Tav Brescia-Verona risponde all’appello lanciato dal popolo No TAV e organizza un pullman verso la manifestazione di sabato 6 maggio, una grande manifestazione popolare da Bussoleno a San Didero, in Valle di Susa, la valle che resiste e non si arrende, né ora né mai!

Una maifestazione che dopo oltre 25 anni di resistenza poterà avanti in modo ancora più determinato i nostri ideali perché non accetteremo mai che i nostri soldi vengano utilizzati per condannarci a morte con opere inutili, devastanti ed inquinanti piuttosto che per mettere in sicurezza i territori, per la ricostruzione, per le bonifiche, per la difesa della salute, per la scuola, per le pensioni, per il futuro dei nostri giovani.

C’eravamo, ci siamo, ci saremo! No TAV fino alla vittoria!

* * PULLMAN DA BRESCIA * *
Partenza ore 9.30 da via Industriale 10 (davanti al C.S. Magazzino 47). Rientro in serata.

COSTO 15 € (12 € per disoccupat* e student*).

PER PRENOTARE chiamare Radio Onda d’Urto al numero 03045670.

Qui trovi l’appello del Movimento No Tav della Val di Susa:http://www.notav.info/post/ceravamo-ci-siamo-e-ci-saremo-appello-notav-manifestazione-652017/

 

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La polizia lancia i lacrimogeni in Valsusa e manganella al Terzo Valico mentre si conferma il malaffare dietro le grandi opere

La polizia lancia i lacrimogeni contro i notav in Val di Susa e carica i notav contro il Terzo Valico mentre vengono a galla il malaffare e gli interessi della politica nelle grandi opere, quegli stessi interessi che impediscono a questo Paese di dormire tranquillo la notte e non aver paura che terremoti o piogge distruggano tutto per la mancanza d’investimenti veri nella messa in sicurezza del territorio.

da notavinfo (Val di Susa)

Inizia alla grande il fine settimana di lotta lanciato dal Movimento No Tav al Cantiere in Clarea. Mentre a San Didero si svolgeva la partecipatissima asssemblea con la sindaca, le persone che Telt vorrebbe esproriare dei propri terreni e con i tecnici e i legali, in centinaia si è partiti da Giaglione diretti al cantiere della devastazione.
Allestito il campo base e reso confortevole per i giorni che ci aspettano, ci si è da subito incamminati per i sentieri bloccati dai jersey della polizia come da ordinanza prefettizia. In prima fila noncurante delle imposizioni del tribunale di Torino Nicoletta, evasa da oltre un mese dagli arresti domiciliari.
Cori, canti e battiture hanno scandito l’inizio della serata, ignorando l’importante schieramento di polizia pronto ad intervenire.
Verso le 23,30 il primo attacco al cantiere, uno dal sentiero che dall’abitato di giaglione arriva ai jersey, il secondo dai sentieri soprelevati tra i boschi, proprio in linea d’aria con il contingente di polizia più avanzato.
La polizia, evidententemente sotto pressione, non ha potuto fare altro che lanciare qualche lacrimogeno, tentando invano di colpire i No Tav lungo i sentieri.
Dopo una breve pausa al campo base è partito il secondo attacco al cantiere, anche questa volta qualche lacrimogeno in risposta e qualche pietra lanciata da oltre 30 metri di altezza dai poliziotti assiepati sui sentieri.
Solettico, per chi come i No Tav ha imparato ad attraversare quei luoghi di notte e al buio e che dal CS e dalla polizia sa difendersi con pochi accorgimenti.
Verso l’1,30 una parte dei manifestanti è tornata a Giaglione, per poi scortare Nicoletta con un lungo serpentone di macchine fino alla Credenza, in attesa della prossima evasione.
Questa prima serata No Tav preannuncia le prossime che verrano.

Qui di seguito trovate il programma di sabato e domenica più i propositi per i giorni successivi.
Sabato 29 ottobre: ore 7.30 colazione di lotta, ore 12.30 pranzo condiviso, ore 20.00 polentata di lotta, ore 22.00 Enrico Cantamale in concerto
Domenica 30 ottobre: ore 7.30 colazione di lotta, ore 12.30 pranzo condiviso
Lunedì 31 ottobre e martedì 1 novembre iniziative in programmazione a sorpresa…Avanti No Tav!

