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La battaglia non finisce qui: fermarlo è ancora possibile e tocca a noi farlo!

Come abbiamo annunciato sabato, in data 24.03.2018 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale con n° 70 l’approvazione della Delibera n° 42 del 10/07/2017 Linea ferroviaria AV/AC Milano – Verona. Tratta Brescia – Verona: lotto funzionale Brescia Est – Verona (escluso Nodo di Verona).

L’accelerazione e le modalità con le quali questo progetto è stato approvato mostrano bene la natura tutta politica di questa scelta.

C’è una parte che quest’opera la vuole a tutti i costi. Se no non ci spiegheremmo come sia stato possibile mandare avanti un progetto così sgangherato, zeppo di prescrizioni che, se realizzate, stravolgerebbero l’opera di cui si è parlato fin d’ora. Un iter procedurale stiracchiato e confusionario, ricco di smentite e colpi di scena.

Un progetto approvato quello relativo alla Delibera n°42/2017 che non sarà sicuramente quello che verrà realizzato dato che il C.I.P.E.ha imposto ben 309 prescrizioni che modificheranno il progetto definitivo mediante il progetto esecutivo sottratto agli ordinari controlli pubblici. Considerato che i lavori saranno avviati per LOTTI COSTRUTTIVI,  nessuno potrà sapere con certezza chi saranno le persone direttamente interessate agli espropri, sino alla visione del progetto esecutivo che,  potrebbe evidenziare variazioni sostanziali rispetto al progetto approvato.

Un opera che vede nel suo assurdo tracciato la presenza di oltre 40 SITI CONTAMINATI che dovranno essere bonificati durante la costruzione dell’infrastruttura con inevitabili aumenti di costi a carico dei contribuenti italiani.

A quanto sopra dovranno poi essere aggiunti i costi per la messa in sicurezza dell’opera, anche dal punto di vista antisismico poiché il progetto non prevedeva, fra le tante prescrizioni evidenziate dal massimo organo di controllo nazionale, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il rispetto della normativa.

No, non ci sono ragioni legate alla mobilità ferroviaria dietro a tutta questa fretta. Poco ma sicuro. Non c’è una linea ferroviaria ad alta velocità fino a qua realizzata in Italia che abbia rispettato, almeno in parte, le previsioni di traffico.

Sono state tutte un flop sia a livello finanziario, sia nel numero di passeggeri.
Si sperava, ingenuamente, che la tragedia di Pioltello, avvenuta, è sempre bene ricordarlo, sulla linea storica Milano – Verona, proprio a fianco di una nuova, scintillante e desertica linea ad Alta – velocità (la Milano – Treviglio – Brescia), potesse contribuire a porre la parola fine a questa ormai trentennale follia chiamata TAV.

D’altronde lo stesso ultimo governo, parlando della tratta Torino – Lione, ha ammesso che le previsioni di traffico utilizzate per
giustificare i corridoi europei e l’investimento nell’Alta Velocità fossero sovrastimate per le condizioni economiche attuali.
Ma decenza e buon senso non sono appannaggio della nostra classe dirigente, più interessata a vendere e a “viversi” queste opere come uno specchietto per le allodole: inaugurazioni sfarzose, slogan nuovi per le elezioni, favori ai costruttori.

Ha vinto, questa volta, il cinismo di chi, spregiudicatamente, ha trasformato il trasporto pubblico regionale in un servizio inefficiente e pericoloso, di chi specula, utilizzando risorse pubbliche, per il tornaconto delle proprie società, di chi è a caccia di consensi e se ne frega degli interessi della collettività.

Chiaramente la battaglia non finisce qua.

Nei prossimi giorni pubblicheremo le date delle assemblee sia con gli espropriati e il nostro legale, sia per informare tutta la popolazione di quanto sta succedendo e decidere insieme come proseguire la nostra lotta contro il TAV.

D’altronde a dire che quest’opera è irrealizzabile non siamo solo noi.
Sono stati i massimi organi tecnici dello stato in merito alla valutazione dei progetti delle grandi opere infrastrutturali. Non sono credibili le previsioni di durata dei cantieri, non sono credibili alcune scelte progettuali, non sono credibili le voci di spesa e quindi i costi della realizzazione di quest’opera destinati a crescere. Mancano ancora pezzi importanti del progetto tra Brescia e Verona, come l’entrata e l’uscita da queste due città. Possiamo dire con certezza che, se si apriranno i cantieri, questi rimarranno come ferite aperte nel territorio per lunghi anni, drenando risorse pubbliche e arrecando svantaggi alle persone che in quei territori ci vivono.

Oggi più che mai, quindi, serve gettare il cuore oltre l’ostacolo e ricordarci quanto in questi anni ci siamo detti: fermarlo è possibile e tocca a noi farlo.

Come quest’opera è figlia di una politica sorda e piegata ad interessi particolari, così quella politica può cancellarla. È sempre bene ricordarglielo

Ma cosa hanno approvato?? Fermarlo tocca nuovamente a noi!

A questo link potete trovare i documenti riguardanti l’approvazione del progetto “definitivo” del Tav Brescia-Verona.

Il primo allegato contiene le prescrizioni e raccomandazioni che il soggetto aggiudicatore, ovvero il soggetto realizzatore dell’opera, dovrà tener presenti in fase di costruzione.

HANNO DATO IL VIA LIBERA AD UN PROGETTO CON 309 PRESCRIZIONI CHE CAMBIERANNO IN GRAN PARTE IL PROGETTO STESSO E CHE MODIFICHERANNO IL NOSTRO TERRITORIO IN MANIERA PROFONDA E RADICALE.

