Democrazia l’è morta

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democrazia notav

Cerco di capacitarmi di quello che è successo ieri sera. Speravo che dormendoci sopra questa rabbia sarebbe passata. E’ stata colpa mia, come sempre. Avrei dovuto fumarmi la sigaretta della buonanotte, e poi andare a letto. In fondo la sveglia suona presto. Invece no. Guardo i social network, i quotidiani, le agenzie di stampa. Per vedere quello che era passato del nostro presidio. Di quello che era successo.

Arriva una nota ANSA. Nemmeno un’ora dopo che abbiamo sciolto la piccola manifestazione improvvisata per le vie di San Polino. Il suo contenuto è molto diverso da quello che speravo. Ma non posso dire di essere rimasto sorpreso.

Volevo partecipare alla riunione perché Stefano Esposito a mio avviso non dice tutta la verità. O ha delle convinzioni che ritengo sbagliate. Volevo partecipare soprattutto perché un convegno dal titolo “Scambi di vedute. Treni ad alta velocità: utili, inutili o dannosi?” aveva come relatori Stefano Esposito – senatore del PD (utile), Damiano Di Simine – presidente di Legambiente Lombardia (abbastanza utile, anche se le priorità sono altre) e Maurizio Tira – Assessore all’Urbanistica di Desenzano (Dannosa se passa sulla zona di produzione del Lugana, utile se spostata sull’Alto Mantovano).

Non che fossero le loro posizioni. Solo quello che mi immaginavo. Avevo come la sensazione che sarebbe stato un altro incontro in cui tre persone autorevoli avrebbero esposto ad alcune persone quanto utile e necessario fosse il TAV in quest’epoca di progresso e di forte espansione economica.

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Non ho potuto entrare all’incontro. Nemmeno avvicinarmi. Era stato chiesto alla questura l’autorizzazione di un presidio davanti al teatro in modo da dare visibilità anche alle ragioni del No. Sono stato bloccato sotto le colonne vicine al teatro intimandomi che il posto a noi riservato era quello.

Qualcosa non funziona. Se le assemblee pubbliche raccontano un solo punto di vista, dov’è il dibattito? Se la democrazia è dibattito, dov’è la democrazia?

Il movimento No TAV è ben diverso da come lo dipingono i media.
Si parla di scontri, ieri sera, di tensione. Qualche personaggio crede di poter trarne vantaggio politico inneggiando a dei bastoni nascosti tra la folla. Gli unici momenti “cruenti” sono stati i manifestanti che cercavano di avanzare, il cordone di polizia che li respingeva. La violenza? Le mazze? I bastoni?

Questo paese è un paese strano. Una nota dell’ANSA che esce subito dopo la fine dell’incontro, quando un solo giornalista era presente (Bresciaoggi, l’unico articolo decente lo trovate all’indirizzo http://www.bresciaoggi.it/stories/dalla_home/609899_alta_velocit_convegno_ecodem_bloccato_dalla_protesta_no_tav/). Chi ha fornito la versione dell’accaduto? Non sarebbe interessante saperlo? Non è poco obiettivo non concedere un contradditorio? Non è poco professionale? Tanto è solo la principale agenzia di stampa Italiana. Chi se ne frega della professionalità?

Il servizio di Teletutto realizzato con le riprese di un’attivista NoTAV pubblicate sul web per dimostrare come fossero violenti i NoTAV. La follia. Nemmeno intervengono più i giornalisti. Badano al risparmio.

Nonostante un solo giornalista fosse presente escono articoli su tutti i giornali locali.

Il punto di vista dei manifestanti non viene mai citato.

La polizia impedisce ad alcuni cittadini di entrare ad un’assemblea pubblica. Come se essere NoTAV ti facesse perdere il diritto di cittadinanza. Come se tu fossi meno di un altro essere umano. Con meno diritti. Con più doveri degli altri.
Nonostante l’insistenza degli organizzatori e del senatore Esposito, le ragioni del No non vengono ammesse al dibattito.

Alla fine Stefano Esposito non racconta il suo punto di vista sul TAV (al maschile, il Treno Alta Velocità, non la TAV), che è una vittoria per il gruppo NoTAV di Brescia. Impedisce il solito teatrino, con le soliti banali scuse che trasformano un’opera che non è altro che la gallina delle uova d’oro per pochi in una grande opera necessaria al nostro paese.

Quella che ci perde, come ogni volta, è la democrazia, quella stessa cosa che nella bocca di alcuni politici sembra un insulto. Perché se la libertà è partecipazione come diceva Gaber (il PD ascolta ancora Gaber? E’ ancora politically correct?) allora lo è anche la democrazia. E impedire la partecipazione è uno spettro nero da squadrismo che non dovrebbe appartenere agli esponenti del partito intervenuto. Non ancora, perlomeno. Perché ripenso allo sfogo di un manifestante, mentre per l’ennesima volta ci veniva impedito di entrare nel teatro.

“Quando smetterà questo paese di essere fascista?”

Già. Quando?

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