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da notavterzovalico (Terzo Valico)

Avevamo annunciato che avremmo rovinato la festa alla passerella dei responsabili della costruzione del Terzo Valico e come sempre abbiamo mantenuto le promesse. A partire dalle 8 del mattino oltre duecento cittadini si sono ritrovati davanti ai cancelli del Centogrigio di Alessandria per manifestare tutta la loro indignazione dopo che anche la magistratura ha palesato quanto è stato sempre sostenuto dai comitati. Cociv, il consorzio costruttore del Terzo Valico, è una banda di ladri che ha gestito i subappalti dell’opera a colpi di corruzione e che ha effettuato i primi lavori con materiali scadenti come emerso dalle intercettazioni. Appena i primi delegati hanno cercato di entrare al convegno sono incominciate le prime contestazioni e la polizia con un atteggiamento parecchio nervoso ha prima spinto con gli scudi per poi effettuare due pesanti cariche che hanno provocato parecchi feriti, uno dei quali si trova in questo momento al pronto soccorso con la testa spaccata e a cui rivolgiamo il nostro abbraccio. Alle cariche i cittadini si sono difesi come hanno potuto, improvvisando barricate con i cassonetti della spazzatura lasciati proprio nella via di accesso al Centogrigio. Due persone sono state fermate ma immediatamente riconsegnate alla piazza e si sono sprecate le minacce di arresti da parte dei funzionari della Questura.

Quello che non riusciranno mai a capire è che sono i cittadini interessati dall’opera quelli che respireranno le fibre di amianto e che la lotta contro il terzo valico oltre ad essere contro il sistema di corruzione è per difendere la salute dei nostri figli. Molte mamme anche questa mattina lo hanno voluto urlare in faccia a chi stava difendendo una banda di politici responsabili delle ladronerie del Terzo Valico.

Nel frattempo molti delegati del convegno, una pletora di politici, (im)prenditori e sindacalisti si sono allontanati grazie al clima che si era venuto a creare e neppure un quarto dei partecipanti sbandierati dal commissario governativo al Terzo Valico Iolanda Romana sono riusciti ad entrare al convegno passando di nascosto come ladri da un ingresso secondario.

La lotta contro il Terzo Valico continua più determinata che mai. Bisogna chiudere i cantieri e rinunciare alla costruzione dell’opera. Venerdì tutti a Tortona per un’assemblea pubblica per il No al Referendum e Sabato tutti al cantiere di Cravasco per una nuova giornata di lotta.

I popoli in rivolta scrivono la storia, NoTav fino alla vittoria.

Il servizio di Stefano Bertolino per Fanpage

sul sito notavterzovalico.info le foto

E oggi come allora continuiamo a lottare e resistere fino alla vittoria, perché fermarlo non è stato possibile solo nel 2005 a Venaus ma lo può essere ogni giorno e ovunque!

La manifestazione nazionale di ieri a Susa per celebrare i 10 anni dalla liberazione di Venaus ha visto scendere in piazza 20000 persone, tantissimi i valligiani e molte anche le delegazioni che da tutta Italia si sono unite al popolo No Tav per ricordare che ci siamo ancora e che siamo determinati a continuare questa lotta fino a quando questo progetto non vedrà definitivamente la sua fine, sia qui che altrove.

Nei giorni precedenti all’8 dicembre tante sono state le iniziative organizzate in Val di Susa per continuare questa resistenza che giorno dopo giorno prosegue: da passeggiate notturne, dove come sempre la polizia dimostra con quanta arroganza e violenza protegge il cantiere della distruzione e della mafia, ad una resistenza prolungata  nei pressi del cantiere con persone di ogni età, alla proiezione di video, presentazione di libri e disegni fino all’assemblea dei Comitati che si battono per la difesa dell’ambiente, che ha visto partecipi anche noi come comitati che si battono contro il Tav Brescia-Verona.