Le falde acquifere toccate dal progetto potrebbero lasciare senz’acqua alcuni comuni, i disagi e problemi dovuti alla viabilità stradale, sottopassi, cavalcavia, bonifiche, il rispetto delle attuali norme antisismiche, la valutazione di impatto ambientale sono solo alcuni dei punti irrisolti presenti in queste prescrizioni e che dovrebbero essere assolti in fase di costruzione.

Prescrizioni che dimostrano la ragione dei NO TAV portata avanti con azioni, esposti e ricorsi e che evidenziando le irregolarità e i pericoli che in questi anni abbiamo denunciato.
Anche se ora sono loro stessi i primi ad evidenziarli, ci fidiamo davvero che chi costruirà l’opera avrà l’interesse di salvaguardare il territorio e la nostra salute?
E soprattutto, pensiamo davvero che in fase di costruzione tutti i problemi evidenziati che non hanno trovato soluzione nel progetto approvato, non faranno lievitare esponenzialmente i costi e i tempi dell’opera?
Ricordiamo che solamente per l’adeguamento del progetto alle normative antisismiche attuali si richiederebbe un rifacimento del progetto stesso nel suo intero.

Non ci inventiamo queste cose, sono scritte nero su bianco e abbiamo l’esempio del Tav del Terzo Valico e della Val di Susa a dimostrazione di quanto affermiamo. Esempi di come un’opera riconosciuta inutile dalle istituzioni stesse negli anni, prosegua il suo iter nonostante irregolarità, arresti di appaltatori, messa a rischio del territorio e della salute pubblica.

Per 4 anni siamo stati additati come visionari, derisi dai politici locali, per aver denunciato tutte le gravi problematiche che ora, in parte, ritroviamo in queste prescrizioni.
Ora siamo nuovamente dei visionari nell’affermare che difficilmente questi lavori potranno adempire correttamente le prescrizioni.
Eppure anche per la Treviglio-Brescia, pur trattandosi di un’opera di impatto decisamente minore rispetto alla Brescia-Verona, abbiamo denunciato decine di irregolarità mai ascoltate dal Comune di Brescia o dagli organi di controllo competenti.

Magari tra 10 anni, con parte del territorio sventrato e un’opera sicuramente non finita, ci daranno ragione (come è successo per la Val di Susa proprio a inizio 2018).

Ci rivolgiamo ai nostri concittadini, che abitano come noi questi territori: possiamo accettare un’ennesima speculazione economica a danno dell’ambiente in cui viviamo?
L’aria che respiriamo, la terra su cui coltiviamo e viviamo, l’acqua che beviamo ci fanno ammalare quotidianamente perché compromesse.
Possiamo pensare veramente che quest’opera sia il futuro quando sappiamo bene cosa si nasconde dietro il modello delle grandi opere in Italia?

È bene ricordare che il modo di operare che si sta l’utilizzando, per piccoli lotti costruttivi, potrebbe voler dire che si iniziano i cantieri in zona Calcinato-Lonato, ma se non si trovano i soldi per terminare il resto dell’opera espropri, lavori e distruzione del territorio saranno stati ancora più vani.

In queste condizioni è a dir poco vergognoso ed irresponsabile che venga portata avanti quest’opera.

SIAMO ANCORA IN TEMPO PER FARE UN PASSO INDIETRO E FERMARE QUEST’OPERA. POSSIAMO DECIDERE INSIEME DI SALVAGUARDARE IL BENE COMUNE E DI NON ACCETTARE CHE QUEST’OPERA INIZI A DISTRUGGERE LA NOSTRA TERRA. 

NON DIMOSTRIAMO NUOVAMENTE CHE MAFIA, INTERESSI E SPECULAZIONE SONO PIÙ IMPORTANTI DEL FUTURO DEI NOSTRI TERRITORI E DELLA SALUTE DELLE PERSONE CHE LI VIVONO E CHE LI VIVRANNO.

Arrestato Astaldi, presidente di Condotte, impresa del consorzio Cepav 2

Arrestato Astaldi, presidente Condotte Spa, terza impresa di costruzione italiana che fa parte anche del Consorzio Cepav Due
che progetta e costruisce il Tav Treviglio-Brescia-Verona.
Ma anche il Terzo Valico, la Nuvola di Fuksas, La città della Salute di Milano…il Mose di Venezia.
Tutti Progetti con P-maiuscola, calati sulle comunità dalla politica esattamente con lo stesso modus operandi.

Insieme a lui sono state arrestate, su ordine della procura di Messina undici persone con l’accusa di abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti e corruzione.

Ciò che interessa a noi è invece altro, considerato che la Condotte d’Acqua Spa è parte anche del Consorzio Cepav 2, quello che dovrebbe costruire il TAV Brescia-Verona, lo stesso che ha costruito la Treviglio-Brescia che proprio negli scorsi giorni ha fatto allagare la stazione Metro della Stazione proprio per colpa dei lavori fatti per il TAV.

Non aggiungiamo altro, riportando parte di un’articolo:

” È di stamani la notizia che il presidente del consiglio di gestione di Condotte SpA, Duccio Astaldi, è stato arrestato per presunti reati, come turbativa d’asta e corruzione, relativi alla realizzazione di una autostrada siciliana. La notizia riguarda anche Firenze perché Condotte SpA è il general contractor che dovrebbe realizzare i tunnel TAV. Questa notizia va ad aggiungersi alla storia del progetto fiorentino che tutti vogliono rimuovere ma che ha visto ben due inchieste della magistratura che hanno sollevato il velo su uno spettacolo vergognoso fatto di corruzione, truffe, mafie, inquinamento, traffico di rifiuti; tutti vogliono dimenticare che i lavori dovevano essere conclusi nel 2013, che i costi si sono moltiplicati e ormai sono sull’ordine del miliardo di euro. Non c’è che dire, davvero un’”opera strategica”… ma non per Firenze. Nessuno vuole nemmeno porre mente al fatto che Condotte SpA è sull’orlo del fallimento, che, sempre in Sicilia, è stata estromessa dalla realizzazione di una autostrada. È scandaloso che si vogliano tenere gli occhi chiusi davanti a questo e si pensi davvero di affidare lavori delicati, come lo scavo di gallerie in ambiente urbano, ad una società decotta.”

