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Cave, discariche e alta velocità: conosciamo la grandezza del problema? – PARTE PRIMA

Il 10 aprile si terrà a Brescia una manifestazione per chiedere una moratoria su tutti i progetti relativi all’apertura di nuove cave e nuove discariche. Un problema reale che coinvolge gran parte la fascia pedemontana della provincia bresciana. Un territorio che vanta, probabilmente, la più alta concentrazione di cave e discariche (tutte ricavate in cave dismesse) d’Europa.

Apriamo, quindi, con questo post uno spazio d’approfondimento a puntate sul problema delle cave di prestito e sullo smaltimento dello “smarino” (il terreno estratto dallo scavo delle gallerie) e dei rifiuti che verrebbero prodotti in caso iniziassero i lavori per la costruzione dell’Alta Velocità Brescia – Verona. Una delle questioni più spinose e certamente più impattanti dell’intero progetto, ma anche una delle meno conosciute e sulla quale circola una grande disinformazione.

La realizzazione del TAV Brescia – Verona necessita di un altissimo quantitativo di ghiaie. Dai documenti presentati da Cepav 2 nel progetto definitivo si prevede l’estrazione di 10 milioni e 200 mila metri cubi di ghiaie[1]. Una quantità, giusto per darne un’immagine concreta e tangibile, sufficiente a coprire con un metro di ghiaia tutta la superficie urbanizzata della città di Desenzano del Garda.

Si tratta, come si può leggere tra le righe del progetto definitivo, di una stima fatta al ribasso. È stata fatta notare, infatti, da più enti pubblici[2] una forte incongruenza nei i dati presentati nei diversi documenti del progetto: i dati relativi ai volumi di scavato sono diversi da documento a documento e i totali presentati sono inferiori alla somma algebrica dei singoli siti.

In un primo momento, sulla base di uno studio del 2005, il consorzio ha individuato 7 nuove cave da aprire e dalle quali estrarre gli inerti necessari. Sei sono state individuate nel bresciano e una nel veronese, più precisamente nei comuni di Lograto, Montichiari, Castenedolo, Calcinato e Castelnuovo del Garda(VR). La superficie di suolo agricolo consumato sarebbe pari a 110 ettari, equivalenti a più di 150 campi da calcio.

Dopo le richieste fatte congiuntamente da alcuni politici e dall’AIB (associazione industriali bresciani) il 5 novembre 2014, Cepav 2 ha dichiarato agli organi ministeriali la propria intenzione a rinunciare all’apertura di queste nuove cave, molto più convenienti economicamente, dettando ovviamente le proprie condizioni.

Dove recupererà quindi i materiali da scavo necessari per la realizzazione della tratta?

Un 30% verrà recuperato da inerti derivati dagli scarti della lavorazione del marmo e da residui di fonderia. Ricordando i casi ben noti nel bresciano della tangenziale di Orzinuovi, della terza corsia dell’A4, della Bre. Be. Mi., è naturale sorridere di fronte alla richiesta di utilizzo dei residui di fonderia. La parte di materiale rimanente verrà estratto da cave già esistenti (Lograto, Ghedi, Calcinato, Sommacampagna, Bussolengo), con la possibilità di arrivare fino a 35 metri di profondità, ossia l’altezza di un palazzo di 11 piani. L’ultima parte arriverà da scavi di 5-6 metri di profondità nelle aree dei comuni di Castenedolo e Lonato, in quelle aree dove è prevista la costruzione di poli logistico/industriali (l’area nel comune di Lonato, in località Salera, è grande 5 volte la superficie del centro commerciale Leone). Ma su queste due aree dedicheremo delle puntate a parte, perché rappresentano bene il tipo di speculazioni che le grandi opere muovono sul territorio.

Ovviamente, nel dettare le proprie condizioni, Cepav 2 pone dei pesanti paletti rispetto alla durata dei cantieri (7 anni): nel caso di uno sforamento dei tempi imputabile alla mancanza di una continua disponibilità degli inerti necessari alla costruzione dell’opera, il consorzio NON pagherà nessuna penale. Non solo, il consorzio può, in ogni caso, venir meno a questo accordo e richiedere direttamente al Cipe l’apertura delle 7 cave di prestito.