Un decennale che ha ci ricorda che la lotta No Tav è ben lontana da quello che la stampa vorrebbe farci credere, che vede unione, condivisione, confronto e solidarietà come basi per poter continuare a lottare così a lungo negli anni.
E che questa valle sia un esempio a cui ispirarsi non c’è alcun dubbio perchè se continueremo ad accettare di essere schiacciati da queste decisioni dall’alto, che al di là del Tav in tanti modi diversi riguardano ognuno di noi, ci toglieremo non solo un presente dignitoso ma creeremo le basi per un futuro ancora peggiore per chi verrà dopo di noi.
La possibilità di capire che ognuno di noi è importante per cambiare la cose, la voglia di crescere e imparare insieme, anche dagli errori, come portare avanti a testa alta il nostro NO fan si che 10 anni dopo i No Tav sono ancora qui, in un clima di festa e gioia ma senza mai perdere la determinazione e la voglia di lottare che prima di quell’8 dicembre 2005 e fino ad oggi aleggia nell’aria.

10 anni dopo la liberazione di Venaus ci siamo anche noi, che da poco più di 1 anno abbiamo iniziato un percorso per fare la nostra parte per inceppare questo sistema delle grandi opere inutili ed imposte, per dire di NO ad un nuovo sperpero di risorse pubbliche, per dire NO alla distruzione della nostra terra e a portare alla luce tutte quelle opere essenziali che servirebbero davvero ai nostri territori al posto di mafia e speculazione.

E così oggi come allora continuiamo a lottare e resistere fino alla vittoria, perché fermarlo non è stato possibile solo nel 2005 a Venaus ma lo può essere ogni giorno e ovunque!

 

VAL SUSA: la marcia no tav rompe i divieti e fa cadere reti e barriere con l’orgoglio!

11233809_10206201500029249_4666680434660119033_oLa giornata appena conclusa è stata una giornata decisamente positiva. Abbiamo pensato e organizzato la manifestazione per rimetterci in marcia verso il cantiere, tutti insieme, con la determinazione che appartiene al nostro dna notav. Ci siamo trovati a Exilles con l’ottusità della prefettura e della questura che ancora una volta ha deciso di cancellare il diritto alla libera circolazione in Valsusa, piegato ai voleri e agli affari del sistema tav e alla cricca delle grandi opere. Prescrizioni e divieti che ci dovevano impedire di percorrere le strade della nostra terra oggi e magari chiedere “permesso?” per spostarci domani.

Fin dal mattino presto abbiamo capito che oggi il popolo no tav non avrebbe accettato divieti e con le propie forze avrebbe tentato l’impossibile per andare fino al cantiere. Così tra colori, sorrisi e bandiere non abbiamo osservato, uno dopo l’altro, i divieti che ci erano stati imposti e in migliaia siamo partiti dal Forte di Exilles per arrivare fino al punto più vicino al cantiere: i cancelli della centrale di Chiomonte.

Tutti insieme siamo andati fino a dove ci è stato possibile e come ci eravamo prefissati, abbiamo tentato di superare gli sbarramenti con un mix di partecipazione che ci caratterizza: giovani e meno giovani, come sempre. Qui un gruppo di noi ha provato il passo in più e ha tentato di agganciare i betadefence con i rampini per tentare di farli cadere. Non è stato possibile, una pioggia di lacrimogeni ha tempestato le prime file e le retroguardie del corteo, facendoci indietreggiare.

“Ci copriamo il volto per farci vedere” ha affermato una volta il popolo zapatista, e anche noi abbiamo dovuto fare lo stesso. Troppo alto il prezzo pagato in questi due anni per difendere la nostra terra per andare a volto scoperto incontro al momento in cui era necessario tentare di spostare le barriere poste in serata. Troppi i sacrifici chiesti ai notav in questi anni per essere riconosciuti facilmente dagli inquirenti per non usare kway e maschere antigas. Ed è qui che la cronaca poliziesca e giornalistica ha visto i “black bloc” con cui hanno composto titoli e articoli di queste ore. Lo dicemmo nel 2011, qui non ci sono nè black nè bloc, ci sono giovani e meno giovani che si attrezzano con abiti a basso costo per praticare la resistenza. Il nero è il colore che va per la maggiore tra questi capi, vorrà dire che la prossima volta cambieremo colore se potrà servire.