Questo è quanto dichiarato dal Comitato No Tunnel TAV per l’ennesima volta sconcertato davanti allo spettacolo offerto dalle vicende relative ai lavori TAV a Firenze. Per leggere il resto dell’articolo visitare QUI

Ci pare che anche per l’ennesima volta si dimostri ciò che andiamo ripetendo da anni sui nostri territori, e da oltre 25 anni in tutta Italia: il TAV oltre ad essere inutile, devastante per l’ambiente e pericoloso per la salute viene costruito da aziende sulla cui immoralità continuiamo ad avere conferme (per approfondimenti sul 3 valico visitare QUI).

Ed è per questo che continuiamo la nostra strada contro questa vergogna chiamata TAV!

NON PERMETTEREMO CHE QUESTE PERSONE DISTRUGGANO LA NOSTRA TERRA E IL NOSTRO FUTURO: DA CHE SA PASA MIA!

 

2 Marzo 2018: la Corte dei Conti ha approvato il TAV Brescia-Verona

E’ notizia dei giornali di giovedì 8 marzo che la Corte dei Conti ha approvato il lotto AC/AV Brescia-Verona. L’approvazione in realtà è avvenuta venerdì 2 marzo, esattamente due giorni prima dalle elezioni.
Partiamo da questo dato di fatto per valutare una scelta del tutto discutibile, nei contenuti e nelle tempistiche. Un progetto ormai vecchio ed obsoleto che ha mosso i suoi primi passi ad inizio anni ‘90, pieno di lacune e di omissioni come riconosciuto anche dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che ha vissuto di continui rinvii e ripensamenti, arriva ad essere approvato in via definitiva a due giorni dalle elezioni politiche del 2018.

Supponiamo senza molte incertezze che il timore del cambio di governo, e quindi di una rivalutazione complessiva del progetto Tav Brescia-Verona, abbia spinto ad un’approvazione in un giorno in cui tutti prestavano attenzione solo al voto.
È noto che la Corte dei Conti è un organo tecnico indipendente dalla politica, resta il fatto però che si decide di far passare “in sordina” un progetto altamente distruttivo per l’economia e le comunità che vivono il Basso Garda.

Non è infatti la prima volta che approvazioni o importanti pubblicazioni ufficiali sui quotidiani arrivino in momenti particolari dell’anno dove l’attenzione comune è incentrata su altro.
Appena ci sarà consentito saremo curiosi anche di leggere le integrazioni fornite dal Ministero.
Integrazioni che avrebbero portato la Corte dei Conti ad esprimersi positivamente su questo progetto.
Curiosi perché siamo ben consci che le mancanze erano estremamente gravi, a partire dalla mancata applicazione delle più recenti norme antisismiche ad esempio, per il cui adempimento non bastano semplici integrazioni.

Finora ogni nostra richiesta di accesso agli atti depositati ha ricevuto risposta negativa: si decide senza alcuna partecipazione della comunità locale che il territorio dovrà subire un pesante impatto ambientale ed economico, ma non si possono conoscere i dettagli di come questo progetto verrà realizzato.

Diventeremo un altro caso Tav come la Val Susa?
Il mese scorso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha riconosciuto nel suo documento «Adeguamento dell’asse ferroviario Torino – Lione, verifica del modello di esercizio per la tratta nazionale lato Italia fase 1 – 2030» che i dati di traffico di quella tratta erano errati.
In sostanza il progetto su cui è stato avviato il cantiere in Val di Susa, che ha prodotto un enorme sperpero di denaro pubblico e una frattura ormai insanabile con la comunità locale, è stato insistentemente portato avanti su previsioni di traffico errate. Insomma, avevano ragione i No Tav, che denunciavano questo ormai da decenni.

Ma, in piena coerenza con la politica senza senso delle infrastrutture italiane, lo Stato decide comunque di continuare un’opera ormai a tutti gli effetti inutile perché “i cantieri ormai sono aperti”. Cantieri che da anni hanno unicamente portato alla costruzione di un tunnel esplorativo che nulla a che fare con il vero tunnel di passaggio del Tav.

Tornando alla nostra tratta Brescia-Verona, gli studi che denunciano la stessa erroneità di previsioni di traffico sono già stati depositati ai ministeri nei mesi scorsi, e siamo tristemente certi che anche per la Brescia-Verona tra qualche anno, lo Stato riconoscerà l’errore. Prima però, meglio comunque aprire i cantieri dal momento che “il progetto è già stato approvato”!

Siamo in attesa della sentenza al Consiglio di Stato per il ricorso presentato dal Coordinamento No Tav Brescia-Verona e dell’esito degli esposti che abbiamo presentato presso la Commissione Europea.

Certamente non ci fermeremo qui: è inaccettabile e antidemocratico questo modus operandi, è inaccettabile lasciare la ricchezza del proprio territorio a sciacalli dell’ ambiente e delle risorse pubbliche, in attesa tra 10 anni di sentirci dire che avevamo ragione noi ma che “i cantieri sono ormai aperti”.

NOI NON CI FERMIAMO PERCHE’ FERMARLO E’ ANCORA POSSIBILE E TOCCA ANCORA A TUTTI E TUTTE NOI!

NON CI STANCHEREMO DI DIRLO: DA CHE SA PASA MIA!

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

La Corte dei Conti NON ha approvato il TAV Bs-Vr: ma cosa sta succedendo?