Capitolo a parte meriterebbe anche il traffico che Cepav prevede dalle cave. Si stima l’utilizzo di 89 camion che effettueranno, tra andata e ritorno, 794 passaggi giornalieri, con un tragitto medio calcolato in 20 km, dalle cave ai cantieri e viceversa[3].

Dunque quella che per molti politici locali è stata vista e vissuta come un successo, in realtà nasconde ben altri risultato. Le cave non sono sparite, il traffico di mezzi pesanti rimane con tutto il suo impatto, si facilita lo smaltimento di inerti di dubbia natura (scarti di lavorazione di acciaierie e cave di marmo), aprendo la strada a possibili illeciti, dei quali tanti imprenditori a Brescia sono maestri.

Continua…

 

[1] Cfr. CEPAV 2, Allegati al Progetto definitivo opere in variante AV/AC Brescia-Verona “Dossier cave”.

[2] REGIONE LOMBARDIA, Deliberazione della Giunta del 23.1.2015.  COMUNE DI LOGRATO, Deliberazione della Giunta n. 54 del 5.11.2014.

[3] Cepav 2, Progetto esecutivo AV/AC Brescia – Verona, relazione generale dei flussi di transito.

10 aprile: BASTA VELENI – Manifestazione per il diritto alla salute e al futuro – ore 14:30 ritrovo al Parco Gallo (Brescia)

DOMENICA 10 APRILE 2016
ORE 14:30 RITROVO @ PARCO GALLO (BRESCIA)
MANIFESTAZIONE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE E AL FUTURO! E’ ORA DI CAMBIARE: BASTA VELENI!

Una provincia malata dove i rifiuti sotterrati superano le stime fatte per descrivere il biocidio della terra dei fuochi campana.
Una provincia dove si muore, nonostante l’epidemiologia fatichi a trovare maniere efficaci per descrivere ciò che i bresciani vivono sulla propria pelle.
Una provincia addormentata, nella quale decenni di industrializzazione selvaggia lasciano un’eredità pesantissima.

E mentre diventa impossibile negare i costi sociali enormi che l’inquinamento produce quotidianamente, il futuro di questo territorio rimane fortemente incerto.
Mentre si continua a minimizzare l’emergenza ambientale, allontanando sempre più le possibilità ad accedere alle risorse per le bonifiche, continua il saccheggio delle risorse naturali del territorio bresciano: trivellazioni per la ricerca di idrocarburi, impianti di stoccaggio per il gas, richieste per nuove cave e discariche, grandi opere costruite e inutili (Bre.Be.Mi. e Tav su tutte), centrali a biomasse, un inceneritore che ogni giorno attira rifiuti speciali da tutta Italia, ecc.
Ma qualcosa si muove: decine di comitati negli ultimi anni hanno fatto emergere la cruda realtà, ottenendo anche il blocco di alcuni progetti.
Non solo, la loro azione si è fatta “esperta” e propositiva, attivando risorse scientifiche, umane e tecnologiche in grado di ripensare l’uso del territorio in maniera alternativa e realmente sostenibile.

TUTTO CIO’ NON BASTA, BISOGNA PORTARE IN PIAZZA TANTE PERSONE:
– per pretendere una moratoria che blocchi nuove cave e nuove discariche;
– per ottenere una drastica riduzione delle emissioni;
– per ribadire la propria contrarietà a progetti inutili (Tav Brescia-Verona, autostrada della Valtrompia);
– per rifiutare le logiche energetiche e neoliberiste contenute nello Sblocca Italia, dalle trivellazioni nella bassa bresciana all’incenerimento rifiuti;
– per ribadire le responsabilità di chi ha governato il nostro territorio negli ultimi decenni e per chiedere un cambio radicale nella gestione del territorio.

UNA MARCIA PER RIVENDICARE IL SACROSANTO
DIRITTO A VIVERE IN UN AMBIENTE SALUBRE.

UNA MARCIA CONTRO LE MAFIE: SONO LORO A GESTIRE IL BUSINESS DEI RIFIUTI ANCHE NEL NORD ITALIA.