Una volta ritirati, il corteo è rimasto unito e in marcia, si è diretto a Chiomonte per riposarsi dopo la mattinata di fatica sotto il solo, e doopo un’ora di ristoro ha ripreso la marcia verso il cantiere passando dal paese di Chiomonte, scendendo per i tornanti che dal paese portano verso la centrale idroelettrica. Qui dopo una lunga battitura, con dei rampini e delle corde sono caduti come in un soffio di vento i betadefence posti sul ponte, e per una manciata di minuti le truppe di occupazione, che poco prima ci osservavano con disprezzo dalle reti , si sono trovate in difficoltà.

Uniti e compatti abbiamo tenuto il tempo necessario e nel frattempo un gruppo di notav riusciva ad entrare nel cantiere passando da un sentiero secondario, piombando nella zona definitiva inviolabile. Con orgoglio, come ci eravamo prefissati, siamo rientrati in paese, soddisfatti e contenti per aver dimostrato ancora una volta che ci siamo e che, una battaglia alla volta, fermeremo questo scempio.

Non potevamo non pensare a come, mentre a Ventimiglia per uomini e donne in cerca di futuro le frontiere siano chiuse e come invece qui nella nostra valle, le frontiere per le merci (che non ci sono) vengano spalancate da tunnel e difese da eserciti di polizia.

Non potevamo non pensare a come ogni euro speso per quest’oscenità sia un euro rubato a qualcosa di utile per tutti.

Non potevamo e non lo abbiamo fatto. Ci abbiamo messo coraggio, cuore e tenacia, e ci abbiamo provato portando a casa una buona giornata di lotta.

Nel tardo pomeriggio arriva poi la ripicca della questura, che evidentemente in imbarazzo per le reti cadute in un soffio, si vendica fermando il furgone dell’amplificazione mettendo in stato di fermo (nel momento in cui scriviamo) due notav, Brandua e Gianluca, che vogliamo liberi qui tra di noi (aggiornamento: sono stati rilasciati intorno alle 3 di notte con una denuncia) .

Avanti notav, la resistenza si fa un passo alla volta!

 

Più forte delle loro minacce è la canzone No Tav – il racconto di Nicoletta

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Si apre il cancello della centrale di Chiomonte davanti alla piccola auto . Per la prima volta, insieme a Marisa, Eleonora, Mario, Ezio, ripercorro la strada vietata da quel giugno del 2011 in cui fu messa in catene la libera repubblica della Maddalena .

Comincia il viaggio, in uno spazio che ci è stato sottratto, ma soprattutto nel tempo, nella memoria viva, che resiste. Un viaggio che fa rabbiosamente male, ma che alimenta le radici di una lotta mai spenta.

Rivedo le vigne immerse nella dolce luce della mattina d’autunno. Dove c’era il presidio d’accoglienza ora stazionano macchine da guerra, garitte e figure in divisa. Qualche vigna è stata abbandonata, l’agriturismo a metà strada appare malinconicamente chiuso.

In alto, tra alberi abbattuti, percorsi stradali cambiati, nuove reti e cancelli, si misura ancor meglio il degrado, la militarizzazione che avanza.

Ma ecco il piazzale della Maddalena, la cantina sociale ormai inaccessibile, il museo in stato d’abbandono : grandi macchie di umidità che invadono la facciata, infissi scrostati, incuria totale. Cerco invano il grande rosaio, la selva profumata di rose rosse che ci accoglieva, fino a quattro anni fa, e parlava di amore appassionato, di resistente bellezza. Sono scomparsi, sostituiti da reti e muri, i grandi cespugli di lavanda il cui profumo riempiva le notti della libera repubblica. Squallore, soldati, mezzi militari che posteggiano sul retro, sopra il piccolo cimitero neolitico.

E dov’è la barricata Stalingrado? Ora si criminalizza in tribunale quell’alba epica, nella quale le figlie e i figli della libera repubblica si prepararono a resistere contro l’esercito di luci blu avanzanti dall’autostrada. Allora nel cielo dell’alba splendeva l’ultima stella del mattino. Contro le truppe infinite che sbucavano dalla galleria autostradale e avanzavano sul viadotto, noi avemmo chiaro il senso di quanto fosse superiore al loro apparato bellico la forza della nostra fratellanza, l’invincibile, commovente risorsa che ancora dura e ci dà vita, anche nei momenti più amari.