La falsa notizia apparsa sui quotidiani locali bresciani e veronesi del 23 gennaio scorso, riguardante l’approvazione da parte della Corte dei Conti del progetto Tav Brescia – Verona,  ha coinvolto o sconvolto la vita di centinaia di persone: dalle centinaia di potenziali espropriati di case, ai comitati che si occupano di tutelare l’ambiente, ai frati del Frassino per la sorte del nostro patrimonio artistico e culturale, ai produttori che perderanno i loro terreni e le loro produzioni, a tutte le persone preoccupate delle sorti della nostra terra e della nostra salute.

Iniziamo col ricordare che l’approvazione di cui si discute non è del progetto nel suo intero,  bensì di un solo lotto costruttivo; l’uscita da Brescia e l’arrivo a Verona, ad esempio, sono ancora in fase di progettazione.
A seguito delle notizie apparse sui quotidiani e delle decine di chiamate e richieste di informazioni da parte di espropriati su quanto stava accadendo, con l’avvocato Fausto Scappini  abbiamo contattato la Corte dei Conti per verificare la veridicità della notizia.

La Corte dei Conti ci comunica che l’istruttoria è ancora in corso e che l’atto non è stato ancora registrato. Al giorno 23 gennaio, giorno dell’uscita degli articoli, alla Corte dei Conti non risultano pervenuti i documenti integrativi richiesti che avrebbero permesso di esprimere parere positivo o negativo al progetto.

Ferrovie dichiara allo stesso tempo di aver trasmesso i documenti richiesti dalla Corte dei Conti.
Come possiamo spiegare questo: è possibile che la Corte dei Conti, che ha come interlocutore il governo e non FS, non abbia ricevuto la documentazione. Quando FS deposita i documenti al governo non è scontato che immediatamente questo a sua volta lo giri alla Corte dei Conti.

È grave che Mazzoncini, direttore generale di FS dia già per scontato che l’invio della documentazione integrativa richiesta sia sufficiente per il conseguente parere favorevole della Corte dei Conti.
Come mai lo si considera un passaggio automatico? La Corte dei Conti potrebbe dichiarare che la documentazione ricevuta, ad esempio, non è esaustiva e non dare parere favorevole al progetto.
È bene ricordare che la Corte dei Conti ha un potere decisionale autonomo rispetto a Mazzoncini o al governo stesso.

Non vogliamo imputare la colpa di quanto accaduto interamente alla stampa, ci domandiamo come sia stato possibile che la Corte dei Conti, totalmente autonoma, si sia ritrovata costretta a smentire una notizia che sicuramente non può essere stata inventata. I giornali hanno infatti appreso la notizia dell’approvazione del lotto di progetto Tav dal sito internet del Cipe che dopo poco rimuove la notizia stessa.
La nostra sensazione è che ci siano forti pressioni affinché si termini l’iter procedurale entro le elezioni del 4 marzo prossimo.  Dopo le elezioni la situazione e le priorità del governo potrebbero cambiare.
Questa situazione ha comunque messo in luce una situazione di non trasparenza.

Tutte le notizie riguardanti questo progetto riteniamo debbano essere trattate con la massima fondatezza e delicatezza prima di essere divulgate. In questi anni abbiamo notato che è stato dato ampio spazio mediatico a ministri e politici che annunciano l’imminente apertura dei cantieri (dal 2014 che periodicamente viene annunciato come imminente.)
Come movimento abbiamo presentato alla Corte dei Conti una serie di documentazioni riguardanti il rapporto costi-benefici, valutazioni sulla copertura o meno del progetto, che ci auspichiamo possano servire al formarsi di una decisione così importante per il futuro di migliaia di persone e di chi ci sarà dopo di noi.
Il 15 febbraio inoltre si terrà la discussione al Consiglio di Stato del ricorso che come movimento No Tav abbiamo presentato. Questa riteniamo essere un’altra tappa importante per valutare quanto gli organismi amministrativi abbiano recepito tutte le criticità e le mancanze che tramite il ricorso abbiamo segnalato.

Mazzoncini ha inoltre dichiarato l’inizio dei cantieri per il mese di marzo. Vorremmo ricordare che qualora si decidesse di procedere senza l’occupazione d’urgenza i tempi burocratici previsti non rispecchiano nella verità quanto annunciato. Ci auspichiamo inoltre che non si decida di applicare l’occupazione d’urgenza perché a quel punto ci sarebbe il rischio per gli espropriati di un inizio di cantieri immediato.
Il caso del Tav si discute dal 1991, ci sembrerebbe assurda questa improvvisa accelerazione e forzatura, ricorrendo ad una vecchia legge poco utilizzata. Qualora ciò accadesse procederemo, sul piano legale, presso il Tar del Lazio impugnando il progetto e chiedendone la sospensione.

In attesa di queste importanti e fondamentali decisioni per il proseguimento o meno dell’iter dell’opera, nei territori bresciani sono comunque continuati lavori di trivellazione in deroga a tutte le normative in materia di lavori, in assenza di comunicazione delle amministrazioni dei comuni coinvolti, con superficiale e forviante comunicazione verso i proprietari dei terreni coinvolti, in prepotenza con i tanti che hanno provato a segnalarne le irregolarità. Anche questi lavori hanno generato sui territori coinvolti preoccupazioni e timori.

Richiamiamo tutti i Sindaci coinvolti dal progetto affinché smettano di non affrontare la questione Tav, con la scusante di non essere a conoscenza di quanto sta accadendo o di non averne informazioni sufficienti per informare e discuterne con la propria cittadinanza. È principalmente compito loro verificare che il loro comune e i loro cittadini vengano tutelati da abusi di questo tipo.

Torniamo a ribadire che tutti e tutte siamo interessati direttamente dalla possibile approvazione e costrizione di questo progetto, perché 80 milioni di euro al Km per un treno inutile, non sono ammissibili in un Italia in queste condizioni economiche.