UNA MARCIA PER LA DIGNITA’, NOSTRA E DELLE GENERAZIONI CHE VERRANNO, ESCLUSE DA OGNI PROCESSO DECISIONALE.

A breve maggiori informazioni su percorso, ecc.

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volantino BASTA VELENI fronte

NASCE BASTA VELENI: oltre 40 comitati di Brescia e provincia per difendere terra, salute e futuro! Verso la manifestazione del 10 aprile!

Con una conferenza stampa che si è tenuta martedi 26 gennaio davanti alla sede della Regione Lombardia in via Dalmazia a Brescia si è presentato alla cittadinanza il tavolo provinciale BastaVeleniTavolo formato da oltre 40 comitati di Brescia e provincia che lottano contro le nocivita’ ambientali, tra cui il Coordinamento No Tav Brescia-Verona e che ha presentato alla stampa un documento , inviato alle istituzioni,  per chiedere una moratoria su cave, discariche e riduzione delle emissioni. Queste saranno anche le richieste della manifestazione unitaria che si terra’ a Brescia domenica 10 aprile.

Nel documento viene evidenziato che tra discariche cessate ( 109 ) e
discariche ancora attive ( 30 ) sono stati interrati complessivamente circa 35 milioni di metri cubi di rifiuti speciali ” pericolosi e non inerti “. A queste bisogna aggiungere le discariche fantasma che riemergono , per esempio, durante i lavori di costruzione del Tav. Inoltre vi è l’enorme quantita’ di terreno inquinato da Pcb del sito Caffaro pari a quasi 4 milioni di metri cubi. Infine vi è l’enorme quantita’ di rifiuti speciali stoccati in discarica dal 2006 pari a quasi 11 milioni di metri cubi. In totale parliamo di 58 milioni e 700.000 metri cubi di rifiuti presenti sul territorio bresciano che ha fatto guadagnare alla nostra provincia la denominazione di ” Terra dei fuochi del Nord Italia “.  

Gli ambientalisti chiedono quindi una moratoria sulle nuove discariche e invitano la cittadinanza a gridare con forza BASTA VELENI domenica 10 aprile ” giornata del risveglio delle coscienze e della lotta per la salute e la vita “. 

Di seguito il comunicato :

BASTA VELENI

MORATORIA PER NUOVE DISCARICHE E RIDUZIONE DELLE EMISSIONI

Questo documento nasce dal neonato Tavolo di lavoro “Basta veleni!” che vede l’adesione di innumerevoli associazioni, gruppi e comitati di tutta la provincia bresciana impegnati nella tutela dell’ e della salute pubblica. I tempi sono cambiati, la sensibilità delle persone e la disponibilità a fare rete su queste tematiche sono aumentate in maniera esponenziale così come il presidio locale su ogni criticità incombente. Forte è la volontà di lavorare insieme in maniera organica e costruttiva: vogliamo ricostruire un sano per le nostre famiglie, per i nostri figli e nipoti e collaboreremo incessantemente affinché le istituzioni recepiscano totalmente quanto da noi richiesto.

La provincia di Brescia è recentemente assurta alle cronache nazionali come “Terra dei fuochi del Nord”, sollevando anche un dibattito controverso. Ma i dati, nella loro crudezza, sono oltremodo eloquenti. E’ noto che i rifiuti sversati tra il Casertano ed il Napoletano assommerebbero a circa 10 milioni di metri cubi. Ebbene, quelli sversati sul territorio della sola provincia di Brescia raggiungono la cifra iperbolica che si avvicina ai 60 milioni di metri cubi.

Sono queste le quantità impressionanti che si ricavano dagli studi e dai dati resi disponibili dalle fonti istituzionali.

Dalla documentazione predisposta dalla Provincia di Brescia, anni addietro, in vista del nuovo Piano provinciale rifiuti, con un censimento abbastanza meticoloso aggiornato a fine 2005, ricaviamo che tra discariche cessate (109) e discariche ancora attive (30) sono stati interrati complessivamente circa 35 milioni di metri cubi di rifiuti speciali, pericolosi e non, e “inerti”.

