TERZO VALICO: 19 SETTEMBRE BLOCCHI AI CANTIERI TRA AMIANTO E MAFIA

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Nella giornata di sabato 19 settembre presso il cantiere di Radimero ad Arquata Scrivia il movimento NO TAV-NO TERZO VALICO, si è dato un appuntamento di lotta bloccando l’ingresso e i lavori del cantiere, uno dei più importanti del Terzo Valico.

Un blocco deciso dall’assemblea popolare dell’11 settembre in cui il movimento ha deciso unanimemente una serie di iniziative per denunciare la questione dell’amianto, minerale altamente tossico che provoca  malattie molto gravi all’apparato respiratorio a chi viene esposto alle sue polveri. La paura e la consapevolezza di cosa l’amianto possa fare è nella memoria di tutti: del resto i danni provocati dalle sue polveri sono ancora visibili nel Basso Piemonte considerando il disastro di Casale Monferrato dove risiedeva uno dei principali stabilimenti della Eternit, colosso svizzero capofila di tale nefanda produzione.

Nei cantieri dell’opera sono state rinvenute tracce di amianto a livelli a dir poco allarmanti ma la gestione di questi cantieri e dello smaltimento dell’amianto è stata affidata ad alla ditta HTR bonifiche, impresa già finita sotto inchiesta per i lavori del TAV di Firenze in quanto sospettata di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. Questo non può che destare ancora più preoccupazione e allarme nel popolo NO TAV locale.

Per l’ennesima volta, a posteri purtroppo, la ragione viene data ancora al movimento che da sempre denuncia la presenza di amianto in queste montagne (negata in ogni modo da chi vuole quest’opera) e denuncia la natura criminogena di queste grandi opere il cui unico fine è il dissipamento di risorse pubbliche a favore di imprese poco pulite, amiche di una classe politica intrallazzata con il mondo della malavita e il cui unico scopo è il saccheggio della ricchezza collettiva in barba ai territori e agli abitanti di queste zone.

Consideriamo inoltre che l’amianto non crea problemi solo nel momento dell’estrazione ma in tutto il processo di smaltimento vista la sua natura polverosa che lo rende facilmente veicolabile via aerea e che lo porta a depositarsi anche in zone distanti rispetto al punto di estrazione o dove viene trasportato, se in condizioni di insicurezza; questo fa capire bene la gravità e il timore delle popolazioni che stanno vivendo quotidianamente questo rischio.

La mancanza o la scarsa presenza di dati delle analisi dell’aria proprio nei giorni di ritrovamento ha messo maggiormente in allarme le popolazioni che vivono queste terre, già ampiamente martoriate dai cantieri e che proprio in queste settimane riniziano a vivere l’incubo che ogni poggia che nei prossimi mesi arriverà possa portare ancora morti e distruzione.

Lo stesso protocollo amianto firmato dalle amministrazioni regionali di Piemonte e Liguria con COCIV non chiarisce nulla rispetto ai comportamenti da effettuarsi in aree di cantiere in caso di tali ritrovamenti, il che lascia la questione in una palude legislativa in cui la malavita e la corruzione si infiltrano creando quei fenomeni di malaffare a danno di popolazioni e territorio da sempre denunciati dal movimento NO TAV, a partire dalla Val di Susa.

La giornata di blocco e colazione resistente di sabato è andata molto bene e si è riusciti per un giorno ad impedire che i lavori nel cantiere di Radimero andassero avanti.
Lavori che per altro stanno andando avanti come se nulla fosse, come se continuare a scavare non fosse rischioso per la vita e la salute di chi vive queste terre ma anche per gli operai che lavorano in questi cantieri, forse ignari o troppo disperati per capire effettivamente il rischio a cui sono sottoposti, i cui danni non sono rilevabili nel breve periodo ma che si ripercuoteranno nei decenni successivi.

Per questo il movimento NO TAV ha espresso la decisione di continuare a tenere alta la guardia per documentare le imprese di COCIV nel proprio territorio e i danni che questa inutile e dannosa opera continua a fare, continuando nel contempo ad informare i cittadini delle conseguenze che potrebbe avere sulle proprie vite.

E proprio in questo momento, dove sempre più si conferma quello che i NO TAV hanno sempre denunciato, ci domandiamo con che coraggio continuino la costruzione di quest’opera, pensando a quante persone sono state accusate di reati pesantissimi per fermare quest’opera inutile, a quante persone hanno preso manganellate e respirato gas velenosi.  Come pensate di risarcire questa gente e risanare questa terra? Quando pensate di smetterla con questa farsa del progresso? Quante altre terre volte ancora distruggere e quante altre popolazioni condannare a morte?  

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