Sottolineiamo alla stampa che, in assenza di comunicazione da parte delle amministrazioni, è l’unica insieme al Coordinamento a dare informazioni su ciò che sta accadendo. Non sono ammissibili errori quando in gioco non è solamente la sorte di un treno ma la vita delle persone.
Ci auspichiamo quindi che qualunque informazione data venga quindi trattata con la massima serietà e fondatezza senza generale inutile allarmismo, così come è stato per la falsa notizia dei giorni scorsi.

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

Di seguito il susseguirsi di notizie uscite su alcune testate giornalistiche:

Da Brescia a Verona: DE CHE SA PASA MIA! – striscioni in tutti i paesi

Da Brescia a Verona, passando per Molinetto, Mazzano, Lonato, Desenzano, Calcinato, Calcinatello, Ponte San Marco, e tutti gli altri paesi interessati dal possibile passaggio di quest’opera, il messaggio è chiaro: NON PERMETTEREMO LA DISTRUZIONE DELLA NOSTRA TERRA E LO SPERPERO DI DENARO PUBBLICO PER UN OPERA INUTILE E DANNOSA!

DE CHE SA PASA MIA!

#notav #fermarloèpossibile #fermarlotoccaanoi#dechesapasamia #notavbresciaverona

Sportelli e osservatori? Fermiamo il TAV che siamo ancora in tempo!

La nuova giunta comunale di Desenzano nelle scorse settimane aveva lasciato uno spiraglio aperto sulla questione TAV convenendo sull’inutilità e dannosità di quest’opera. E’ invece di ieri la notizia che stia “calando le braghe” preparandosi all’arrivo dei cantieri.

Nuovamente ci troviamo a denunciare la superficialità con cui questi amministratori parlano della distruzione del territorio, delle proprietà private e delle attività agricole con una leggerezza spaventosa, ignorando che dall’altra parte ci sono persone che guardano con incertezza al proprio destino da molti anni.

Innanzitutto ci teniamo a ribadire che se un’amministrazione avesse davvero a cuore la propria città, i propri cittadini e il futuro delle prossime generazioni, avrebbe fatto tutto il possibile negli scorsi anni per opporsi alla costruzione di quest’opera così devastante per
tutto il basso Garda. E proseguirebbe con ancora più forza oggi di fronte al pericolo dell’apertura dei cantieri.
Ne è esempio la Val di Susa che, dopo 25 anni che è costantemente minacciata dalla costruzione di quest’opera e dopo più di 10 anni che un cantiere è stato aperto, continua insieme ai suoi amministratori ad opporsi in ogni modo alla costruzione di quest’opera.
Gli amministratori della Val di Susa hanno capito il vero disastro che c’è dietro al TAV: non si sono lasciati accecare da ridicole compensazioni che non risarciscono l’entità del danno
ambientale ed economico.

Anziché istituire un osservatorio o degli sportelli per seguire la costruzione dell’opera, i comuni devono lottare a fianco delle migliaia di persone che sono contrarie alla costruzione di questo scempio.

Continuiamo a ribadire inoltre che al momento è stato approvato un “progetto definitivo” che di definitivo non ha nulla: ad oggi non sanno ancora come usciranno da Brescia e come entreranno a Verona. Per cui sono tantissimi i margini per poter ancora fermare quest’opera: i ricorsi legali ne sono un esempio. Se le amministrazioni avessero proseguito su questa strada accanto alle azioni legali dei comitati e dei cittadini, avrebbero aumentato considerevolmente il peso politico e mediatico di queste iniziative, permettendo risultati migliori. Invece si sono mostrate arrendevoli anche su questo piano. Perché?

Anziché informare i propri cittadini dei pro e dei contro dell’opera con assemblee pubbliche e favorire quindi la partecipazione sul futuro del proprio territorio, le amministrazioni aprono ora uno sportello dove ci si potrà recare un solo giorno al mese (!) per ricevere risposte sull’andamento di quest’opera.
Sicuramente a questo fantomatico sportello non vi racconteranno di come questi cantieri rovineranno in modo indelebile il nostro territorio o di come andranno a pesare sulla quotidianità delle nostre vite, creando traffico, rumore, polveri, vibrazioni in qualsiasi giorno della settimana e in qualsiasi fascia oraria.
Non vi racconteranno nemmeno che verranno tagliate a metà falde acquifere o che comprometterà attività economiche, oasi naturali e monumenti anche per quelle aree non direttamente interessate dal tracciato.

Non servirà andare a uno sportello per capire cosa succederà, dovrete guardare agli esempi di Bologna e Firenze dove questa inutile opera è già stata costruita e dove i danni irreversibili alle falde acquifere stanno producendo effetti quali desertificazione e siccità in vaste aree.

Sappiamo come funzionano gli osservatori grazie all’esempio del Terzo Valico (Liguria), dove la loro funzione è quella di difendere ad oltranza le ragioni di chi costruisce l’opera anziché quella dichiarata di “favorire la partecipazione delle comunità”.
Inoltre conosciamo molto bene la situazione degli osservatori a Brescia in materia di ambiente e salute dove, nella maggior parte dei casi, chi “osserva” è strettamente collegato a chi deve essere osservato.

Questo, che viene definito uno “strumento di partecipazione”, proposto da quelle stesse amministrazioni comunali che hanno accettato senza proteste il TAV e che si sono sedute al tavolo con Cepav2 per contrattare le “opere compensative”, non ci appare
assolutamente uno strumento adeguato a limitare, laddove sia possibile, gli impatti dell’opera, né a vigilare in modo autentico e libero sulla costruzione della stessa.