A questi vanno aggiunte le discariche “fantasma” quelle non censite perché gestite precedentemente alla normativa sui rifiuti speciali del 10 settembre 1982, che sulle base delle produzioni storiche del settore metallurgico e chimico, si possono stimare in almeno circa 5 milioni di metri cubi. Sono le discariche “abusive” che riemergono quando si costruisce ad esempio la BreBeMi o la Tav.

Poi vi è l’enorme quantità di terreno inquinato da PCB e diossine del sito Caffaro, di fatto rifiuto speciale ad oggi da collocare in discarica, pari a circa 7 milioni e 900 mila metri cubi.

Infine i rifiuti speciali collocati in discarica dal 2006 ad oggi, che, secondo dati dell’Ispra (aggiornati al 2013, da cui si può ricavare il trend anche per gli ultimi due anni) ammontano a circa 10 milioni e 900 mila metri cubi. Tirate le somme ecco il cumulo immenso di rifiuti speciali che sono stati sversati sul territorio bresciano:58.705.500 milioni di metri cubi!

Nel biennio 2012 – 2013 (dati Ispra) quasi tutti i rifiuti speciali della Regione Lombardia sono stati interrati nella provincia di Brescia, 1.638.298 t/a su 2.251.413 t/a lombardi nel 2012 e 1.809.068 t/a su 2.500.226 t/a lombardi nel 2013, mediamente il 72,5%.

L’indice di pressione sempre per questi ultimi due anni, in termini di rifiuti speciali mediamente interrati per km2, per la provincia di Brescia è stato pari a 363 tonnellate/anno per chilometro quadrato, circa 10 volte quello del resto della Regione Lombardia (34 t/a) e quello dell’intero Paese (38 t/a). Ovviamente ciò accade perché in provincia di Brescia si importano rifiuti speciali nell’ordine di milioni di tonnellate all’anno.

Il Bresciano ospita i più importanti impianti per rifiuti pericolosi e la più grande discarica che nel 2013 ha tumulato circa l’80% dei rifiuti pericolosi dell’intera Regione Lombardia.

Tutto l’amianto della Lombardia, e non solo, sta arrivando a Brescia nell’unica grande discarica lombarda attiva.

Brescia, inoltre, è gravata da ben 4 discariche di rifiuti radioattivi, di cui una sola messa in sicurezza.

Praticamente il Bresciano è il capolinea di quasi tutti i rifiuti speciali lombardi e dunque di gran parte di quelli nazionali. Possiamo dire che Brescia è la grande discarica nazionale.

Gravemente devastata risulta in particolare la fascia dell’alta pianura che va dalla Franciacorta, passa per Brescia e giunge a Montichiari.

Si tratta di un quadrilatero che si estende nell’alta pianura pedemontana da ovest verso est per circa 50 km e da nord a sud per circa 25 km con ai vertici rispettivamente Iseo a nord – ovest e Orzinuovi a sud – ovest, Desenzano a nord-est e Calvisano a sud – est.

Va anche detto che il resto del territorio bresciano non è certamente un paradiso ed è attraversato da diverse emergenze ambientali, sia a nord (abbandono della montagna, dissesto idrogeologico, criticità dei laghi prealpini, ex Selca di Forno d’Allione, centraline a biomasse…), che a sud (agricoltura intensiva e dipendente dalla chimica, stoccaggi e trivellazioni per gli idrocarburi in un sottosuolo a rischio sismico…)

Ciò che preme evidenziare è che in questo quadrilatero pedemontano l’indice di pressione ambientale ha superato la capacità di carico, anche perché si dovrebbe considerare il cumularsi di tanti altri fattori.

Suolo.

Oltre ai rifiuti di cui si è già detto, innanzitutto il groviglio di infrastrutture: autostrade A4, Milano – Venezia e A35 BreBeMi; tangenziali Brescia sud-ovest e “corda molle”; superstrade Concesio – Iseo, Brescia – Desenzano, Brescia – Salò; ferrovia Milano – Venezia cui si sta affiancando un’inutile Tav, che determinerà consumo di suoli agricoli pregiati, l’apertura di nuove cave e di nuove discariche; aeroporto militare di Ghedi e aeroporto civile di Montichiari praticamente inutilizzato per i passeggeri.

