No Tav Terzo Valico – Alluvione: per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti

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da notavterzovalico.info Scriviamo queste righe con tanta, tantissima rabbia. Dopo Genova l’alluvione è arrivata in basso Piemonte. L’emergenza è ancora in corso ad Arquata, Serravalle, Novi, Pozzolo, Gavi. In molte cittadine della Valle Scrivia l’acqua non è potabile, vi sono decine di frane, strade e linee ferroviarie interrotte, famiglie evacuate, scuole chiuse, cantine, negozi e case invase da acqua e fango. Le televisioni ci stanno raccontando che la colpa sia delle abbondanti piogge cadute da ieri sera. Certo, sappiamo quanto è piovuto, ma sappiamo anche che nessuno è stato avvisato dell’imminente pericolo e sappiamo che la colpa non è della natura, ma dell’uomo che non sa convivere con essa. Quanto cemento è stato usato in questi anni restringendo i normali alvei di rii, ruscelli, torrenti e fiumi? Quanti soldi sono stati impiegati nella prevenzione e in tante piccole opere utili di messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico?

Per capire meglio quale sia la filosofia di chi governa e ha governato il nostro paese basterebbe prendere ad esempio il tanto sbandierato decreto Sblocca Italia. Miliardi per le grandi opere, le briciole per il dissesto idrogeologico. Renzi si sta arrampicando sugli specchi per provare a far passare l’idea della sua totale innocenza rispetto a quanto sta avvenendo. Dicono che la colpa sia della burocrazia (quindi colpa loro), ma omettono di ricordare che governano la Liguria, Genova e i paesi del Basso Piemonte da decenni, con solo qualche rara eccezione. Parlare del potere nelle zone colpite dall’alluvione significa parlare del Partito Democratico e del modello di sviluppo a base di cemento che ha imposto sui nostri territori.

Crediamo di non essere gli unici ad aver notato come i territori colpiti dall’alluvione, da Genova a Gavi, passando per Arquata, Serravalle, Novi e Pozzolo siano gli stessi territori in cui il Governo, con l’assenso degli amministratori locali, vorrebbe costruire il Terzo Valico. Oggi è forse ancora più evidente di prima quanto sia una vergogna pensare di spendere 6,2 miliardi per un’opera pubblica inutile e devastante per l’ambiente in un territorio fragilissimo dove ciclicamente bisogna piangere morti e fare la conta dei danni. La natura è tremendamente beffarda e a modo suo ha messo in risalto questa contraddizione: il Freccia  Bianca deragliato a Genova a causa di una frana proveniente da un cantiere del Terzo Valico, la frana alla Crenna proprio davanti al cantiere di Serravalle e gli alberi abbattuti che hanno bloccato l’accesso al cantiere di Radimero ad Arquata.

Come sta già avvenendo a Genova la prima cosa a cui penseranno gli attivisti No Tav dei comitati piemontesi sarà quella di uscire di casa, mettere gli stivali e dare una mano ovunque ve ne sia il bisogno. Dal giorno dopo però bisognerà puntare con ancora maggior forza il dito indice contro i responsabili, contro quelli per cui la priorità per le nostre terre sarebbe la costruzione del Terzo Valico, contro chi è complice e parte integrante di una classe politica responsabile di quanto sta accadendo in queste ore.

Sabato ci sarà un’importante manifestazione a Genova, altre dovranno seguire. La pazienza è finita, bisogna utilizzare i soldi pubblici per la tutela della nostra terra e bisogna rinunciare definitivamente alla costruzione del Terzo Valico. Vogliamo quei 6,2 miliardi di Euro per le nostre terre, ma vogliamo che siano i cittadini a decidere cosa farne.

“…per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti…” cantava l’indimenticabile Faber.

Riportiamo di seguito un articolo tratto da ilmanifesto.info 

Strade alla­gate, frane, fiumi eson­dati, fra­zioni iso­late, scuole e reparti ospe­da­lieri chiusi, via­bi­lità in tilt. L’alluvione «scol­lina» e, dopo aver col­pito dura­mente Genova e la Ligu­ria, sor­passa gli Appen­nini e arriva nel sud-est del Pie­monte, in pro­vin­cia di Ales­san­dria. Altra acqua, nuovi pro­blemi. La piena riguarda i bacini di Scri­via, Curone, Bor­bera, Orba e affluenti.