“Ormai il TAV lo fanno” lo sentiamo ripetere da anni, ma nessuna amministrazione si è mai opposta seriamente a quest’opera, né ora né in passato. E oggi arriva l’ennesima presa in giro per i cittadini con la proposta dell’osservatorio…

Fermare quest’opera non è impossibile e ce lo insegnano anche le amministrazioni del Friuli Venezia Giulia, dove si è optato per una riqualificazione della linea storica al posto della distruzione del territorio per arricchire mafia e partiti. Se la Regione del Friuli ha
scelto di non realizzare il progetto Tav e di ammodernare la linea esistente, perché non è possibile farlo anche per la tratta Brescia-Verona?

Dal canto nostro, come Comitati No Tav non permetteremo che un’altra ferita indelebile segni il nostro territorio già pesantemente martoriato dalle politiche ambientali che negli ultimi decenni le nostre amministrazioni hanno portato avanti, ed è anche per questo
motivo che il 7 ottobre scenderemo ancora in piazza con una marcia No Tav a Calcinato, ritrovo alle ore 14 nel piazzale dell’oratorio di Ponte San Marco in via Don Rovetta 4.

PERCHE’ FERMARLO E’ ANCORA POSSIBILE E TOCCA A TUTTI E TUTTE NOI INSIEME!

Il TAV Brescia-Verona in 3 anni? E’ uno scherzo di carnevale…

Il carnevale è arrivato. A Verona, in fiera, il 22 febbraio, all’inaugurazione della 30ª edizione di Samoter, salone internazionale delle macchine movimento terra, da cantiere e per l’edilizia, è andata in scena una grande carnevalata con protagonista non il “papà del gnoco” ma il sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture, Umberto Del Basso De Caro che si è divertito a scherzare con i non disinteressati ascoltatori e con gli organi di informazione presenti.

Per dire così tante balle e fesserie in un colpo solo, il sottosegretario si è evidentemente fatto trasportare dal clima carnevalesco.

Ha sicuramente scherzato quando ha detto che i lavori si potrebbero finire in 36 mesi, prendendosi la libertà di diminuire i tempi previsti nella valutazione di impatto ambientale approvata dalla commissione ministeriale, dove il cronoprogramma (già molto ottimistico) prevede una durata di 89 mesi ovvero: 7 anni e 4 mesi.

Inoltre come evidenziato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici lo scorso dicembre, e messo nero su bianco in un lungo rapporto, l’opera presenta gravi carenze progettuali e “si basa sulla normativa tecnica risalente al 1988 e superata fin dal 2005” ed il progetto “deve essere rivisto, modificato e integrato/adeguato nel rispetto delle aggiornate e vigenti nuove norme tecniche per le costruzioni”. “Non viene fatto alcun riferimento alla recente zonizzazione sismica del territorio, con non trascurabili effetti sulla sicurezza”.

Ma questo non interessa né al Ministero dei Trasporti e Infrastrutture, né all’Amministratore Delegato di Rete Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile, che allegramente dichiara alla stampa che ciò non costituisce un impedimento, e non rallenterà minimamente la progettazione e la realizzazione dell’Alta Velocità Brescia-Verona.

Se non fossimo a carnevale il governo si preoccuperebbe di far rispettare le norme che tutti i normali cittadini devono rispettare, quando devono costruirsi la casa, anche ai progettisti del TAV. Così si eviterebbero rischi inutili a chi ipoteticamente dovrà realizzare l’ opera ed a chi (teoricamente) dovrà utilizzarla in futuro.

Altro scherzo è quello relativo al costo dell’opera che secondo il sottosegretario è di solo 1,5 miliardi di euro. Il rappresentante del governo non può non sapere che nel SILOS (Sistema Informativo Legge Opere Strategiche) della camera dei deputati (visibile QUI): è riportato il costo della linea TAV Brescia-Verona che è di 3,954 miliardi di euro, con disponibili solo 2,268 miliardi quindi con la necessità di trovare altri 1,686 miliardi di euro.

Se anche il CIPE desse il via libera il mese prossimo, come annunciato dal Sottosegretario, il progetto dovrà passare l’esame della corte dei conti, poi dovrà essere redatto il progetto esecutivo, quindi tecnicamente i lavori non potrebbero iniziare comunque prima di un anno.

Senza dimenticare il ricorso presentato al TAR del Lazio da una sessantina di ricorrenti che evidenzia le innumerevoli carenze presenti nel progetto e il mancato rispetto di molte norme di legge, e che è stato discusso nell’udienza del 9 gennaio scorso, e di cui siamo in attesa della sentenza.

L’ultima chicca carnevalesca è che il TAV ora serve per collegare Verona a Torino quando fino a ieri ce lo hanno venduto come un’irrinunciabile progetto europeo che dovrebbe collegare Lisbona a Kiev. Ora diventa un collegamento metropolitano tra due città a circa 300 km di distanza… il sottosegretario dimentica di ricordare che questo ipotetico corridoio europeo, nel tratto da Padova a Trieste, prevede semplicemente il potenziamento della linea esistente e non la costruzione di nuovi binari, e che oltre il confine italiano non è previsto niente neanche un collegamento ferroviario “tradizionale”.

Quindi invitiamo il sottosegretario a non farsi incantare dal carnevale della bella città di Verona e a fare penitenza, anche prima del mercoledì delle ceneri, così gli scherzi saranno finiti e potrà finalmente dirci la verità su un’opera inutile e devastante per l’ambiente, che serve solo a chi la progetta e la costruisce, ma che verrà pagata a carissimo prezzo (80 milioni di euro al chilometro) da tutti.

A che punto siamo con il TAV? AGGIORNAMENTO SULLA BRESCIA-VERONA

A che punto siamo a inizio settembre 2016?

Tratta BresciaVerona

Anche se la sbandierata apertura dei cantieri a fine 2014, inizio 2015, che doveva velocemente seguire alla avvenuta presentazione del progetto definitivo non c’è stata, il progetto non è stato cancellato.