Devastante il consumo di suolo a causa di una cementificazione che su quest’asse ovest – est rappresenta un importante segmento della megalopoli padana, con edificazioni senza soluzione di continuità sviluppatesi soprattutto negli ultimi decenni, prima della crisi edilizia.

Il sito inquinato di interesse nazionale “Brescia – Caffaro” con livelli di diossine e PCB nei terreni per milioni di metri quadrati senza riscontri in altre parti d’Italia, che coinvolge circa 25.000 abitanti di Brescia e che attende da 14 anni un Piano generale di bonifica.

Infine la concentrazione di numerosissime cave che rende quest’area una delle più “generose” a livello nazionale (Ispra 2015), per cui, il Piano, scaduto ma prorogato, per il decennio dal 25 gennaio 2005 al 25 gennaio 2015, prevede l’escavazione di ben 70 milioni di metri cubi di ghiaia, di cui utilizzati “soli” circa 30 milioni, a causa delle crisi edilizia.

Acqua.

Al centro, l’area è attraversata da nord a sud da uno dei fiumi più inquinati d’Europa, il Mella, che in questo tratto di norma presenta una qualità dell’acqua classificata da Arpa “pessima” e che attende da decenni di essere risanato, dismettendo l’attuale sua funzione di grande collettore fognario degli scarichi civili e industriali della ricca Val Trompia, tutt’ora priva di un depuratore.

Sempre in zona centrale l’Arpa ha recentemente pubblicato i dati sul pesantissimo inquinamento della falda, da cromo esavalente, solventi clorurati (tetracloruro di carbonio, tricolorometano, di-tri-tetracloroetilene…), e persino mercurio e PCB, tutte sostanze altamente tossiche e cancerogene, presenti in concentrazione anche di migliaia di volte oltre i limiti.

L’Ispra ha certificato anche un inquinamento delle acque superficiali e di falda da pesticidi.

Infine, periodicamente si ripropone in alcune aree agricole intensive il problema di un eccesso di nitrati in falda, per cui l’acqua, per essere potabile, deve essere trattata.

Aria

E’ ormai acclarato da studi internazionali, nazionali e locali che Brescia soffre di “mal d’aria”, ma lo è ancora di più dalla nostra percezione, poiché l’aria è quell’elemento con cui siamo a contatto in modo costante e continuativo, respirando ogni pochi secondi. L’aria è quell’elemento che ci dà la vita oppure ce la toglie, ed il respiro rappresenta simbolicamente la vita stessa.

Brescia é immersa in quel catino di aria sporca che è la Lombardia, dove l’aria non circola e tutto vi ristagna dentro. Il nostro territorio è armato di bocche di fuoco potentissime che sparano m aria milioni di m3 all’ora

di aria inquinata. Considerando solo i tre più grandi siti nel perimetro della città, le due acciaierie ed

il più grande inceneritore d’Europa, registriamo che dai loro camini possono uscire fino 3,5 milioni di m3 di aria all’ora.

A questo si devono aggiungere i camini della storica fabbrica metalmeccanica e di tante altre

fonderie di medie e piccole dimensioni.

Basti pensare che in tutta la provincia vi sono circa 200 Autorizzazioni Integrate Ambientali per forni fusori, e che le 10 acciaierie attive con una media di circa 1 milione di m3/h, possono

immettere in aria circa 240 milioni di m3 al giorno, che generano continui accumuli nei terreni e risollevamenti di polveri

A ridosso della città ( Rezzato) insiste un cementificio di grande portata ultimamente potenziato.

Nel panorama della provincia si contano grandi aziende metallurgiche da rottami a Chiari, Ospitaletto, Rodengo, Castel Mella, Maclodio, Brescia, Montirone, Lonato, Calvisano, Travagliato, Torbole Casaglia…

Il traffico veicolare con le grandi arterie autostradali e le tangenziali incrementa di molto le emissioni (51% NOx – Inemar 2012) e, nonostante ciò, ancora si vuol costruirne un’altra in Val Trompia, anziché puntare sulla ferrovia.