Ora sotto di noi si stende il cantiere: vi accediamo scortati, dopo la vestizione con casco, giubbotto fosforescente, stivaloni ferrati, mascherina contro le polveri e tappi antirumore.

Scendiamo in mezzo al marasma di edifici, pedane, montacarichi, silos, macchinari, vasconi, blindati, cemento mascherato di vernici verdi, bacini di acque torbide, riflettori, rotaie, cumuli di detriti: una realtà che di solito vediamo da lontano, oltre i muri, dall’alto dei nostri presidi resistenti, di cui si scorgono le bandiere e ci giunge l’ incoraggiamento di quanti sono venuti a condividere questa nostra esperienza di lotta.

Ancora ricordi: qui si dipanava, tra faggi e betulle , la vecchia stradina verso Giaglione. Ed ecco il prato dove con una giornata di festa popolare, erano stati messi a dimora migliaia di piccoli arbusti, ecco il pilone dell’autostrada su cui resiste il nostro murale. Dove ora ci sono blindati era sottobosco; qui scorreva un ruscello; qui, al posto del capannone-officina e del piazzale d’asfalto, viveva il bosco dei castagni, giganti centenari che vidi estirpare ad uno ad uno in una primavera di nidi infranti, tra la disperazione degli uccelli.

Ma dove sono le casette sugli alberi, i tendoni del campeggio, quel villaggio di Asterix che visse un’ affollatissima estate ?

Resiste la nostra piccola baita, il tetto ingombro di filo spinato, presidiata da figure in grigioverde: “area sotto sequestro, non ci si può avvicinare”; ma mi avvicino lo stesso, mi appoggio a quei muri che mi rispondono, vivi. Dalla finestrella aperta, protetta da grate, rivedo l’interno e provo un tuffo al cuore: tra le sue mura il tempo si è fermato a quel tragico febbraio 2012 dello sgombero e della caduta di Luca dal traliccio. Sul tavolo c’è ancora una bottiglia d’acqua, scatole di bicarbonato stoviglie; gli scaffali ancora pieni di vasetti e provviste di cibo, immagazzinate per una resistenza che avevamo immaginato lunghissima. Sulle pareti disegni di bambini, un calendario, fogli ingialliti, la stufetta allora sempre incandescente, ma non abbastanza per vincere il freddo delle notti stellate di Clarea. Di fianco alla piccola baita resiste un magro ciliegio, precario superstite del mare verde che si stendeva lungo il pendìo e diventava bosco di betulle, la dove ora si apre la bocca del tunnel.

Quella bocca ci inghiotte, sul trenino che ci porta nel ventre dell’antica frana, lungo il chilometro di galleria in fondo a cui si acquatta la trivella.

“ Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente…” i versi danteschi mi martellano in testa mentre procediamo tra sbalzi e rumori in “quell’aria sanza tempo tinta”.

L’accompagnatore di Ltf magnifica il lavoro svolto, minimizza i rischi, risponde alle domande tecnicamente ferrate di Mario; ma dicono altro lo squallore del luogo, l’estraneità triste degli sparuti operai (non più di quattro) che intravvediamo lungo il percorso, le fenditure della roccia inchiavardata, l’acqua che a un certo punto gocciola dalla volta e scorre sotto i nostri piedi in un fossatello di acqua limpida: il sangue della terra svenata. La “talpa Gea” non sta lavorando; percorriamo a piedi parte dei suoi 200 metri, essenzialmente una pedana metallica su cui stanno armadietti, quadri elettrici, rotaie, tubi di ogni dimensione, il tutto pieno di polvere e di ruggine precoce. Non vediamo la grande testa della trivella.

Il sopralluogo è terminato, il trenino riparte all’indietro. Ritroviamo il piazzale, lo squallore del deserto armato.

Guardo verso le montagne, i boschi che si stendono in alto, lungo la Clarea; vedo, sopra il cantiere, il giardino NO TAV : il piccolo prato sembra di velluto fiorito, sventolano le bandiere, sorridono i volti cari di compagne e compagni con cui condividiamo vita e lotta.