In totale, sono 23 i comuni coin­volti nell’area cri­tica, col­pita dalla forte per­tur­ba­zione pro­ve­niente della peni­sola ibe­rica. A Gavi, dove ieri mat­tina in sei ore sono caduti addi­rit­tura 380 mil­li­me­tri d’acqua (92 in una sola ora, dalle 7 alle 8), 30 per­sone, che risie­dono nei pressi del tor­rente Lemme, sono state eva­cuate e hanno tro­vato rifu­gio nella pale­stra della scuola ele­men­tare. Mezza Novi Ligure, ieri, era alla­gata, l’acqua non è pota­bile da oltre 3 giorni e sono stati chiusi i sot­to­passi; invasi i locali della ria­ni­ma­zione e della radio­dia­gno­stica dell’ospedale San Gia­como ed alla­gati i magaz­zini, ren­dendo così inu­ti­liz­za­bili le der­rate ali­men­tari. I pazienti sono stati tra­sfe­riti in altri reparti e quelli, pros­simi al rico­vero, dirot­tati ad Ales­san­dria. Il sin­daco di Novi, Roc­chino Muliere, parla di situa­zione dav­vero cri­tica, di un’emergenza non attesa o almeno non di que­ste pro­por­zioni: «Le pre­vi­sioni meteo non erano così allar­manti, non ci aspet­ta­vamo tale disa­stro». Ad Arquata Scri­via, una casa è stata coin­volta da una frana, ma for­tu­na­ta­mente la fami­glia all’interno è riu­scita a met­tersi in salvo. A Ser­ra­valle Scri­via è stato, invece, chiuso il gigan­te­sco Outlet dell’abbigliamento, non-luogo meta­fi­sico per eccel­lenza, dove ogni giorno appro­dano migliaia di clienti anche con navette da Milano e Torino.

Oltre all’Ovadese — dove è stata bloc­cata la linea fer­ro­via­ria Ovada-Genova, è eson­dato lo Stura e sono crol­lati due ponti in una strada minore di Lerma — i comuni più col­piti sono Gavi, Arquata, Ser­ra­valle e Novi. Caso vuole che siano pro­prio le quat­tro prin­ci­pali loca­lità pie­mon­tesi inte­res­sate dal con­te­stato pro­getto del Terzo Valico, la linea ad alta velocità-capacità tra Genova e Rivalta Scri­via (vicino Tor­tona). Con­si­de­rato finora prio­ri­ta­rio dal par­tito delle lar­ghe intese e delle grandi opere, inviso, invece, alla popolazione.

«Oggi è forse ancora più evi­dente di prima — sosten­gono i comi­tati No Tav, pronti a met­tersi gli sti­vali per risol­le­vare il pro­prio ter­ri­to­rio — quanto sia una ver­go­gna pen­sare di spen­dere 6,2 miliardi per un’opera pub­blica inu­tile e deva­stante per l’ambiente in un ter­ri­to­rio fra­gi­lis­simo, dove cicli­ca­mente biso­gna pian­gere morti e fare la conta dei danni. La natura è tre­men­da­mente bef­farda e a modo suo ha messo in risalto que­sta con­trad­di­zione: il Frec­cia Bianca è dera­gliato sabato a Genova, a causa di una frana pro­ve­niente da un can­tiere del Terzo Valico; l’attuale frana alla Crenna, loca­lità di Ser­ra­valle, è avve­nuta nei pressi del can­tiere dell’opera; gli alberi abbat­tuti hanno, poi, bloc­cato l’accesso al can­tiere di Radi­mero ad Arquata». Il decreto-legge Sblocca Ita­lia ha stan­ziato 200 milioni di euro (molti meno rispetto alle ini­ziali pre­vi­sioni) per il Terzo Valico. Anche se ora, forse, le prio­rità dovrebbe essere altre: dis­se­sto idro­geo­lo­gico in pri­mis.
Ieri, i Vigili del Fuoco hanno impe­gnato 60 squa­dre nel soc­corso alle per­sone nelle zone più col­pite. A Costa Vesco­vado, nel tor­to­nese, 150 per­sone sono rima­ste iso­late nella fra­zione Saliz­zola. L’autostrada A7 Milano-Genova è stata chiusa tra Busalla e Vignole. Ad Ales­san­dria, a scopo pre­cau­zio­nale, il ponte sul Bor­mida. La Pro­vin­cia chie­derà lo stato di cala­mità per le zone col­pite dell’alluvione. Lo ha deciso la neo pre­si­dente, Maria Rita Rossa, che ieri ha effet­tuato un sopral­luogo con l’assessore regio­nale ai tra­sporti Fran­ce­sco Balocco. L’Arpa pre­vede «una gra­duale atte­nua­zione dei feno­meni». Oggi è, comun­que, atteso nei comuni ales­san­drini allu­vio­nati il pre­si­dente della Regione, Ser­gio Chiam­pa­rino. Per il Pie­monte le allu­vioni sono un tri­ste déjà vu: sono, infatti, pas­sati 20 anni da quella più tra­gica, nel 1994, con i suoi 70 morti. E tanti pro­blemi sono, in buona parte, ancora irrisolti.

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