Com’è evidente in quest’area del Bresciano è stato già abbondantemente superato il limite di carico ambientale, e la vera opera di cui necessiterebbe questo territorio è una profonda azione di bonifica e di recupero ambientale, non certo nuove discariche e nuove emissioni inquinanti.

In altre parole, quanto recentemente scritto dall’Asl di Brescia per i territorio circostanti le ipotizzate discariche Bosco Stella, Castella e Padana Green deve valere per quell’intero quadrilatero sopra individuato:

“L’impatto complessivo determinato dalle attività in essere impone di evitare effetti negativi aggiuntivi sulla salute della popolazione residente. Quindi … si ritiene che l’impatto cumulativo degli impianti esistenti non consenta ulteriori aggravi, anche se modesti, di inquinamento ambientale con pregiudizio sulla salute” (Bosco Stella)

“Al contrario rappresenta una criticità che, per la diffusione che la caratterizza, abbisogna dell’assunzione di provvedimenti e di scelte di programmazione territoriale che concorrano alla riduzione degli impatti ambientali aventi ricadute immediate sulla salute umana. […]

L’impatto complessivo determinato dalle attività in essere impone di evitare effetti negativi aggiuntivi sulla salute della popolazione residente. I dati di morbilità per malattie respiratorie non tumorali, non consentono un ulteriore aggravio dell’inquinamento ambientale, che deriverebbe dall’aggiunta di un ulteriore impianto a quelli esistenti, con un peggioramento dell’impatto cumulativo e pregiudizio sulla salute” (Castella).

“La pressione ambientale esercitata da diversi fattori che coesistono nell’area rappresenta motivo di pregiudizio per la qualità della vita degli abitanti, interferendo sul legittimo diritto di uso degli spazi aperti e condizionando lo stato di benessere psicofisico. La realizzazione del progetto comporterebbe un aggravio ulteriore della pressione ambientale, non sostenibile per la salute pubblica” (Padana Green).

Dunque siamo in una situazione di gravissima emergenza che richiede misure straordinarie, come e più di quanto si sta facendo nella Terra dei fuochi, dove il presidio anche militare del territorio sembra sia riuscito a bloccare ogni ulteriore sversamento di rifiuti e dove le istituzioni, sollecitate dalla rivolta popolare del novembre 2013, stanno operando, finalmente, con adeguate risorse economiche per monitorare il territorio e predisporre le necessarie opere di messa in sicurezza e di bonifica.

In un contesto tanto degradato, anche lo strumento dell’indice di pressione ambientale, ideato dalla Regione Lombardia e tarato sull’area di Montichiari – Vighizzolo, risulta del tutto inefficace, anche perché non considera gli impatti cumulativi di altri impianti emissivi: anzi, paradossalmente, potrebbe portare ad una disastrosa omologazione a Vighizzolo di tutta la Provincia di Brescia, in particolare della fascia pedemontana in esame, con un interramento di ulteriori decine di milioni di rifiuti speciali.

Le istituzioni, a partire dalla Regione Lombardia, sono quindi chiamate a mettere in campo strumenti adeguati ad affrontare una simile situazione che non tollera ulteriori compromissioni del territorio. Questi provvedimenti straordinari di emergenza devono tradursi in una generale moratoria di ogni nuova autorizzazione per avvio di attività di discariche e smaltimento di rifiuti e nessuna ulteriore autorizzazione per impianti che generino nuove emissioni(gassificatori, centraline a “biogas” o “biomasse…)

In particolare:

1a. Blocco dell’iter delle pratiche attualmente in corso del tutto incompatibili con una valutazione ambientale strategica e cumulativa tesa a tutelare un territorio già sfruttato oltre ogni limite (“A2A Ambiente – Bosco Stella” – Castegnato; “Castella” – Rezzato; “Portamb” – Mazzano; “Gedit” – Calcinato; “Ecoeternit” – Montichiari; “A2A – Montichiari Ambiente” – Montichiari; Padana Green” – Montichiari, “Cerca” – Travagliato).