Nonostante le inchieste giudiziarie che hanno portato all’arresto di Ercole Incalza e alle dimissioni del Ministro Lupi, non si è fermato il procedimento burocratico che ha come sua conclusione:

– la presentazione del progetto esecutivo

– la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera

– l’apertura dei cantieri dei primi lotti costruttivi.

Lo scorso anno, il Ministero dell’Ambiente, che doveva esprimersi riguardo la valutazione di impatto ambientale dell’opera, ha emesso parere positivo di compatibilità ambientale.
Tale parere è stato rilasciato dopo aver richiesto al consorzio proponente Cepav Due integrazioni della documentazione presentata, e risposta alle numerose osservazioni presentate al progetto da enti locali e privati cittadini: le controdeduzioni e tutta la documentazione di Cepav Due sono state ritenute valide garanzie che l’opera non avrà un impatto ambientale negativo.

Poco dopo si è conclusa con esito positivo anche la procedura di “verifica di ottemperanza” alle prescrizioni impartite dal Ministero dell’Ambiente per la redazione del progetto esecutivo.

I Comuni di Desenzano del Garda, Peschiera del Garda, Ponti sul Mincio, Castelnuovo del Garda, Sona, Sommacampagna, che già avevano proposto, in alternativa al TAV, il potenziamento della linea storica, hanno presentato ad aprile ricorso al TAR contro il decreto ministeriale di conclusione positiva della verifica di ottemperanza.

Anche il Coordinamento NO TAV Brescia-Verona, insieme a numerosi espropriandi, associazioni ambientaliste, onorevoli del Movimento 5 stelle ha deciso di intraprendere la battaglia legale, portando all’esame del TAR anche la questione della mancata gara pubblica di appalto per l’affidamento della progettazione ed esecuzione dell’opera, in violazione delle normative comunitarie.

In precedenza, il 23 dicembre 2015, era comparsa, in sordina, sul sito del Ministero delle Infrastrutture, la documentazione inerente la procedura di Valutazione Ambientale Strategica dell’Allegato Infrastrutture (VAS) al Documento di Economia e Finanza (DEF) di novembre 2015, dove il TAV Brescia-Verona è presente tra le opere da realizzare.

Tale pubblicazione natalizia è stata fatta per rispettare una direttiva comunitaria, ma in modo solo formale e sostanzialmente falso, dato che la VAS avrebbe dovuto essere precedente e non successiva alla VIA.

Nella Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 2015, è stato dato avviso al pubblico, fissando al 29 febbraio 2016 la data per l’invio di osservazioni.

Il coordinamento dei comitati NO TAV non si è lasciato sfuggire l’occasione, e ha presentato un bel documento con numerose osservazioni alla VAS,  gli argomenti non ci sono certo mancati: chi ha voglia di leggerlo, lo può trovare nelle tante mail pubblicate sul sito del Ministero dell’ambiente, spedite da tanti privati cittadini.

Anche riguardo la VAS il Ministero dell’Ambiente ha espresso parere favorevole; il provvedimento di approvazione però non è ancora stato reso pubblico e non ne conosciamo i contenuti.

Nel frattempo, sui quotidiani locali si è succeduto uno stillicidio di articoli e dichiarazioni, che con tanti se e tanti ma e tesi contrastanti, lasciando il lettore senza certezze, dando conto dell’incessante lavorio del Governo, tramite il nuovo ministro Graziano Delrio, dei vertici di FS e RFI, dei politici con cariche in Regione e in Provincia di Brescia, di Sindaci, di Confindustria, intorno al TAV.

Tutto ha cominciato a ruotare intorno ad una alternativa al progetto così come ad oggi approvato nelle sedi governative e ministeriali competenti: non realizzare il costoso, e sostanzialmente inutile “shunt” e la relativa stazione a Montichiari nelle vicinanze dell’aeroporto, ma far passare il TAV in città, così come richiesto dall’Amministrazione di Brescia (dallo stesso sindaco Emilio Del Bono che prima di venire eletto nel suo mandato attuale dichiarò che il TAV non sarebbe mai uscito da Brescia per i troppi danni che avrebbe causato al territorio, sopratutto in materia di espropri).

Si è cominciato a parlare di sopralluoghi nelle vie di Brescia adiacenti la ferrovia storica, Confindustria ha fatto convegni sull’utilità anzi necessità dello shunt, si è parlato del rilancio dell’aeroporto di Montichiari. Ognuno tira la sua campana, insomma..

Non è mancata la nuova “accellerata”, l’annuncio, dato per cosa sicura, che i cantieri apriranno molto presto: lo stesso Graziano Delrio, in tour tra Brescia e Verona negli scorsi mesi, ha trionfalmente annunciato l’avvio dei lavori già entro la fine di quest’anno. Salvo poi essere smentito direttamente da FS che ha dichiarato che non non si può iniziare così presto.

A giugno è spuntato, per bocca dell’Assessore Regionale Mauro Parolini, che si è zelantemente speso di persona in incontri con rappresentati di FS e RFI, il progetto di una stazione ferroviaria al casello dell’autostrada A4 di Sirmione, in prossimità della torre monumentale commemorativa delle battaglie risorgimentali.

Idea da realizzare per tranquillizzare gli operatori turistici del Lago di Garda, in ansia per l’eliminazione della fermata a Desenzano e/o Peschiera dei treni a lunga percorrenza, che non transiteranno più sulla linea storica.

Ipotesi che se attuata si trasformerà facilmente in una colata di cemento sulle campagne della zona, per le opere complementari alla stazione che per forza di cose dovrebbero essere lì fatte: parcheggi ed altri servizi, strade di collegamento. Al fatto che può essere proprio il verde e il bel paesaggio quello che ricerca il turista proprio non ci si pensa nesso.