Questa giornata non può finire nel clima fittizio e vischioso di una visita di cortesia.

Incatenarsi per dire la quotidianità di una popolazione cui è negato diritto e parola, le catene di un lavoro che non è lavoro, di un sistema che si fa devastazione sociale, ambientale, economica, culturale; e denunciare il carcere dei nostri figli, la militarizzazione delle nostre vite.

A questo punto l’atmosfera di falsa cortesia va in pezzi, la repressione ritorna repressione, i cortesi funzionari parlano con la voce del tribunale, spuntano le telecamere dell’inquisizione, partono gli insulti massmediatici dei pennivendoli di regime.

Ma più forte delle loro minacce è la canzone NO TAV che giunge di lontano e porta l’eco di tante lotte, da tante parti del mondo.

Mi sento libera e felice, sicura che presto vinceremo.

I popoli in rivolta scrivono la storia. NO TAV fino alla vittoria.

26 aprile a Bussoleno: diventa protagonista della resistenza!

Il sorriso di Eugenio appena arrivati a Bussoleno pronto ad attenderti, gente in strada che ti saluta e si presenta stringendoti la mano, bandiere appese che ti ricordano che ognuno di noi può diventare protagonista e sostenere la resistenza NO TAV, pane, toma e vino rosso di Chiomonte, una “Bella ciao” cantata con le lacrime agli occhi a Rosa, la madre di Dax seduta in mezzo a noi, le parole di Alberto Perino e Lele Rizzo in ricordo di chi è “terrorista” come tutti noi ed è in carcere ingiustamente. Questa è la Valle che resiste…perchè la lotta ha anche un volto umano.

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NO TAV: COLPEVOLI DI DIFENDERE LA NOSTRA TERRA E I BENI COMUNI. CHIEDIAMO A TUTTI UN APPOGGIO E UNA SOLIDARIETA’ CONCRETA – Raccolta fondi da Brescia

 Leggiamo in questi giorni l’appello di appoggio e solidarietà mandato dalla Val Susa riguardo l’aiuto concreto che serve per affrontare il risarcimento di 214.180,40 euro  a Ltf per aver ostacolato i sondaggi della ferrovia Torino- Lione, pena palesemente usata  al fine di stroncare la lotta NO TAV sulla quale già gravano ingenti spese per sostenere le difese legali.

Con molta umiltà, ma altrettanta dignità e fiducia, dalla Valle chiedono quindi a tutti di dare un concreto appoggio aiutandoli economicamente, ed è per questo che abbiamo deciso di raccogliere fondi anche nella nostra città e provincia da mandare per sostenere la lotta!

Anche a Brescia, come in tutta Italia , parte quindi la campagna di raccolta fondi in solidarietà alla lotta della Val di Susa.

PUNTI DI RACCOLTA:

  • Studi di Radio Onda d’Urto in via Luzzago 2b a Brescia
    Dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 19:00 E il sabato e la domenica dalle 9:00 alle 12:00. Info: 03045670.
    Clicca qui per ascoltare lo spot di Radio Onda d’Urto. 
  • C.S. 28 Maggio in via Europa 59 a Rovato
    Venerdì e sabato dalle 21 fino a chiusura e la domenica dalle 15 fino a chiusura + quando è aperto in base ai giorni
  • C.S. Magazzino 47 in via Industriale a Brescia
    Il venerdì dalle 16:00 alle 20:00 in enoteca (durante il mercato del Magazzino)
  • Bar Battaglie (Iaio) in via delle Battaglie 66 a Brescia
    Tutti i giorni durante l’orario di apertura del bar
  • Circolino di Radio Onda d’Urto in via Battaglie 29  a Brescia
    Durante l’orario di apertura del bar
  • Caffè Letterario Primo Piano in via Cesare Beccaria 10 a Brescia
    Durante l’orario di apertura del bar
  • La Zona in via San Francesco d’Assisi  a Collebeato (Bs)
    Domenica 9 febbraio ore 19:00 durante un’aperitivo di raccolta fondi per la Valle organizzata dal gruppo No Tav Brescia

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Per chi volesse in ogni caso procedere con un bonifico  può farlo sul c/c intestato a DAVY PIETRO CEBRARI MARIA CHIARA – IBAN IT22L0760101000001004906838

Vogliamo che tutti capiscano che non bastano le denunce, le galere, i processi, ecc. per battere il movimento NO TAV. E nemmeno questa intimidazione, fatta da chi si rifugia dietro ad espedienti perché incapace di convincere della bontà dell’opera una popolazione intera e buona parte dei cittadini italiani.