1b. Sospensione di quelle iniziative controverse dove l’opposizione della popolazione locale è supportata da argomentate e documentate ragioni tutte riconducibili alla sacrosanta determinazione di difendere quel poco di territorio non ancora devastato (discarica Macogna diCazzago San Martino; discarica Inferno di Ghedi; impianto biogas di rifiuti di Campagnoli di Lonato).

2. Inoltre, dichiarato lo stato d’emergenza per le criticità presenti in questo quadrilatero, le istituzioni devono procedere ad una precisa mappatura di tutte le fonti inquinanti e delle zone compromesse alla ricerca, in particolare, di quelle discariche “fantasma”, ante normativa, spesso celate sotto un sottile strato di terreno “buono”. Ciò è indispensabile sia per evitare che ne risenta negativamente l’immagine dell’intero territorio, che ospita e anzi deve ulteriormente sviluppare anche un’agricoltura di qualità, sia per poter programmare la messa i sicurezza e/o la bonifica dei siti più pericolosi.

3. Chiediamo inoltre che si imposti una seria politica di diminuzione delle emissioni complessive a partire dal censimento di quanto autorizzato ora e dal blocco di nuove autorizzazioni e introducendo norme (indice di pressione aria ) in grado di programmarne una sempre maggiore riduzione.

Riteniamo indispensabile infatti introdurre oltre ai limiti delle concentrazioni di inquinanti per m3una soglia massima ai flussi di massa in uscita dai camini per un dato territorio. Tali limitidovranno essere nel tempo soggetti a costanti riduzioni, attraverso norme stringenti, e monitoratidal piano di risanamento della qualità dell’aria (Pria).

4. Infine, in particolare alla Regione Lombardia, chiediamo per questo territorio una grande opera programmata di ripulitura ambientale (bonifiche integrali) e di valorizzazione delle risorse naturali, troppo a lungo degradate.

Perché possano realizzarsi questi obiettivi del tutto ragionevoli e sensati, se vogliamo ricostruire un ambiente sano per le nostre famiglie, per i nostri figli e nipoti, è indispensabile la partecipazione attiva e consapevole dei cittadini.

I bresciani devono farsi sentire e gridare forte: BASTA VELENI!

Se lo gridiamo in dieci o in cento nessuno ci sente. Dobbiamo gridarlo in decine di migliaia.

L’appuntamento è per domenica 10 aprile 2016.

Sarà, per i bresciani, la giornata del risveglio delle coscienze e della lotta per la salute e per la vita.

Comitato Macogna Berlingo – Libero cittadino Travagliato – Meetup Capriano del Colle – Comitato Mamme Travagliato – Comitato Cittadini Ambiente e Salute Travagliato – Comitato Aria Pulita di Travagliato – Travagliato in Movimento – Eco Gruppo Chiari – Montichiari SOS Terra – Coordinamento No TAV Bs-Vr – Comitato Carta- Amici di Beppe Grillo Valtrompia – No TAV BS – Associazione Passo dopo Passo – Comitato Duomo Rovato – Comitato Visano Respira – La nostra terra Legambiente – Visano x Basta Veleni – Legambiente Montichiari – Aqua Alma Onlus – Legambiente Franciacorta – Medicina Democratica – Movimento 5 Stelle Lonato del Garda – Coordinamento Comitati No Triv Lombardia – Comitato Acqua Pubblica Brescia- Comitato Campagnoli – ISDE Brescia – “Forum delle associazioni per un ciclo dei rifiuti sostenibile” (Cittadini per il riciclaggio- Codisa- Comitato Ambiente Brescia sud – Comitato per il porta a porta Botticino – Comitato Lamarmora per l’Ambiente “LA per LA”- Comitato per la Salute, Rinascita Salvaguardia del Centro Storico – Legambiente Brescia – Comitato “La Collina dei Castagni” Castenedolo – Comitato Prov. Rifiuti zero – Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia – Rete Custodi del Creato Brescia – Gruppo Mamme di Castenedolo – Rete Antinocività Brescia – Movimento Decrescita Felice Brescia – Ufficio Ambiente Camera del Lavoro di Brescia – Facciamo Rivivere Vobarno -)

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