NO TAV NO SBLOCCA ITALIA

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Torre con scheletro

Giovedi 30 ottobre la Camera ha approvato lo , il decreto del cemento e delle trivelle con 278 sì, 161 no e 7 astenuti. Ora il testo va al Senato.

Il Decreto era stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (la n.212/2014) il  12 settembre 2014 il decreto legge n.133 meglio conosciuto come “Sblocca Italia”. Quasi quattro miliardi di euro vengono destinati alle grandi ( e inutili come la Brebemi …) opere tra cui la Tav Napoli-Bari, il Terzo Valico,  Brescia-Verona…

Ma è l’impianto generale del decreto che ci deve preoccupare. Un provvedimento che segnala un deciso cambio di fase nelle politiche governative e che promuove un piano complessivo di aggressione ai beni comuni. Oltre al rilancio delle  grandi opere infatti il decreto prevede misure per favorire la dismissione del patrimonio pubblico, l’incenerimento dei rifiuti, nuove perforazioni per la ricerca di idrocarburi e la costruzione di gasdotti, oltre a semplificare e deregolamentare le bonifiche.

Inoltre il  Forum dei Movimenti per l’Acqua, evidenzia la gravità di quelle norme che, celandosi dietro la foglia di fico della mitigazione del dissesto idrogeologico (Capo III, art. 7), mirano di fatto alla privatizzazione del servizio idrico. Infatti, con questo decreto si modifica profondamente la disciplina riguardante la gestione del bene acqua arrivando ad imporre un unico gestore in ciascun ambito territoriale e individuando, sostanzialmente, nelle grandi aziende e multiutilities, di cui diverse già quotate in borsa, i poli aggregativi.

il governo italiano ha inoltre deciso di fare un grosso favore alle compagnie petrolifere, attribuendo alle attività di rigassificazione e trasporto del gas in Italia e in Europa e a quelle di prospezione, ricerca ed estrazione di idrocarburi e stoccaggio sotterraneo del gas, “carattere di interesse strategico […] di pubblica utilità, urgenti e indifferibili”. Infatti, gli articoli 36, 37 e 38 del capo IX riguardante “Misure urgenti in materia di energia”, più di ogni altra norma del settore upstream, sono stati scritti appositamente, ed in maniera stringente, per favorire la categoria. In un colpo solo sono state risolte tutte le paure delle multinazionali del petrolio e del gas: tempi lunghi per l’approvazione dei progetti, impedimenti ed opposizioni dei territori, lentissimo ritorno degli investimenti ed insostenibilità di infrastrutture dai costi elevati e scarsamente redditizi. In sostanza, lo “Sblocca Italia” ha come obiettivo il raddoppio delle estrazioni nazionali di idrocarburi -sulla falsa riga della Strategia energetica nazionale (Sen) varata dal governo Monti-, affermazione del proprio potere decisorio su tutti i progetti energetici considerati strategici – sulla falsa riga della modifica dell’articolo 117 della Costituzione, contenuto nel del Titolo V, oggi impantanatosi tra contrattazioni politiche e possibile incostituzionalità dovuta alla prevista applicazione della clausola di supremazia in esso inserita -, nonché l’aumento delle entrate fiscali dello Stato.

Ma non solo. Il decreto prevede l’esclusione controllata delle royalties dal Patto di Stabilità in cambio dell’aumento delle attività petrolifere.

Il tentativo di svincolare dal Patto di Stabilità interno le royalties incassate dalle regioni dove sono in atto attività di estrazione di idrocarburi è partito dallaRegione Basilicata. Infatti, con Legge Regionale n.17 dell’11 luglio 2014, recante “Misure urgenti concernenti il Patto di Stabilità interno” il governatore lucano, Marcello Pittella, ha perseguito la strada della “sussistenza”, cercando di utilizzare liberamente per la spesa corrente, e senza vincoli, gli introiti petroliferi. Una legge che lo Stato ha deciso di impugnare il 10 settembre 2014 e che il governo Renzi ha pensato di riportare nell’impianto dello “Sblocca Italia” regolamentandola con l’articolo 36 ed a proprio vantaggio.

Se l’articolo 37 dispone misure urgenti per l’approvvigionamento e il trasporto del gas naturale, attribuendo carattere strategico a tutti gasdotti nazionali ed internazionali, come il Tap (Trans adriatic pipeline), localizzati nel nostro Paese -nonché ai porti interessati da opere strettamente collegate allo sviluppo di progetti energetici strategici, come potrebbe essere Taranto con Tempa Rossa-, l’articolo 38 è una vera e propria rivoluzione, accolta positivamente da Federpetroli (Federazione internazionale del settore petrolifero) ed Assomineraria (Associazione mineraria italiana per l’industria mineraria e petrolifera). E non poteva essere altrimenti, perché vengono riportate in capo ai ministeri competenti le autorizzazioni ambientali per le concessioni offshore, mentre per quelle in terraferma si fa riferimento a generiche “intese” -in odore di illegittimità- con le Regioni interessate, tutte in seno ad un titolo concessorio unico (concesso dal ministero dello Sviluppo economico). Per le procedure di Valutazione d’impatto ambientale (Via) relative ad istanze di ricerca, permessi di ricerca e concessioni di coltivazione, invece, la competenza passa al ministero dell’Ambiente e non più alle Regioni. L’obiettivo è snellire il tempo delle autorizzazioni ed evitare impedimenti dai territori.

Lo “Sblocca Italia” libera la Orte-Mestre. Il gioco è tutto in un comma, il secondo dell’articolo 4, che modifica il “decreto del Fare” del 2013 aprendo le porte della “defiscalizzazione” per l’autostrada tra Lazio e Veneto, e garantendo così all’opera benefici per quasi 2 miliardi di euro.

Come se non bastasse il decreto è anche un regalo alle lobby dell’incenerimento dei rifiuti. Secondo il governo di Matteo Renzi, tali impianti “concorrono allo  sviluppo  della raccolta  differenziata  e  al  riciclaggio   mentre   deprimono   il fabbisogno  di  discariche”. Inoltre, specifica l’articolo 35 comma 1 dello “Sblocca Italia”, “tali impianti di   termotrattamento costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di  preminente interesse  nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente”. L’obiettivo è quello di ampliare la rete esistente di inceneritori e di utilizzare al massimo della loro capacita’ quelli esistenti.

NO TAV NO SBLOCCA ITALIA.

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