Il susseguirsi di articoli si è intensificato con l’inizio di agosto: anche se ancora in modo non chiaro, si è annunciata la definitiva eliminazione dal progetto del contestato shunt, che, secondo i fautori del TAV, consentirà di risparmiare quei soldi che saranno necessari per riqualificare la disastrata linea Brescia-Parma, da far arrivare fino all’aeroporto di Montichiari, e per adeguare altre linee ferroviarie come la Brescia-Iseo-Edolo, e anche aumentare i treni pendolari verso Brescia sulla linea storica.

Tutte proposte condivisibili, ma non è certo necessario costruire una nuova ferrovia ad alta velocità per realizzarle, come invece si vuol far credere.

Si è pure data voce, sulla stampa locale, al lamento del Consigliere Regionale Fabio Rolfi, che ritiene un grave errore la mancata realizzazione dello shunt: si vanificherebbero venti anni di “programmazione”.

Vediamo bene i frutti di questa “programmazione”: considerando BreBeMi e il fatto che l’aeroporto di Montichiari sia vuoto.
Vorremmo ricordare anche che fu Rolfi stesso, tempo fa, che si era dichiarato apertamente per la tutela dei viticoltori Lugana dal TAV…..ma del resto buona parte della politica ha avuto atteggiamenti simili, di ambiguità, incoerenza e doppiezza. Aggiungiamo però che parecchi politici non sono stati ambigui per niente, si sono dichiarati favorevoli senza se e senza ma.

Il culmine si è raggiunto a ridosso di ferragosto: sul Giornale di Brescia di domenica 14 agosto due intere pagine di articoli davano conto della cancellazione dello shunt, e della soddisfazione dei comuni risparmiati dallo scempio ambientale previsto dal progetto, ben descritto dai giornalisti.

E’ di ieri l’ennesimo cambio di posizione in cui si rimanda la decisione all’autunno, in base a quali interessi predomineranno, ma quello che nessuno dice è che se questa parte del progetto dovesse non essere costruita resteranno comunque a memoria del progettato passaggio del TAV nella bassa bresciana alcune opere complementari già realizzate, a fianco della “Corda Molle” opera autostradale ad oggi anch’essa non completata.

La salvezza della campagna in ogni caso comporterebbe la demolizione di numerosi edifici, in particolare di sette condomini tra via Ferri e via Foro Boario a Brescia, per far posto ai nuovi binari e all’ambizioni dell’amministrazione comunale di Brescia. Ovviamente moltissima gente perderà la propria casa, molte di queste persone non dormono più la notte ormai da anni per l’incosapevolezza di quello che sarà delle loro case e delle loro vite. Di nuovo le amministrazioni hanno lasciato da soli i possibili espropriandi, oltre che tutti gli altri cittadini, senza spiegazioni e senza trasparenza. Nulla è cambiato rispetto alle modalità usate per la Treviglio-Brescia (via Toscana), solo promesse vane, come quella di salvare alcune delle case interessate dai possibili espropri comparsa nell’articolo di ieri. Ma se anche questa opzione fosse possibile, le persone “salavate” dagli espropri probabilmente avrebbero le finestre di casa attaccate a un muro fonoassorbente di cemento armato, oltre ad anni di cantieri praticamente in casa propria (min. 24:21 del video esempio di “frontista” TAV a Roma letteralmente “murati” in casa).

Nelle scorse settimane è stata anche annunciata la prossima visita del Ministro Graziano Delrio a Brescia, il 26 settembre, per definire con la politica locale i prossimi avanzamenti e modifiche del progetto; quelle descritte non sono state comunque date per certe al 100%.

La volontà di proseguire “ad ogni costo” con il progetto ha trovato riscontro per chi come noi è stato attento e ha letto la Gazzetta Ufficiale di venerdì 12 agosto. Questa è la data che è stata furbamente scelta per pubblicare la delibera CIPE del 1 maggio 2016, a firma Matteo Renzi, con l’assenso delle Regioni Lombardia e Veneto, che dispone la reiterazione, per la seconda volta e per sette anni, sulle aree e gli immobili interessati dalla realizzazione della linea AV/AC tratta Brescia-Verona del vincolo preordinato all’esproprio.

Il vincolo apposto con il progetto preliminare, già prorogato una volta, era in scadenza il 9 giugno scorso. Il vincolo non è stato rinnovato per alcune delle aree, ciò avvalora l’ipotesi di una modifica del progetto già presentato.

Il vincolo al futuro esproprio è stato posto in essere nientemeno che nel lontano 2003. Vent’anni di vincolo non sono forse un po’ troppi? I proprietari devono rinunciare a ristrutturare le loro case, gli agricoltori ad impiantare nuovi vigneti, nell’attesa infinita di un possibile esproprio?

La delibera CIPE rende ben chiara una cosa: nonostante il Governo abbia dichiarato di voler cambiare pagina nella realizzazione delle opere pubbliche, dopo tutti gli scandali accaduti, la linea ferroviaria ad alta velocità/capacità Brescia – Verona verrà realizzata per lotti costruttivi, così come previsto dalla famigerata “Legge Obiettivo”.

Lotti non tutti interamente finanziati: si vuol dare avvio ai cantieri senza avere tutti i soldi necessari a finirli. Abbiamo anche notato come il CIPE stabilisca chiaramente che se il valore degli indennizzi supererà il budget stabilito e finanziato dal bilancio dello stato, sarà il consorzio incaricato della costruzione a dover farsi carico dei costi aggiuntivi.

E’ facile immaginare come Cepav Due abbia tutto l’interesse di sottostimare i danni economici causati dal TAV Brescia-Verona, così come ha fatto per quelli ambientali, questa volta a spese degli espropriati in primis.