Non ci lasceremo intimidire nemmeno da questo, per noi il ragionamento è semplice: chi tocca uno tocca tutti e Alberto, Loredana e Giorgio non saranno soli, ma sostenuti da un popolo intero!

 

Altri articoli interessanti da leggere o lettere di appello:

Colpirne tre per zittirne migliaia….

La democrazia non è in affitto…

Intervista al sindaco Loredana Bellone…

NO TAV: MOBILITAZIONE CONTINUA, DALLA VAL SUSA AI NO TERZO VALICO.

Proseguono in valle di Susa le mobilitazioni del movimento no tav, nonostante la repressione e la demonizzazione. Ieri pomeriggio, domenica 12 gennaio, l’appuntamento, a sorpresa, era presso la caserma Ceccaroni di Rivoli, alle porte della valle di Susa dove le truppe degli alpini alloggiano e da dove ogni giorno i pulmini carichi di militari partono verso il cantiere tav di Chiomonte. Cariche contro i no tav sia attorno al perimetro militare che per le vie di Rivoli, con identificazioni del centinaio di presenti.

L’intervista con Francesco Richetto, movimento No Tav.

Ieri le botte, oggi invece – puntuale più dei treni dei pendolari, in perenne ritardo – la criminalizzazione di tutto il movimento popolare antialtavelocità. Il tribunale del riesame di Torino ha confermato l’arresto dei quattro attivisti No Tav in carcere dallo scorso 9 dicembre per i fatti al cantiere di Chiomonte del 14 maggio 2013. Confermata anche l’ipotesi di reato di attentato con finalità terroristiche formulata dai pm Rinaudo e Padalino.

Il senatore Pd Sì Tav Stefano Esposito ha invece denunciato di aver trovato sull’uscio di casa, dentro un sacchetto della spazzatura, tre bottiglie definite “incendiarie”. Accanto c’era un biglietto, continua Esposito, con scritto “Torna in prefettura, altrimenti farai bum bum ora che non c’è più il procuratore Caselli a proteggerli”. Nel foglio, non firmato, ci sarebbero minacce anche ad altri esponenti politici.

NO TERZO VALICO – Ancora Tav ma cambiamo scenario. Sabato 18 la lotta si sposta dalla Val di Susa al Terzo Valico, vicino Alessandria. In calendario, dal pomeriggio in avanti, il blocco del cantiere del paese Voltaggio, vicino Ronco Scrivia, a pochi passi dal parco naturale delle Capanne di Marcarolo.

Stamattina, lunedì 13 gennaio, presentata l’iniziativa.

Sentiamo Claudio, No Tav Terzo Valico.

 

Articolo tratto da: http://www.radiondadurto.org/

Torino – Irruzione in sede Italferr in solidarietà con prigionieri No Tav

In concomitanza con l’udienza al Tribunale del Riesame per Claudio, Mattia, Niccolò e Chiara, arrestati il 9 dicembre, alcuni no tav hanno deciso di salutare i 4 compagni senza organizzare però un presidio davanti al tribunale. Per far sentire la propria solidarietà hanno allora occupato la sede di Italferr in corso Principe Eugenio 3/C a Torino. Entrati nella sede i solidali hanno interrotto una riunione in corso di svolgimento e affisso uno striscione alle finestre dei locali del primo piano, distribuendo e leggendo al megafono un volantino. Dopo una decina di minuti al grido: “Giu le mani dalla Valsusa”, i no tav sono usciti disperdendosi nel vicino mercato di Porta Palazzo.

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Segue il testo del volantino distribuito durante l’iniziativa:


Il Tav non ci piace, i collaborazionisti neppure.

