TAV e costi abnormi: il paese degli sperperi dove tutto è consentito

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constampa

di Erasmo Venosi | 4 Novembre 2014
Pubblicato su ” www.forexinfo.it

La legge sull’efficacia ed efficienza degli investimenti pubblici viene disapplicata nel silenzio colpevole degli organismi costituzionali di controllo
Il commissario alla revisione della spesa Cottarelli ritorna al Fondo Monetario, due anni prima della scadenza del contratto sottoscritto con il Governo. Una revisione della spesa, che non ha toccato uno dei maggiori centri di spesa pubblica. Gli investimenti del ministero delle infrastrutture e, in particolare, quelli sull’alta velocità.

Esempio per tutte è la linea Milano/Verona. Il costo nella Convenzione sottoscritta nel 1991 era di 2200 MLD di lire. Nel 2005, 4700 MLD di euro. Nel XII Allegato Infrastrutture dello scorso aprile sommando i costi delle tre sub tratte (Milano/Treviglio, Treviglio/BS e BS /Vr con la variante per l’aeroporto di Montichiari) si arriva a 6 MLD di euro a cui bisogna aggiungere il costo dell’infrastruttura aerea, elettrodotti dedicati, sottostazioni elettriche ogni 50 km, posti di parallelo e auto trasformazione ogni 12 Km, per aver scelto un sistema di alimentazione elettrico diverso da quello della linea convenzionale Fs.
La vicenda dell’enormità dei costi rappresenta fedelmente il sistema delle regole non rispettate e della sostanziale irrilevanza degli organismi pubblici e costituzionali di controllo.

Gli affidamenti dei lavori delle tratte alta velocità sono avvenute a trattativa privata nel 1991. Su alcune tratte come la Genova /Milano, la Mi/Ve e la Ve/Pd nel 2001 i lavori non erano iniziati. Il Governo allora decise di ritirare le concessioni ai consorzi di costruzione su queste tratte, per fare le gare ad evidenza pubblica. Scelta sancita dall’art 131 della LF del 2001. Il Governo successivo con il collegato infrastrutture (legge 166/2002) annullò questo articolo. Nel 2007, con la legge 40 fu annullata la norma del collegato infrastrutture e reintrodotta la gara sulle tre tratte dove non erano iniziati i lavori. La norma riconosceva ai general contractor il rimborso degli oneri effettivamente sostenuti. I tre general contractor Cociv, Cepav 2 (Saipem, Maltauro, Pizzarotti, Società Italiana Condotte) e Iricav, titolari delle concessioni di progettazione definitiva e costruzione, ricorsero al Tar del Lazio il quale con ordinanza trasmise alla Corte di Giustizia dell’UE la questione pregiudiziale relativa all’applicabilità della legge 40, che revocava le concessione e poneva dei limiti agli indennizzi dei consorzi. In buona sostanza il Tar del Lazio aveva dubbi sulla compatibilità della revoca delle concessioni con le norme del Trattato UE.

L’11 settembre 2008, l’Avvocato Generale della Corte di Giustizia della UE presentava le sue conclusioni. L’avvocato generale, ve ne sono otto che assistono la Corte e sono scelti per l’altissima professionalità e profilo etico (definiti amici del diritto), va oltre la questione pregiudiziale e afferma, di includere nella sua analisi anche la concessione del 1991 ritenendo che “la prospettiva come illustrata dal Tar e accolta dai consorzi coinvolti nel procedimento e persino dalla Commissione sfiora solo la superficie della controversia”.
L’Avvocato generale in estrema sintesi dichiara che le norme applicate (la legge 40) non ostano con il Trattato UE e segnatamente con gli art 43, 49 e 56 CE che congiuntamente all’art 10 “impongono l’immediata cessazione e attribuzione di appalto”.

In un paese normale e considerati gli abnormi costi a carico della finanza pubblica si sarebbe immediatamente agito nel senso indicato dall’avvocato generale. Invece no. Succede che i consorzi che si erano rivolti al Tar del Lazio a causa delle concessioni annullate dalla legge 40 presentano istanza al Tar dichiarando di “non annettere interesse alcuno all’ulteriore prosecuzione delle controversie“. Un modo per evitare l’imminente sentenza della Corte? Il nuovo Governo eletto nel 2008, con il decreto legge 112 del giugno 2008 convertito con legge 133/2008, aveva con l’art 12 annullato gli effetti prodotti dalla legge 40, che coerentemente con le norme comunitarie imponeva per gli appalti sulle tratte Ge/Mi, Mi/Pd e Mi/Vr le gare. Considerata l’abnormità dei costi sostenuti per le tratte alta velocità e per porre la parola fine alla vicenda degli appalti a trattativa privata legittimati, in virtù di un parere del 1993 del Consiglio di Stato motivato da due fatti:

a) il finanziamento privato, per il 60% del valore delle opere
b) la maggioranza del 60% di privati nel capitale sociale di Tav.

In verità entrambi questi presupposti erano nella sostanza inesistenti posto che Fs con la banca delle telecomunicazioni di sua proprietà superava il 50% del capitale sociale. Comunque nessun euro è stato messo dai privati nella realizzazione delle linee alta velocità e Il presidente del Consiglio di Stato, del parere favorevole, casualmente divenne presidente delle Ferrovie dello Stato nel 1995!

La rinuncia dei consorzi e quindi la richiesta al Tar di non pronunciarsi è possibile solo se i convenuti concedono il consenso. I convenuti erano: Governo italiano, RFI e TAV. Consenso concesso! Il Tar con provvedimento del novembre 2009 comunica alla Corte di Giustizia la rinuncia dei consorzi e quindi del ritiro della questione pregiudiziale sollevata. La Corte di Giustizia fu quindi costretta a cancellare la causa a ruolo. Chissà fantasticando un po’ quale incidenza ha avuto nelle vicende tragiche della compravendita dei parlamentari, che determinarono la caduta del Governo che aveva con la legge 40 del 2007 cancellato gli appalti costosissimi per il contribuente italiano. Ancora oggi, per esempio, sulla tratta Brescia /Verona e Verona/Padova gli investimenti sull’alta velocità non sono sottoposti ad analisi costi benefici come obbliga l’art 1 comma 2 del DLGS 228 del 2011.

Per ironia della sorte la rinuncia al giudizio davanti al Tar ha prodotto fra le parti un arbitrato. Anche l’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici con delibera n 80 del 2011 relativa ai contratti “alta velocità” evidenziò la violazione dei principi della libera concorrenza e l’economicità del sistema di realizzazione.
Probabilmente costi così abnormi sono accettati anche dall’attuale Governo vista l’accelerazione sulle tratte av Bs/ Vr e Vr/Pd. Tanto paga Pantalone e chi decide, anche in difformità alle leggi, non paga mai. I contratti restano e i ministri transitano mentre il Paese affonda.

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