Eccoci ancora una volta… i No Tav non hanno bisogno di presentazioni. Siamo una gatta da pelare per il governo e la polizia, uno spauracchio da agitare ogni volta che fa comodo su giornali e televisioni. La nostra determinazione a lottare, a batterci per preservare la terra in cui viviamo, ci ha reso noti ovunque. Non ci siamo piegati ai ricatti e alle minacce, abbiamo resistito alle truppe d’occupazione, ai manganelli e ai lacrimogeni… neppure con gli arresti sono riusciti a intimorirci.  Oggi però hanno passato il segno, chiudendo in galera 4 nostri compagni con accuse pesantissime di terrorismo. Il fatto in questione è un gesto di sabotaggio, un attacco notturno al cantiere dell’alta velocità di Chiomonte durante il quale sono stati incendiati alcuni mezzi. Ci preme precisare subito che una tale pratica, a prescindere da chi siano gli autori, ci appartiene in pieno. Distruggere degli strumenti di devastazione per reagire ad un’occupazione militare è il minimo indispensabile e ci auguriamo che si ripeta quanto più possibile. Il terrorismo invece è quello di chi si aggrappa al profitto con qualsiasi mezzo, chi ricorre ad ogni sorta di violenza per poter continuare a devastare una valle e accelerare la circolazione di merci, valore, denaro.  Terrorista è chi racconta menzogne accuratamente preconfezionate per servire gli interessi del suo padrone, diffamando ed esponendo alla gogna chi lotta.  Terrorista è chiunque collabori alla costruzione del Tav, chi firma gli appalti, chi contribuisce a preparare la linea e cura gli aspetti tecnico- progettuali insieme alle istituzioni. Terrorista è chi sottoscrive le autorizzazioni, chi garantisce per l’impatto ambientale e molto altro…Terrorista è Italferr, la società ingegneristica del Gruppo Ferrovie dello Stato, che ricopre questi ruoli ed è responsabile di tutti i nodi dell’alta velocità in Italia, compresi la Torino-Lione ed il terzo valico. Dietro il Tav e tutta la violenza che lo sostiene ci sono anche i signori che occupano questo ufficio… per questo motivo siamo venuti a visitarli e a ricordargli che sono degli sporchi collaborazionisti. Italferr e tutti i responsabili del Tav sono nostri nemici. Non avranno vita facile.

Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò liberi!
Terrorista è chi costruisce il Tav… Terrorista è chi ci comanda 

 

Articolo tratto da: http://www.informa-azione.info

Esposito non parla a Brescia: la Val Susa ringrazia i bresciani.

Doveva essere una serata “in famiglia” dedicata al Tav, al piccolo Teatro di Sanpolino più per ascoltare le solite panzane sottoforma di slogan mal formulati di “Bingo” Esposito e convincersi che la Torino-Lione è bella e buona.

La sede era piccola perchè di questi tempi il Pd ha imparato a non aspettarsi le folle ma i No Tav bresciani, non invitati, l’hanno riempita e altri si assiepavano fuori surclassando cosi il numero degli spettatori con tessera (c’era anche Fiorenzo Bertocchi di PRC, “a titolo personale” – ci tiene a dichiarare) per fare il contradditorio. Dietro lo striscione «L’unica velocità che vogliamo è quella delle bonifiche», i No Tav spingevano per entrare ostacolati da una decina di Digos e un drappello di agenti che però non hanno potuto impedire l’entrata in massa e la fragorosa battitura sulle pareti.

“Bingo” è arrivato con la sua auto blindata e ha sfoggiato il consueto facile builismo da dietro la scorta, anche un po’ bluffando (i bresciani non sanno come corre con o senza scorta), visto che giocava fuori casa: “Sono stato più volte nell’occhio del ciclone in Val di Susa, figuriamoci se mi faccio problemi per un pugno di No Tav».

Sta di fatto che dopo un’ora di tentativi, la bella riunione si è sconvocata per tempi migliori. Il Nostro non l’ha presa bene: «Ogni volta che mi muovo per partecipare a dibattiti sul tema, qualcosa succede regolarmente, ma non mi era mai successo di andarmene», (bugia!) ha commentato prendendosela anche un po’ con gli organizzatori.

La Val Susa ringrazia i bresciani.

 

Articolo tratto da: http://www.tgvallesusa.it